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Jean-Paul Sartre - L'attualità’ della filosofia
Conversazione di C. De Bartolomei

Castiglione del Lago
26 Gennaio 2001

L'attualita’ della filosofia
Stiamo affrontando le vite di vari personaggi vissuti in vari secoli, di alcuni condividiamo delle cose, di altri non le condividiamo, però, in ogni caso, tutti questi personaggi hanno dato molto alla storia ed alla rivoluzione dell’umanità.
Molti di loro sono presi da eventi di carattere meraviglioso, eventi fantastici... (abbiamo visto la volta scorsa la vita del Che Guevara, una situazione di “darsi” completamente fino alla morte).
Noi crediamo profondamente che un pensiero e la storia dell’umanità, vadano avanti attraverso tante persone che in vari secoli portano avanti questa idea.
Uno di questi personaggi, forse il più contraddittorio, ma più interessante a mio parere è Jean Paul Sartre. Addirittura quando si parla di Sartre, si parla di un’epoca, che sta ritornando dopo tanti anni... (lui è morto nel 1980).
Chi è Sartre innanzitutto?
Sartre nasce nel 1905 a Parigi, e a due anni perde il padre (fatto di notevole importanza che non va tralasciato)... è chiaro che in lui c’è tutta una genetica di carattere animico molto particolare... non è che se uno perde il padre diventa Sartre! Un evento pari a a questo è come una spinta attraverso dolori, dispiaceri e mancanze. Lui dice, infatti, che la fonte del desiderio nasce da un senso di “mancanza” che si portano dentro...
A due anni dunque gli muore il padre, viene allevato dagli zii, studia nella scuola superiore di Parigi, lì conosce tra l’altro Simone De Beauvoir che fu la sua compagna, con la quale ebbe un rapporto molto particolare (di cui faremo appena cenno per far capire che cosa vuol dire un rapporto tra due persone di questo livello). Simone De Beauvoir scrisse infatti un’opera in quattro volumi dove tratta della storia e dell’evoluzione della donna nei secoli “Il secondo sesso”.
Sartre riprende un tema del Rinascimento, che vediamo anche trattato da Pico Della Mirandola... il discorso dell’esistenzialismo. Che cos’è innanzitutto l’esistenzialismo?
L’esistenzialismo è un discorso apparentemente semplice: prima dell’Essenza c’è l’Esistenza... ma in questa semplicità c’è un fatto profondo... poiché l’Essenza viene “dopo”, cosa c’era prima? Soltanto l’esistere!
Ed ogni esistenza - dice Sartre nel libro “La Nausea”- “nasce senza ragione... si protrae per debolezza... e muore per combinazione”...
C’è un aspetto preciso, è come se l’uomo secondo la teoria esistenzialista (“L’essere ed il nulla” 1943) viene gettato nella vita... vive ad un certo punto... esiste... per cui non c’è nessun riferimento ad una idea superiore, nessun riferimento ad un Dio, nessun riferimento ad ideali. C’è una netta contrapposizione tra l’idealismo di Platone e Plotino e di Croce nel ‘900, e questa tendenza positivista, esistenziale e nichilista... Dostojevski e Nietzsche erano personaggi di questo tipo... così Kierkegaard, Pascal, Heidegger che fu anche un filosofo del nazismo...
L’uomo esiste... non c’è un perché... non c’è una causa... ma neanche per caso... ad un certo punto comincia ad esistere e man mano che vive si pone e si scioglie e comincia ad essere attraverso il fare... tu sei in quanto fai!
C’è un filosofo francese del ‘700, Cartesio, che fonda il suo pensiero sulla frase precisa “...cogito ergo sum...”
Molti dicono che questo condizionò tutto il pensiero francese, ma Sartre non è nemmeno d’accordo sul “cogito”...
Sartre dice “...in quanto io penso ho creato una categoria superiore in base all’esistenza, ho creato un modo di comprendere, ho creato il modo di iniziare una coscienza... “...esisto in quanto sento...” dice Sartre. Mentre il razionale è soltanto una situazione di riflesso dell’esistenza, le sensazioni e le emozioni danno direttamente il senso dell’esistenza. Ma cosa vuol dire questo? Vuol dire che l’uomo è libero, è essenzialmente libero, non ha schemi a cui riferirsi, non ha un dio, non ha delle leggi, non ha una morale. Addirittura Nietzsche arriva a dire che non esistendo dio tutto si può fare, non c’è bene e non c’è male, non c’è giustizia né ingiustizia.
Sei libero e devi esprimerti nella tua libertà a 360 gradi.
Quando scrisse questo libro era il 1943, era già iniziata la II Guerra Mondiale, a cui lui partecipò inizialmente come francese nella “linea Maginot” da dove scrisse a Simone De Beauvoir, che lui chiamava “il castoro” (soprannome probabilmente per i denti in fuori che aveva questa donna) “...sono qui che getto palloncini in aria...”.
Viene preso prigioniero e dopo il rilascio partecipa alla resistenza francese contro i tedeschi.
Ma tutto questo lo porta ad una consapevolezza molto particolare; c’è una estrema ed incredibile libertà dell’uomo che crea la nausea: “...il mondo, questo grosso essere assurdo, non ci si può domandare da dove viene, da dove esce, non ha senso, ma il mondo è dappertutto, striscia intorno a noi, ma il mondo è per noi incomprensibile...” anche se noi creiamo la coscienza di noi e dell’io, questa coscienza ci permette per noi stessi di comprendere le cose, ma mai entrerà in simbiosi e sintonia con le cose stesse e con la realtà esterna.
Ci fu un filosofo, spesso sottovalutato dai testi, Leibnitz, quello delle famose “monadi”... il quale parla dell’impossibilità di comunicare.
Qui è diverso, è ancora più forte: c’è l’impossibilità di comunicare e di entrare in contatto con ciò che è realmente oggettivo, ciò che è oggettivo è immutabile. Per cui noi possiamo ubriacarci o creare dei popoli, è la stessa identica cosa, perché l’importante è fare ciò che la nostra libertà ci permette di realizzare. E’ chiaramente un principio estremamente ateo, laico, angoscioso... in tutto l’esistenzialismo c’è questa angoscia di fondo, angoscia di essere soli nell’universo, ma non solo di essere soli, angoscia del non sapere perché ci stiamo, se non attraverso ciò che noi facciamo, che destiniamo a morire... “...la coscienza è sempre coscienza di qualcosa...” di qualcosa che però non è la coscienza, la coscienza non è mai in contatto per sé e per gli altri.
1943, fine della guerra, Austchwiz, sono le grandi situazioni dolorose che danno indubbiamente forza a questo pensiero.
Se voi foste stati a Roma nel 1950, avreste trovato un movimento esistenzialista tipo questo, che vestiva con maglioni scuri, abito scuro, pantaloni scuri, frequentava alcuni bar come “il Baretto” a piazza di Spagna, dove si andava a bere e a discutere del perché della vita, e non c’era risposta a questo perché se non la vita stessa, esisti in quanto fai. E’ una situazione molto nichilista.
Dal 1950/51 Sartre entrò in contatto con una visione politico-sociale delle cose, ossia quello che era il marxismo.
“...In quanto esisto quale è la mia funzione?” La mia funzione è quella di esistere affinché anche gli altri esistano, l’estrema libertà dell’uomo deve far sì che tutti siano liberi, che tutti debbano poter condividere questa libertà.
Nel 1963/64 lui scrisse un libro “L’esistenzialismo è un umanesimo” ossia un nuovo umanesimo che nasce.
I filosofi esistenzialisti non si riconoscono in questa visione e ritengono Sartre estraneo, mentre lui diventa politico e non più un filosofo, filosofo esistenzialista.
Dentro di lui però c’è una grossa carica (che gli deriva dalla sua esperienza di coppia) una apertura verso gli altri, una apertura ricevuta dal marxismo.
“La coscienza dell’uomo si forma attraverso la produzione e riproduzione dei beni...” dice Marx, sei cosciente in quanto tu vivi in una situazione di beni che si producono e riproducono, tu in quanto bene, tu in quanto evento... è proprio qui che si forma la coscienza di classe. Si arriva così ad una alleanza ideale con il mondo marxista.
Del marxismo lui sposa questa tesi, ma rifiuta le tesi di Engels secondo cui nella contrapposizione di classe a classe si crea l’evoluzione dell’umanità. Lui rifiuta questa tesi (prima Hegeliana e poi di Engels) in quanto troppo fatalista, poiché se accettassimo questa tesi, dovremmo sposare una legge della dialettica che secondo Sartre non esiste. Tu esisti e vivi in quanto fai una cosa, domani potrai fare una cosa anche contraria, secondo quello che ti senti di fare... alla fine tu muori per combinazione... perché devi morire. Non è nemmeno importante quello che fai, devi vivere in questo modo. Sartre non conosce evoluzione (al contrario delle tesi di Engels), l’esistenzialismo non conosce evoluzione... esiste solo il fare... questo grande ed enorme discorso del fare...
La vita di Sartre nel frattempo si svolge in una situazione di coppia molto particolare, conosce Simone De Beauvoir ed insieme conosce moltissime altre donne. Nei “Diari di guerra di J.P. Sartre” pubblicati pochi anni fa, lui raccontava a Simone De Beauvoir gli incontri che aveva con altre donne. Tra loro ci fu anche un “ménage à trois” un periodo di convivenza con una attrice, Simone De Beauvoir convisse con uno studente distante da Sartre, ma tra loro c’era questa grossissima e grandissima intesa dell’esistenza.
Certo... lui fu un uomo che sollevò molti interrogativi. Nel marxismo infatti lui arrivò al punto di giustificare lo Stalinismo, perché era bene che gli operai non conoscessero certe situazioni in Unione Sovietica, perché altrimenti si sarebbe spenta o depauperata la lotta di classe.
Nel 1956 dopo la rivoluzione ungherese, lui iniziò un certo distacco dall’Unione Sovietica, ma non un distacco dal marxismo o dal socialismo reale (non esiste un socialismo che non sia “reale”).
Andò a Cuba, ci fu l’importante incontro con il Che, e di cui Sartre disse “...ho incontrato quasi l’eroe perfetto...” è sbalordito da quest’uomo, da quest’eroe, dalla quasi perfezione di quest’eroe...
Sartre lo ammira e appoggia il castrismo, e lo appoggia non solo dal punto di vista ideale... tutti dicono “Castro è un dittatore” lui non è d’accordo su questo... lui persegue lo scopo che il marxismo con tutti i suoi limiti aiuta l’umanità.
Piano piano la notorietà di Sartre viene a scemare, proprio nel momento in cui si allontana da una concezione marxista, da un marxismo applicato alla storia. Viene accusato di altre situazioni, si incontra a Parigi con Breschnev, chiedendo la libertà per coloro che erano nei lager e nelle prigioni politiche, man mano perde la vista, diviene completamente cieco, e muore tranquillo. Colui che ha annientato nelle sue idee Dio, l’ateo per eccellenza, muore tranquillamente, avendo vissuto una vita come lui voleva, un esistere spesso contraddittorio... questo credersi e ricredersi, questo andare da una parte e poi dall’altra... “...questa è l’esistenza... non abbiamo degli schemi prefissati, non abbiamo degli ideali prefissati, non esiste un dio, e se dio non esiste - dice Sartre- tutto è permesso...” perché l’uomo nella sua grande libertà ha la responsabilità della scelta.
E’ un discorso enorme questo, c’è una libertà assoluta e completa, tu hai la libertà della scelta, tu devi scegliere, sei obbligato a scegliere (discorso anti-buddhista per eccellenza) tu scegli ed hai la responsabilità di questa scelta.
E’ interessante notare come lui cominciò il suo percorso filosofico attraverso uno studio di un certo tipo di psicologia, la psicologia della Gestalt che è basata non sulla la ricerca della psiche ma sulle Gestalt appunto, ossia agisci formalmente in certe cose... agisci e ti riconosci nell’azione.
Non c’è in Sartre un discorso sulla psiche, né in senso freudiano tanto meno junghiano. E’ come se le cose non venissero memorizzate e di conseguenza non condizionano l’azione successiva.
Secondo Sartre il discorso sulla psiche ed il condizionamento della coscienza, è un discorso di malafede, chi porta avanti queste giustificazioni è in malafede.
“...Posso giudicare un uomo dicendo che è in malafede. Se abbiamo definito la condizione dell’uomo come libera scelta senza scuse e senza aiuti, chiunque si rifugia dentro la scusa delle sue passioni e chiunque inventi un determinismo è un uomo in malafede...”
Quando Aristotele parla dell’anima come “tabula rasa” dice essenzialmente la stessa cosa... sono tesi molto antiche... molto grosse... in parte vere!
Io compio un’azione... oppure quest’azione è nociva e non la posso compiere... non dico che non la compio perché non sono libero... accampo delle scuse... mille e mille scuse... barriere che l’uomo crea alla sua libertà di agire ed alla sua libertà di essere... una persona libera a 360 gradi è una persona che segue essenzialmente la sua natura...
Heidegger dice una cosa molto importante: “...per esistente intendiamo ciò che è puramente presente e dato, per cui solo la realtà umana è esistente, non dio...”
Se voi pensate un attimo alla matematica “quanta” in cui non esiste l’unità ma esiste un campo di azione, un rapporto di forze, un campo di possibilità che una cosa avvenga e non avvenga, significa che non siamo distanti da questa concezione. Quando Heidegger dice questo, parla di una realtà umana che gira, intende proprio questo, ovvero una realtà nella quale io sono dentro per combinazione e dove alcune cose possono o non possono avvenire... un grosso discorso fatto negli anni ‘35/40.
E’ certo che tutto il discorso della morale con Sartre viene a cadere completamente, la morale è un fatto individuale, non esiste una morale collettiva... hai coscienza di questo? Vai! Tutto è permesso!
Ci fu un filosofo cristiano protestante, Kierkegaard il quale basò la salvezza dell’uomo su di un fatto individuale, diceva di seguire una morale che fosse individuale, non esiste una salvezza collettiva ma solo individuale... esiste una salvezza individuale nella misura in cui l’uomo sceglie per conto suo e fa certe cose... nel momento in cui tu scegli la responsabilità della tua salvezza o meno questa è nelle tue mani.
In Sartre non c’è un discorso di salvezza ma solo di azione. Si rifà a Pascal, un Pascal che andava per paradossi...
Dio esiste in quanto tu pensi che Dio esiste... la mente ed il corpo sono in contraddizione tra di loro ma sono allo stesso tempo la stessa cosa... Un maestro indiano Osho, sosteneva la stessa cosa: dobbiamo ragionare per paradossi affinché solo per paradossi comprenderemo la realtà... fin quando diremo questo è giusto perché è giusto, non porteremo mai avanti il nostro discorso e alla fine vi renderete conto che quella non è la realtà, non è la vita, non è la risposta a quello che cercate. Perché la realtà stranamente è un paradosso... già il fatto di nascere e morire è un grande paradosso...
Ecco perché Sartre afferma che vita e morte avvengono solo per combinazione...
Io sfido qualcuno a provare il contrario, a dare la prova scientifica del contrario... la vita è questa... tu esisti ed in quanto esisti cominci ad essere... ci si riconosce in quello che si fa... nei propri desideri... perché crei dio? perché ti manca tutto... crei l’essere perfetto che ha tutto - dice Sartre- in quanto tu uomo non sarai mai Dio...
Dopo la morte di Sartre nel 1980, abbiamo avuto nel mondo un voler dimenticare Sartre, le sue opere ed i suoi libri come “Il Muro” o “La Nausea”, le sue commedie come “La Puttana Dispettosa”... ad un certo punto furono volutamente dimenticate. E’ strano che un personaggio come Sgarbi, improvvisamente presenta un libro di Sartre dicendo che in fondo “...con Sartre bisogna farci i conti...” perché ha la capacità di tirare fuori da noi certe cose, alcune cose che poi noi ammantiamo attraverso un idealismo, che noi poi copriamo attraverso dio, che noi copriamo poi attraverso l’umanità e l’amore... Sartre dice che non è vero nemmeno l’amore... tu vivi in quanto esisti... desideri in quanto desideri... ti piace quella certa donna e vai... te ne piace un’altra e non c’è problema... lui vive la sua vita in questo modo, Simone De Beauvoir vive la sua vita in questo modo. Sono due personaggi estremamente liberi... porto sempre questo come esempio di coppia, perché noi siamo abituati alle coppie sclerotizzate... loro si amano profondamente e portano avanti un discorso profondo di unione che è meraviglioso. Ma c’è una cosa importante: ricordate che in Sartre la cosa importante è la scelta, la responsabilità della scelta.
Dove è che io sento personalmente un limite in Sartre?
Esiste una legge dell’universo, che è ben precisa, che è la legge dell’espansione... è una legge universale... una legge cosmica... una legge scientifica... ed è una legge individuale e morale...
Per espansione intendo la comprensione, vivere a 360 gradi, vivere senza schemi se non negli schemi dell’espansione, - è questo un discorso di affinità tra l’io e l’universo, l’universo e l’io, il tempo e lo spazio dell’universo diventano tempo e spazio del mio io.
Certo che se io mi limito ai miei 70/80 anni di vita, io mi rendo conto che la mia possibilità è molto limitata, ossia limitata sia nello spazio che nel tempo. Ma quella che è la mia aspirazione a volere conoscere, conoscere vivendo, vivendo l’esperienza, l’esperienza che forma la conoscenza... da qui nasce la coscienza e la conoscenza.
Non ho una coscienza cattolica, cristiana, oppure una coscienza di classe, ma una coscienza di me stesso che mi sperimento ed attraverso questa sperimentazione prendo coscienza del mio grande desiderio di espandermi... del mio grande desiderio dell’eternità. E’ molto simile a quello che è il cosmo, è molto simile a quello che è un principio cosmico. Questa diretta unione tra me ed il cosmo e le sue leggi, è in sintonia.
Vi è una seconda situazione: ma se io mi espando... se porto la mia libertà... la mia libertà si espande a 360 gradi... ed allora non posso non condividere la scelta, la vostra scelta di vivere a 360 gradi... non posso giudicare se quello è giusto o sbagliato... quello esiste... tra me e quello si crea un rapporto, un rapporto di forze precise. Di conseguenza il secondo assioma è che io devo rispettare la vostra libertà pur non comprendendola... voi dovete rispettare la mia libertà pur non comprendendola... non posso comprendere la vostra esistenza - e qui sono d’accordo con Sartre - non posso comprendere il vostro gusto nel bere un bicchiere di vino o nel fare l’amore... voi non potete comprendere il mio gusto nel bere un bicchiere di vino o nel fare l’amore... io debbo rispettare questo in voi, voi dovete rispettare questo in me, perché è un corollario della libertà in senso assoluto. Nel campo sociale, approvo pienamente il discorso di Sartre, ovvero tutti gli uomini debbono avere la possibilità di espandersi, senza alcun condizionamento, altrimenti la libertà assoluta che desidero e propagando, e che voglio vivere, gli altri non la possono vivere, e se gli altri non la vivono non è importante per gli altri, è importante per me, perché Sartre giustamente dice “...la tua azione anche personale si riflette nel campo cosmico, si riflette anche per gli altri...”
E’ chiaro che se io costringo un altro a non vivere la sua libertà, non solo condiziono l’altro, ma ho condizionato me stesso, perché sono proiettato al condizionamento dell’altro.
Pitagora usò un termine molto grosso al tempo: tutto ciò che non è sferico non è divino... poi scoprirono l’ellisse ed i seguaci di Pitagora rimasero sbigottiti e non dissero la verità... per centinaia di anni non divulgarono la scoperta che avevano fatto, poiché sembrava contraddire ciò che aveva detto il maestro.
Nietzsche addirittura dice una frase tremenda: non vi fate illusioni sul cosmo, non c’è armonia nel cosmo, questa è soltanto una pura illusione... volete l’illusione? sarete delusi! Volete la speranza? sarete delusi! Perché mai nessuno di voi potrà conoscere e superare l’illusione...
Io dico di no! Dico che attraverso l’evoluzione della nostra esistenza, attraverso l’evoluzione di noi stessi, noi possiamo raggiungere, non la conoscenza del cosmo, ma comprendere esattamente che siamo nel cosmo ed il cosmo è in noi. Questo non è un discorso di carattere teologico, non è un discorso che interessa dio, perché io dio non so nemmeno chi sia, se non attraverso delle cose che insegnavano a catechismo...
Se noi vediamo che esistono queste due leggi precise che sono la legge dell’espansione, e il rispetto della libertà altrui e della libertà di noi stessi, noi comprendiamo delle cose importanti... questi sono due binari sul quale la mia esistenza in quanto libera deve vivere... non posso aver creato io uomo queste cose nel cosmo... non posso aver creato io queste leggi che sono universali, però io vivo queste leggi... per cui prima dell’esistenza esistono queste due leggi... chiamatele come volete queste due leggi, però esistono prima di me... perché è un fatto... è un fatto al quale mi devo ricollegare... è un fatto che ha delle profonde ripercussioni sulla mia vita personale... io devo sperimentare tutto quello che posso nella mia vita... se non posso in questa vita vivrò altre vite per sperimentarlo, c’è un momento in cui nelle mie varie vite, nell’evoluzione dell’umanità nasce la coscienza... prima è un vivere ed uno sperimentare e poi si ha coscienza di questo... la coscienza mi porta ad una identificazione con l’altro, la coscienza mi porta ad una identificazione con quello che è il cosmo...
Il secondo punto riguarda la sfera sociale: devo far sì che tutti possano vivere la loro espansione. Tutti devono vivere e sperimentare se stessi nella piena libertà, se questo non avviene allora - come dice Sri Aurobindo - c’è il pericolo che io regredisca.
E’ un fatto egoistico in fondo se volete, che tutti gli altri stiano bene, perché altrimenti mi trovo veramente solo in questo percorso... se questi popoli non hanno la possibilità di espandersi, di vivere e di sopravvivere, io continuo a far crescere e generare ciò che è la morte, ovvero la limitazione della vita... io vado verso la vita e se trovo cose contro la vita io debbo eliminarle, attraverso l’azione... ecco dove Sartre mi trova consenziente... ecco perché incontrando Che Guevara lui disse “...ho incontrato l’eroe quasi perfetto...” perché era l’uomo che attraverso l’azione doveva eliminare queste contraddizioni. E’ chiaro che Sartre è un personaggio altamente intellettuale, Che Guevara era un grande politico, un uomo d’azione. Fu reciproca l’ammirazione quando ci fu l’incontro a tre (Che, Simone De Beauvoir e Sartre) il Che Guevara rimase colpito dalla profondità di pensiero di Sartre e Simone De Beauvoir... il Che aveva conosciuto donne importanti...
La donna deve trovare valori suoi personali, e finché non si sbarazza di questi schemi dell’uomo che vengono applicati a se stessa non capirà mai chi è lei... lasciamo perdere cause e motivi...
il Che fu colpito da questa donna, la quale senza gelosie, anche con disperazione, teneva questo legame profondo con il suo uomo malgrado esperienze completamente diverse, e rimase colpito dall’intelligenza di Sartre, piccolo di costituzione ma indubbiamente uomo di fascino, anche se biasimato e colpito dai suoi colleghi drammaturghi e scrittori. Da parte loro ammiravano in Che l’uomo d’azione che poi va a morire. Ma come dice Sartre si muore, in un modo o in un altro, è importante che tu muoia secondo quello che tu hai fatto, questo del fare è importante... perché quando si parla nei gruppi del fare e si dice: lo fai questo? no non l’ho fatto perché mio padre... mia madre... mio nonno... mia zia... psicanalisi... scuse, dice Sartre, scuse!
Allora perché non fai questo si chiede ad un uomo politico? è perché nelle leggi precedenti... scuse! E’ un mondo di scuse, un mondo - come dice Sartre - in malafede, un mondo nel quale voi perdete e noi perdiamo la nostra identità, o almeno non ci permettiamo di trovare la nostra identità, di cercarla fino in fondo. Possiamo partire da questioni di principio cattolico e non cattolico, ateo... ma l’importante è questa ricerca. Non possiamo dire improvvisamente “non abbiamo più schemi” dobbiamo arrivare al punto di non avere più schemi, è un cammino che ci deve portare nello schema della libertà e del rispetto di questa libertà in quanto leggi dell’universo, ma non leggi che inventiamo noi. Queste sono le uniche due leggi dell’universo che conosciamo.
L’universo si espande e noi dobbiamo espanderci, per noi espanderci vuol dire comprensione, vuol dire amore, identificazione con l’altro... ci vogliono anni, vite, vite dopo vite, ma dobbiamo arrivare all’identificazione, rispetto della vita altrui, rispetto dei popoli, rispetto delle conseguenze delle nostre azioni che avvengono attraverso una scelta e la responsabilità della scelta. Noi siamo responsabili delle nostre scelte, lasciamo perdere le scuse... di fronte a dio (se mai c’è dio) niente scuse... Gesù è chiaro nella parabole dei talenti: tu hai dei talenti, portali avanti, falli fruttare, se tu non li fai fruttare non hai scuse, sei un peccatore ( io direi sei un cretino! Ma lui diceva in un altro modo) se tu hai dei talenti devi portarli avanti. Certo che ti scontri con gli altri, ti scontri con i tuoi condizionamenti, con le tue paure, con la tua solitudine... non è questo il problema... si nasce soli e si muore soli, è un fatto molto preciso... non accampate scuse, non siete mai in compagnia di nessuno, neanche quando credete di amare siete in compagnia, neanche quando combattete fianco a fianco per la stessa idea siete in compagnia. L’importante è la vostra azione individuale, la vostra scelta, non in correlazione con le altre, ma in quanto vostra scelta, vostra responsabilità... e come dice il maestro “ama gli altri come ami te stesso” se no lascia perdere, stai perdendo tempo. Questo volontariato di carattere farisaico... bisogna che uno viva la propria libertà ed il rispetto dell’altrui libertà.
Non ho avuto il piacere di conoscere Sartre... probabilmente avremmo pure litigato, però sull’angoscia dell’uomo, sull’incomprensione, l’angoscia e la nausea dell’uomo di fronte all’infinito posso comprendere... e se per un istante voi vi mettete a pensare ad un universo che è sempre esistito, se pensate che non c’è né origine e né fine di queste cose, mentre noi siamo abituati al principio ed alla fine delle cose, del perché e del per come, vi renderete conto che tutto ciò che facciamo è infinitamente piccolo, anche le cose più grandi non hanno nessun valore di fronte a questa immensità... da dove vengo io? tu non vieni... tu sei! Sartre direbbe “tu esisti”... io dico “tu sei” è un poco diverso, esistere vuol dire già limitare l’essere, tu sei e tu esisti in quanto sei... ma che cosa sei? Fai parte di questo grande mistero... quale paradiso, quale inferno... una situazione che parte dal tutto e dal nulla e dove tutto e nulla sono la stessa cosa.


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