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Gurdjieff, Steiner e Don Juan - I maestri del sovrasensibile
Conversazione di Cesare De Bartolomei

06/04/2001
Castiglione del lago (PG)

I maestri del sovrasensibile
Questi tre maestri che oggi affrontiamo, sono dei maestri che hanno delle situazioni in comune. Nonostante possano apparire così diversi l’uno dall’altro, hanno in comune una situazione che è quella dei mondi del sovrasensibile.
Tutti e tre intravedono, vedono e vivono nel mondo del sovrasensibile, dicono in pratica che questa realtà che vediamo è una corrispondenza di un’altra realtà, una copia della vera realtà. Tutti e tre attuano un sistema di veggenza: in Steiner abbiamo un discorso di ipnosi, in Gurdjieff ci sono gli shock addizionali, nel caso di Don Juan oppure Castaneda abbiamo i passi magici. Tutti e tre hanno in comune la danza oltre la musica, l’arte attraverso la danza. In Steiner l’euritmia, la danza dervisch per Gurdjieff ed infine i passi magici di Castaneda, una danza che richiama delle energie del sovrasensibile.

Prima di intraprendere un discorso più approfondito, leggiamo la biografia di Gurdjieff.

1866-1908
Gurdjieff nasce nel quartiere greco di Alexandropol nella Armenia russa, vicino al confine turco. Il padre, Ioannas Giorgiades, in seguito ad un’epidemia che stermina le sue mandrie, diviene un commerciante di legname. Le ultime volontà della nonna morente: "Nella vita non fare mai quello che fanno gli altri". Trasferimento a Kars, il Decano Borsh, della Chiesa russo-ortodossa, si occupa dell’educazione di Gurdjieff. Trasferimento a Tiflis; Gurdjieff conosce Yelov e Pogossian; con quest’ultimo parte per il Kurdistan alla ricerca della "Confraternita Sarmoung". Con il Principe Yuri Lubovedsky scopre una mappa dell’ "Egitto prima della sabbia". Ad Alexandropol si forma il gruppo dei "Cercatori della Verità". Altri viaggi e incontri straordinari: Bogachevsky, Hekim Bey, Karpenko, Skridlov.

1908-1917
A Tashkent, nella veste di "guaritore", per tre anni mette alla prova le conoscenze e i poteri acquisiti; con la ferma rinuncia al loro impiego, parte per Mosca con una missione. Qui e a San Pietroburgo vedono la nascita due distinti gruppi di allievi. Matrimonio con Julia Ostrowska ("un’anima antica") che lo seguirà in tutti i suoi successivi viaggi. Vengono ammessi ai gruppi: l’inglese Paul Dukes, il dottor Stjoernval, Piotr Demianovich Ouspensky, del quale Gurdjieff intuisce le potenzialità leggendo Tertium Organum. Più tardi vi entreranno pure il giovane compositore Thomas de Hartmann e la moglie Olga. Gurdjieff trascorre alcuni mesi ad Alexandropol presso i genitori; si sistema poi ad Essentuki, dove coinvolge una decina di allievi in sei settimane di intensa attività. L’improvvisa interruzione di questo lavoro provoca in Ouspensky l’inizio del distacco dal maestro.

1918-1920
Gurdjieff ritorna a Essentuki dove fonda, con quaranta membri provenienti dai gruppi di Mosca e Pietrogrado, la Società Idealistica Internazionale. Raggiunto dalla famiglia, apprende dell’uccisione del padre ad opera dei turchi. Ouspensky abbandona il maestro. In fuga dalla Russia con quattordici compagni di viaggio, Gurdjieff attraversa la catena montuosa caucasica e raggiunge le coste del Mar Nero; scioglie il gruppo a Sochi e parte alla volta di Tiflis con i coniugi de Hartmann e Stjoernval. Qui si uniscono al gruppo Alexandre Salzmann, uomo eclettico di origini baltiche, e la moglie Jeanne, insegnante di danza. Prima esibizione dei Movimenti al Teatro dell’Opera. Gurdjieff fonda l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo e si impegna nella rielaborazione di The Struggle of the Magicians. Il deteriorarsi della situazione socio-politica impone l’abbandono di Tiflis.

1920-1922
Arrivo a Costantinopoli e trasferimento nella vicina Péra al Black Rose. P.D. Ouspensky ritorna da Gurdjieff e gli chiede di occuparsi dei gruppi che nel frattempo aveva fondato. I due partecipano assiduamente alle cerimonie dei Mevlevi (dervisci turbinanti) di Yuksek Kalderym; nelle vicinanze G. organizza delle conferenze e intensifica il lavoro per il balletto The Struggle of the Magicians. Tramite il principe Mehmet Sabaheddin conosce J.G. Bennett, capitano dei servizi segreti. Chiusura dell’Istituto a Péra; Gurdjieff decide di andare in Germania dove spera di trovare un ambiente migliore: al contrario del resto della famiglia Ouspensky, Piotr Demianovich va a Londra; qualche mese dopo Gurdjieff lo raggiunge. A.R. Orage, M. Nicoll e J.C. Young diventano suoi allievi. I burocrati inglesi gli rifiutano il permesso di stabilirsi nel Regno Unito. Partenza per la Francia.

1922-1926
Sistemazione al castello del Prieuré a Fontainebleau-Avon. Agli allievi russi si aggiungono quelli inglesi che lasciano Ouspensky. Iniziano a ritmi vertiginosi la costruzione della "Casa di Studi" dell’Istituto e i preparativi per le dimostrazioni pubbliche. La scrittrice Katherine Mansfield viene accolta ad Avon, dove morirà a causa della tubercolosi, attirando su Gurdjieff l’attenzione dell’opinione pubblica. Gurdjieff si appassiona alle automobili. Prima europea delle Danze Sacre al Teatro degli Champs-Elysées. Da Essentuki arrivano la madre di Gurdjieff e la sorella Sophie. Primo viaggio in America. Conferenze e rappresentazioni dei movimenti in varie città. Viene fondata a New York la prima sede americana, che farà capo a Orage, dell’analogo Istituto francese. Gurdjieff ritorna in Francia assieme a nuovi allievi, tra cui Margareth Anderson, Jane Heap, Georgette Leblanc e C.S. Nott; con loro l’undicenne Fritz Peters. Dopo un terribile incidente automobilistico Gurdjieff decide di affidare alla parola scritta il suo insegnamento: inizia il Belzebù. Nel giro di un anno muoiono la madre e la moglie.
Successivamente inizia la seconda guerra mondiale e Gurdjieff vive in una situazione estrema a Parigi, dove per sopravvivere si da ad una serie di svariati commerci: dalla vendita dei tappeti, alla vendita dei cibi. Nel 1948 lui crede di poter intraprendere un nuovo corso della sua vita verso l’America ma muore un anno dopo, da solo, in un ospedale parigino.

Di Gurdjieff si è molto detto e molto parlato. Gurdjieff ha avuto anche molti critici poiché non voleva rispettare e non voleva che si rispettassero i condizionamenti. Tutta l’opera di Gurdjieff è basata su di un lavoro di decondizionamento che l’uomo deve fare per riconoscere se stesso. Secondo Gurdjieff l’uomo dorme e dormendo non riesce ne a vedere e ne a capire le cose e continua a vivere in questa situazione di sonno. Questo stato di sonno deve essere fermato attraverso quelli che lui chiamerà shock addizionali. Gli shock addizionali sono molto strani. il concetto parte dalla scala musicale, dalle ottave. Secondo Gurdjieff esiste nell’universo come nella musica, una situazione di toni e semitoni, che si ripetono sequenzialmente tranne che tra il Mi ed il Fa, e tranne che tra il Si ed il Do. Due semitoni che vengono a mancare.
In qualche modo anche l’universo si comporta in maniera analoga. L’energia si espande in maniera totale, fin quando non trova ostacoli esterni: pensiamo ad esempio all’energia solare che devia di fronte alla massa dei pianeti, perdendo forza. Questa dinamica avviene anche nell’opera umana.
Facciamo un esempio: quando voi cominciate un’attività, siete molto entusiasti e quello sarebbe il Do di petto direbbe Gurdjieff, è una situazione di forza. Poi pian piano tutta questa situazione va a scemare, tutto ciò che era in moto diviene insormontabile. E’ come se fosse la mente stessa ad opporsi a questo Do di petto. Ed abbiamo così il Re, dove le cose si fermano. Dopo un grande inizio, si comincia a pensare il contrario della partenza stessa. Solitamente c’è una terza fase che è quella del Mi, dove solitamente l’iniziativa muore del tutto. Soltanto alcune cose per abitudine arrivano al Fa, poiché magari per abitudine vengono portate avanti. Voi calcolate che siamo in un periodo dove nasce tutto quello che è psicanalisi ed analisi del profondo, occultismo: la vita di Gurdjieff va letta in quest’ottica. Secondo Gurdjieff, nella musica, per passare dal Mi al Fa si necessita di quello che lui chiama shock addizionale, ovvero dare un impulso affinché si riprenda la corsa. Il rischio è di far terminare tutto nel sonno. Le stesse dinamiche che avvengono tra il Fa ed il Sol, avvengono anche al Si, il quale necessita di un ulteriore shock per giungere sino al Do.
Ma cosa vuol dire shock addizionale? Dal punto di vista musicale vuol dire dare alla musica una impressione più forte, dare maggiore tono ed aggressività li dove manca, cosi come nella vita delle persone. Quando la vita di un uomo sta scemando, occorre che tutta quella situazione sia aggredita, occorre che lui stesso aggredisca o si faccia aggredire. Generalmente l’uomo tende a dormire, si annoia e va avanti per inerzia, perché non riesce ad avere questi shock.
Nei sui corsi Gurdjieff insegnava a risvegliarsi. Famoso rimane l’aneddoto secondo il quale Gurdjieff, mentre con un suo gruppo si accingeva ad attraversare un fiume che stava andando in piena, lui ordinò lo stop, ovvero diede l’ordine al gruppo di fermarsi immobile nel punto preciso in cui i singoli individui si trovavano. Ci troviamo di fronte ad un fiume in piena, significava che l’acqua saliva rapidamente. Nessuno però doveva muoversi fino a quando lui non avesse ordinato di muoversi. Gurdjieff non andava per il sottile, avrebbe anche potuto non dare il via.
Nella sua indifferenza al genere umano, le persone potevano anche morire!!!
La sua vita è piena di gruppi di lavoro che lui costruiva e sfasciava, poiché si accorgeva che forse non tutti erano in grado di comprendere il suo insegnamento. Tanto è vero che morì solo.
Gurdjieff stentò molto a dare il via, l’acqua continuò a salire, fino a sommergere quasi totalmente i traversanti.
A quel punto Gurdjieff diede il comando, il gruppo ripartì ma molti decisero di abbandonarlo.
Queste persone lui disse, non sanno affrontare quello che è l’ineluttabile. Se tu riesci ad affrontare l’ineluttabile, la stessa morte se volete, voi diventate uomini diversi, uomini straordinari. Gurdjieff sembra che si sia dato il compito di cercare uomini straordinari, addirittura li cercò nel deserto dei Gobi, ricercò comunità di persone, persone che in segreto comunicavano poche cose, gente che aveva superato in silenzio prove di vita e di morte.
Se tu superi queste prove sei degno di sapere e di vedere, come direbbe don Juan, altrimenti sei solo uno che dorme.
Un discorso estremamente brutale ma vero.
Un altro aneddoto su Gurdjieff è il seguente: Gurdjieff, nella sua continua ricerca di uomini straordinari, venne in contatto col famoso fachiro mistico sulla montagna.
Il mistico durante l’incontro prese grossi pezzi di carne che cominciò a mangiare con grossa voracità.
Gurdjieff pensò: ma guarda costui che si spaccia per maestro ed in definitiva non conosce nemmeno le regole di masticare per trentatre volte il cibo.
Il mistico che era in realtà un maestro e che leggeva nel pensiero disse: “amico mio, tu pensi che io stia sbagliando, ma nonostante la mia venerabile età, il mio stomaco è abituato a masticare e non si ammala mai. Il tuo stomaco al contrario che affronta la digestione dopo un lungo masticare, rimarrà debole senza poter abituarsi a situazioni estreme”.
Gurdjieff comprese l’insegnamento perché era uno che voleva comprendere la vita.
Un altro aneddoto risale alla rivoluzione russa, dove lungo un viaggio in treno, infastidito da un altro passeggero che ripetutamente gli chiedeva in che cosa commerciasse, lui rispose dicendogli che commerciava in energia cosmica.
Frase detta nel 1916!?!
Cominciò poi quel famoso esperimento di vita comunitaria, esperimento riuscito con buoni esiti, nel quale riuscì ad unire intellettuali francesi ed inglesi. Le regole erano quelle di alzarsi la mattina presto, di rifarsi il letto, andare nei campi ecc. La comunità doveva essere indipendente ed autonoma rispetto al mondo esterno. Lì giunse Catherine Bosciars, la scrittrice. Giunse con una tubercolosi in stato avanzato. Nonostante il parere contrario di molti Catherine fu accettata in comunità e fu messa vicino agli animali, a contatto con il fiato del bue e delle vacche, che all’interno della stalla potevano trasmetterle del calore. Lei riprese a vivere, ricominciò a scrivere, e non appena in migliori condizioni di salute disse una frase: fino ad oggi non ho vissuto, ho cominciato a vivere solo dopo aver conosciuto il maestro.
Visse lì non più di un anno e poi morì. Ma cosa accadeva in realtà ai suoi allievi?
Abbiamo un libro delle Edizioni Mediterranee che divide gli allievi di Gurdjieff in due grandi fasce: coloro che lo criticavano e coloro i quali capivano il senso del suo insegnamento.
Quale era l’insegnamento di Gurdjieff? Creare consapevolezza attraverso il decondizionamento, creare consapevolezza attraverso le tecniche dello stop, consapevolezza attraverso una certa gerarchia di gruppo, come i gruppi di Torino e Lione ad esempio con dei propri coordinatori. Questi gruppi portavano avanti il discorso della danza, della musica e del distacco dalle abitudini. Gurdjieff creò una sorta di paradosso. Rimasero famose le sue cene dove abbondavano vino e carne che lui stesso cucinava. Tutto ciò creava scompiglio in chi credeva che i maestri dovessero essere magri.
Gurdjieff era prorompente, un grande amatore. lui giocava ed osservava.
Lui riuscì ad asservire a tal punto un gruppo di intellettuali inglesi seduti intorno al suo tavolo, che non appena gettò a terra delle caramelle, costoro si gettarono per terra pronti a prenderle. A questo punto lui sogghignò e disse: voi non avete capito. non dovete prendere queste caramelle, questa vostra azione significa che siete dipendenti da me, e finché sarete dipendenti da me voi non sarete mai svegli, avrete bisogno sempre di qualcuno che vi coccoli, non sarete mai degli esseri.
Tutta questa brutalità forse nasceva dal quel popolo itinerante che erano i Dervishi.
Loro lavoravano sul movimento umano rispetto al movimento degli astri.
In Turchia c’è a tutt’oggi una comunità aperta anche alle donne da qualche anno. Lì troviamo una grande vasca, una piscina al centro ed una cupola dove si vede il cielo stellato, e c’è il movimento intorno alla vasca relativo al movimento degli stessi astri ed attraverso questo stato di trance riescono a vedere le vite future. Lo stato di trans caratterizza anche Gurdjieff, in trans infatti l’uomo ha il risveglio del se, riesce ad essere se stesso, profondamente.
C’è un Sé che si impossessa della persona a livello di coscienza senza alcun aiuto di droghe.
La persona quindi viene presa da questa forza precisa, una forza che Steiner chiama entità ed a differenza di Castaneda che la chiamerà il tempo.
In questa situazione Gurdjieff creò intorno a se molti nemici. In una società attaccata alle abitudini, in una società dove si muore appena si nasce, in una società dove diventa abitudine morire e non vivere, questi shock andavano indubbiamente in contatto con tutto un insegnamento di ordine religioso.
Anche Steiner è molto lontano dai concetti religiosi, perché mentre la religione cerca la massa, creando così un abbassamento dei valori di coscienza, loro ricercano l’individuo.
Ai nostri tre personaggi basta un individuo al quale trasmettere la conoscenza e la verità!!!
Tomarsold è stato un grosso allievo di Gurdjieff, creò a Lione un grosso centro, attraverso musiche.
Battiato stesso è allievo di questo centro, tutto il suo lavoro musicale e di movimento nello spettacolo è studiato con il filtro dervish. Per anni Battiato ha frequentato il centro di Torino, portando avanti una scena di spettacolo diversa da ciò che si vede normalmente. Tocca le anime con la musica, con le parole ed il movimento.
Rimase famoso il primo spettacolo di Gurdjieff in cui i ballerini cadevano in trans e cadevano letteralmente dal palcoscenico e risalivano tranquillamente senza essersi fatti niente. Il pubblico impazziva!!! La danza dervish è caratterizzata come la musica, dalla ripetitività e dalla continuità fino al crollo. E’ molto importante questo concetto.

Introduciamo ora Steiner.
“Sbagliate a trattare il mondo della mente come se fosse soltanto una metafora. E' un altro paese, e tutti abbiamo il passaporto per entrarci”.

Rudolf Steiner (1861-1925)
Nato a Kraljevica in Croazia, visse la sua infanzia in zona di frontiera tra est e ovest. Suo padre fu telegrafista alle ferrovie di stato nella stazione di Pottschach. Benché in un paesino, Steiner fu così circondato dalla moderna tecnologia nascente. Più tardi si convinse che la miscellanea di queste due influenze - la bellezza naturale del posto e la più moderna tecnologia - avesse forgiato il suo carattere facendo di lui un misto di scienziato e di visionario. Si laureò in filosofia a Vienna nel 1891. Grande influenza esercitò su di lui la filosofia della natura di Goethe di cui curò la pubblicazione delle opere scientifiche. Come Goethe, considerava la natura "l’ornamento vivente di Dio" e si opponeva alla tendenza di considerarla un mondo di materia morta. Steiner non aveva riserve preconcette nei confronti della scienza (egli stesso si considerava uno scienziato) ma gli pareva che la scienza dovesse essere liberata dal materialismo.

Il contesto storico
Trasferitosi a Berlino, aderì alla Società Teosofica di cui, nel 1902 divenne segretario generale della sezione tedesca anche se mantenne sempre una certa distanza dalle cosmogonìe un po' bizzarre elaborate da Madame H. P. Blavatsky, fondatrice del movimento.
La Dottrina Teosofica (conoscenza sapienziale del divino) ebbe gran fortuna agli albori di questo secolo. Essa si proponeva di ricondurre l’uomo, prigioniero della nuova visione materialistica e degli ormai consunti dogmi delle chiese cristiane, alle fonti "dell’antica sapienza" (soprattutto orientale). L’accesso a queste fonti era iniziatico ed affidato ad esperienze di tipo medianico. Attraverso queste "visioni personali" doveva essere possibile accogliere le rivelazioni di "Maestri Invisibili": i " Grandi Custodi dell’Umanità" considerati l’origine dell’ispirazione teosofica. In seguito l’influenza di questo movimento scemò a causa delle numerose scissioni tra le quali per l’appunto quella di Steiner nel 1913 e soprattutto quella di Krishnamurti (1929), che sciolse definitivamente "l’ordine della stella d’oriente " in quanto esso, secondo le predizioni, doveva solo "preparare l’avvento di un giovane indù quale nuovo Istruttore Del-Mondo".

Il pensiero
Nel 1913 si staccò dalla Società Teosofica per fondare la Società Antroposofica con sede a Dornach in Svizzera, nel "Goethenaum", un tempio appositamente costruito. L’Antroposofia si distingue dalla Teosofia per il maggior rilievo conferito alla natura e al destino dell’uomo. Centro della dottrina antroposofica è la distinzione nell’uomo di sette principi: il corpo fisico, il corpo etereo, il corpo astrale, l’io, l’io spirituale, lo spirito vitale, l’uomo-spirito. Con la morte il corpo fisico si dissolve, mentre quelli etereo e astrale accompagnano l’io in un periodo di sonno profondo che precede una successiva incarnazione. Il ciclo delle rinascite, coinvolgendo l’intero cosmo attraverso millenni di evoluzione, è destinato a concludersi con "L’Universale ritorno allo Spirito Puro".
Steiner prese da Hudson la teoria delle due menti e dei due emisferi. Il cervello di destra - l’"altro tu" - ha a che fare con le intuizioni, i "significati globali", le forme complessive; è la parte di noi che apprezza la musica e la poesia. Il cervello sinistro studia il mondo al microscopio; è ossessionato dal "qui e ora". Ha a che fare col linguaggio, la logica e il calcolo. L’emisfero destro porta in sé lo "spazio dell’anima", un mondo interiore che Steiner riteneva reale, parallelo e, in qualche modo, ispezionabile. "Per visitare i nostri mondi interiori - anche solo per essere completamente assorbiti da un libro o per ascoltare la musica - dobbiamo perdere l’abitudine di essere sempre all’erta. Dobbiamo acquisire l’abitudine al rilassamento, al mettere da parte le nostre ansie". Steiner era convinto che con l’addestramento chiunque potesse sviluppare la facoltà di vedere questo altro regno dell’essere. Per accedere ad esso occorre sviluppare "la visione interiore": una sorta di "percezione extrasensoriale" che non ha niente a che fare con la chiaroveggenza o lo spiritismo.
Huxley sostiene che ci sono due modi per vivere quello strano continente: le droghe e l’ipnosi. Il metodo di Steiner ha a che fare piuttosto con quest’ultimo. Egli sosteneva di essere una di quelle persone che sono nate colla capacità di "rilassarsi dentro il cervello di destra". Aveva esplorato quel mondo mentale che ciascuno porta dentro di sé: Sapeva che esisteva. E non cessava mai di ripetere ai suoi amici: " sbagliate a trattare il mondo della mente come se fosse soltanto una metafora. E’ un’altro paese, e tutti abbiamo il passaporto per entrarci". I suoi insegnamenti raggiunsero gli angoli più remoti del mondo (egli diede origine a vere e proprie scuole e "scienze applicate": dalla pedagogia alla medicina, all’agricoltura all'economia, ecc.). Scrisse una quantità straordinaria di libri dai titoli più strani e dai contenuti più stupefacenti però la valanga di idee proposte oscurano la chiarezza e la semplicità della sua visione di base che, a tratti e a lampi ci illumina sul suo segreto imperscrutabile. Ma al di là delle pretese della ragione, quello che ci attrae è di essere stati in contatto con una mente capace di questa straordinaria qualità di esperienza interiore.

Opere
Fondamenti di una gnoseologia goethiana (1886), Filosofia della libertà (1894), Il Cristianesimo come fatto mistico (1902), Teosofia (1904), L'iniziazione (1904), Dalla cronaca dell'akasha (1904), I gradi della conoscenza superiore (1905), La saggezza dei Rosacroce (1907), La scienza occulta (1910), Il mondo dei sensi e il mondo dello spirito (1911), Vita da morte e nuova nascita (1913), La soglia del mondo spirituale (1913), Esigenze sociali dei tempi nuovi (1918), Arte dell'educazione (1919),La questione sociale (1919), L'uomo, sintesi armonica delle attività creatrici (1923), Antroposofia (1924), La mia vita (1925).

Già a sette anni Steiner, come racconta nella sua autobiografia, ebbe una situazione di visione e di ascolto fuori dall’ordinario. Secondo Steiner anche gli alberi e le pietre sono entità spirituali.
Aveva sette anni quando incontrò questo nuovo modo di sentire le cose. Nell’incontro con Goethe si rese conto di quanto fosse importante l’arte nella conoscenza del sovrasensibile. Il suo lavoro fu quello di creare insieme alla moglie un’attività che chiamò Euritmia, per ciò che riguardava la musica e la danza.
La sua veggenza era tale al punto che entrò nel mondo della medicina, della pedagogia e dell’occulto.
La società teosofica, la cui sede è a tutt’oggi a Madras, è una società che tende ad unire tutte le religioni in un discorso che parli di dio. Ma non un discorso mentale ma mediatico, ovvero mediato dai grandi maestri occulti. Il maestro della Blavasky era un maestro tibetano vissuto cento anni prima e che lei incontrò nel mondo sovrasensibile, e che gli rivelò le verità attraverso le quali si poteva accedere alle porte del sovrasensibile.
Cosa accadde in Steiner? Lui aveva due situazioni precise che erano Goethe e la sua costruzione mentale e culturale: un croato legato al mondo occidentale!
Lui individuò nel Gesù il personaggio che ha portato una coscienza diversa l’umanità intera. Il Gesù di Nazareth è un Gesù uomo per Steiner, quest’uomo fu impossessato dalla forza Cristica e per questo detto Gesù il Cristo, il Cristo come forza cosmica ed universale che porta da uno stato di coscienza ad un altro stato di coscienza.
Secondo Steiner l'evoluzione dell’uomo avviene attraverso una continuità precisa di reincarnazioni, altrimenti l’uomo non può maturare e ritornare allo spirito puro. Secondo Steiner anche i pianeti sono sottoposti alla legge delle reincarnazioni. Secondo lui infatti la terra sta vivendo la sua quarta reincarnazione, attraverso la quale l’uomo, come essere in evoluzione, vive la costruzione del proprio io.
Dopo il corpo fisico, eterico ed il corpo astrale, c’è l’io, poi ci sarà la coscienza dell’io e poi il contatto con il divino. Perché è importante questo pensiero?
Steiner nacque a fine 1800, c’era un mondo orientale che aveva influenzato le arti e le filosofie, ma non c’era una dimensione scientifica dell’esperienza spirituale. Se non c’è l’esperienza diretta nulla è importante secondo Steiner. L’esperienza avviene attraverso un discorso di contemplazione e meditazione.
Rispetto a Gurdjieff, Steiner girava in un mondo più sobrio, il mondo della contemplazione. Mondo apparentemente più sobrio poiché in stato di contemplazione si poteva incontrare l’aspetto demoniaco dell’individuo stesso.
Un concetto di sapore abbastanza religioso.
Si necessitano così di protezioni da parte di entità che debbono salvaguardarci in situazioni meditative. Lo scopo era quello di creare un uomo nuovo, un uomo che ritorna dall’universale allo spirito puro. Steiner lavorava fondamentalmente sulla parte destra degli emisferi del cervello: la destra soprassiede alla intuizione ed all’arte, e la sinistra è quella che governa la logica e la razionalità.
Lui lavorava soprattutto comprimendo la logica attraverso l’arte, l’intuizione e la visione.
Noi muoviamo due critiche a Steiner: la prima è che non crediamo al fatto che le forze che soprassiedono gli animali non potranno mai evolversi fino ad un livello di coscienza umana.
La seconda critica che muoviamo al suo pensiero è che non crediamo che, una volta sparita la terra, tutti coloro che non hanno raggiunto la loro realizzazione, non potranno realizzarsi mai più e saranno in una situazione eterna di semi-realizzazione, di purgatorio.
A mio avviso queste sono le due grosse lacune in Steiner.
Secondo noi, l’essere umano è fatto anche di metalli e lo stesso granello di sabbia ha una sua individualità, nasce da una forza indifferenziata, la quale tenderà ad acquisire coscienza ed anima attraverso i passaggi dallo stato minerale, al vegetale, all’animale, fino a raggiungere lo stadio dell’umano.
Secondo me poi c’è molto di cattolico in una concezione che prevede un purgatorio ed un concetto di peccato.
Steiner era comunque un grande veggente.
Una delle sue veggenze fu proprio questa: quando la mucca mangerà carne diventerà pazza. Se voi pensate alla mucca pazza dei nostri giorni, capirete lo spessore del personaggio.
Tutto il mondo antroposofico sta scemando, ed una nuova era si aprirà dopo questo periodo di basso impero.
Un altro limite che riconosco in Steiner è quello che voleva a tutti i costi dare un primato alla figura del Cristo, chiaramente è una visione parziale che nulla toglie al veggente, ma non è un insegnamento di carattere totale a mio parere. Una forza divina si incarna dove, quando e come vuole. Come non credo affatto che gli avatar debbano essere tutti indiani. Stiamo attenti a stare troppo negli schemi.
In Steiner il discorso è nella costruzione dell’io che prende coscienza per diventare spirito puro e riunirsi all’universale. C’è una sorta di ritorno, ma non un ritorno ad un paradiso statico e noioso, ma altresì ad una situazione molto più dinamica. Dinamica perché è legata agli astri, ai pianeti ed al movimento delle galassie. Steiner ha la visione chiara di come avvengono le cose. La sua danza soprattutto le cinque vocali della sua danza, esprimono i sentimenti e la fantasia dell’uomo, l’immaginazione, l’intelletto, la ricerca del pensiero e la paura. le mani che vanno verso il basso servono a scaricare le forze negative verso la terra. Tutto ciò significa liberarsi da paure nate da una religione esterna all’uomo.
Ed ecco di nuovo l’individuo che ritorna nel pensiero di Gurdjieff e Steiner.

Il terzo personaggio è Don Juan o Castaneda.
La cosa interessante fu come Castaneda conobbe Don Juan. Castaneda nacque il 25 Dicembre del 1925 in Perù, era un antropologo e parapsicologo e si recò in Messico per conoscere il maestro di cui aveva tanto sentito parlare, un maestro di magia, magia di terra. Lui trovandosi su di un autobus chiese ad un signore se conosceva Don Juan.
Costui non rispose e si allontanò. A distanza di un anno Castaneda conobbe Don Juan e riconobbe in lui la persona che un anno prima non gli aveva risposto. l'insegnamento che voleva dare Don Juan, è l’insegnamento dello sciamanesimo messicano, non tanto legato alla cura quanto legato alla consapevolezza dell’uomo che deve comprendere e capire che il mondo in cui vive è semplicemente una descrizione.
Se tu non riesci a fermare il mondo diceva Don Juan, tu non potrai mai entrare nel mondo dei sogni che costituisce la vera realtà. Questo insegnamento veniva dagli antichi sciamani (prima dell’occupazione spagnola, settemila anni prima). Questi riuscivano a vedere l’energia universale e dicevano che l’energia che è nel corpo umano è la trasformazione di questa energia universale. loro lo vedevano. ed il mondo in cui vivevano era un mondo statico e falso e che questa energia universale veniva all’uomo attraverso un punto basato dietro le scapole a distanza di un braccio, un punto di assemblaggio. Lì l’energia arrivava con mille fili e irradiava tutto il corpo umano, e quando tutto ciò avveniva loro riuscivano a fermare il mondo, a vedere il mondo, riuscivano a comprendere come si sarebbe mossa tutta realtà circostante. Ovvero la realtà era separata, si muoveva rispetto ad un'altra realtà che avrebbe creato questa situazione. In questa situazione di visione realizzavano nel sogno non solo ciò che sarebbe avvenuto, ma sapevano intervenire nella realtà stessa. Loro cominciarono a capire come entrare nella realtà del sogno, che avrebbe creato successivamente la realtà fisica, e sapevano intervenire. Tutto ciò si realizzava attraverso i così detti passi magici, una danza, una tecnica che Don Juan insegnò a quattro discepoli tra cui Castaneda.
Attraverso questa danza loro entravano dal svegli nella realtà. una magia. e loro modificavano la realtà stessa. Castaneda fu criticato poiché fu accusato del fatto che Don Juan era un semplice personaggio di fantasia, solo una creazione mentale. Ma non era importante per castaneda rispondere a certe accuse.
La cosa importante era il distacco.
Esistono secondo Don Juan degli esseri chiamati ciclici che sono come le perline di una tenda cinese, che si incontrano molto raramente, poiché sparsi nello spazio e nel tempo. Quando si incontrano avviene il completamento di ciò che è stato diviso, praticamente avviene un grande stato di beatitudine, il superamento del cercarsi, e l’unione della realtà fisica nella realtà dei sogni. A questo punto si entra in un concetto simile al mondo Indù. E’ chiaro che ci sono delle similitudini, quella di Don Juan è una tradizione antica.
Don Juan non voleva che certe tecniche venissero diffuse. Ma i suoi quattro discepoli, nel rispetto della grandezza dell’insegnamento ricevuto, ritennero opportuno diffondere il pensiero.
Un poco come Steiner che distrusse l’occultismo teosofico tedesco cominciando le sue conferenze, così come Gurdjieff. E’ importante trasmettere ciò che l’intento vuole.
Cosa hanno in comune questi tre personaggi?
Hanno in comune cose ben precise!
Secondo Don Juan, l’uomo è una pedina, non conosce le regole del gioco e deve stare al gioco e finché non entra nella realtà del sogno lui è una pedina e come pedina deve agire secondo gli eventi.
In Gurdjieff, l’uomo è uno che dorme, e se si risveglia capisce come agire.
In Steiner finché l’uomo non sviluppa il sovrasensibile, non puoi conoscere i mondi superiori.
Non dimentichiamoci che in Steiner c’è un discorso di razza, in Gurdjieff c’è il concetto del super-uomo ripreso dal nazismo, in Castaneda c’è una volontà di non apparire mai, c’è la volontà di disperdere la propria immagine.
Solo nell’individuo è la salvezza dell’umanità.
Non pensate che la massa si possa salvare: la massa è massa e finché rimane massa la massa non si potrà salvare. Quando un uomo esce fuori dalla massa, diventa un individuo che va rispettato nel suo cammino.
Esistono delle verità che non possono essere per tutti, delle verità che non possono essere trasmesse, la gente le mentalizza e quando le mentalizza perdono il loro significato. La maggior parte dei pensieri che crearono imperi e grosse civiltà, nascono da queste verità e da questi uomini che sanno.
Gurdjieff è alla ricerca degli uomini che sanno, Steiner vuole creare questa situazione, per Don Juan quattro persone bastano. Noi sappiamo molto di più di quello che pensiamo di sapere, ma ci fermiamo sempre alle porte della conoscenza di noi stessi, e quando siamo tranquilli e sereni ci fermiamo, mentre al contrario in queste persone c’è un continuo risveglio, un mondo in divenire, l’universo è in divenire, l’uomo è in divenire, non puoi fermarti. L’ansia arriva quando non ci si distacca da quello che si è. Se non ci si distacca da ciò che sei non hai la forza per vivere il presente, non puoi entrare nella realtà del sogno di Don Juan, la realtà del sovrasensibile di Steiner, o nella realtà degli uomini straordinari che sanno dice G. Distacco dal quotidiano.
Don Juan disse a Castaneda, dopo quindici anni di conoscenza, disse di trovare il luogo dove piantare una pianta. Lui trovò il posto e piantata la pianta incontrò tre personaggi che gli dissero di dover passare il confine. Castaneda chiese da dove venissero, e loro risposero di non preoccuparsi e nonostante la sua macchina fosse stata tutta piena loro sarebbero dovuti montare con lui ugualmente. Don Juan disse: tu non non hai incontrato tre persone ma tre entità, quando hai trovato il posto giusto tu hai visto le tre entità. Alcuni accusano tale visione come effetti allucinogeni del peyote. Ma questo non era il peyote, il fungo non era sempre usato. Nei passi magici di Castaneda non c’è l’uso del peyote. Se tu ti vuoi conoscere lui dice prendi tutto. Lui vedeva perché ha visto.
Spesso ci perdiamo nell’antipasto senza assaporare mai i resto delle portate.


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