| Conversazione di Cesare De Bartolomei
12 Gennaio 2001
Castiglione del Lago (PG)
...Ho cercato un testo dal quale prendere le parole per aprire questa riunione, ho cercato tra gli scritti di Pablo Neruda, da Julio Caldazar, Juan Rulfo, è stato inutile... ogni volta limmagine del Che sognante nella scuola di Laiguera, reclamava il suo posto, dalla Bolivia arrivano quegli occhi socchiusi e quel sorriso ironico che dicono cosa succede e promettono ciò che succederà. Ho detto sognante... avrei dovuto dire morto... per alcuni è morto... per altri è solo addormentato...
Con queste parole Marcos, vice comandante dellesercito zapatista in Messico, apriva un discorso, una riunione su Che Guevara. Leggerò prima alcuni commenti di alcune persone, perché stranamente questa storia comincia dalla fine, non dalla nascita ma dalla morte. Solo in questo modo noi possiamo veramente comprendere leroe e luomo che è in tutti noi, ossia il mito delleroe che vive nellinconscio collettivo che è in ciascuno di noi.
...Questa notte siamo riuniti per cercare di esprimere i nostri sentimenti verso di lui, che fu uno dei primi e dei più ammirati, dei più amati, e senza dubbio il più straordinario dei nostri compagni nella rivoluzione...
Fidel Castro Ottobre 1967
...Da lui ci aspettavamo tutte le saette della possibilità, ed ora si aspettano tutti, tutte le immagini di un sogno...
Jose Lima
...Non si possono chiedere ordini al mio comandante, continuerà a non rispondere, ha già dato la sua risposta, bisognerà ricordarla, indovinarla o inventare i passi del nostro destino...
un combattente amico del Che
...Sopratutto - dice il Che ai figli - siate sempre capaci di soffrire profondamente per qualsiasi ingiustizia comune contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Questa è la bella e gradita idea di un rivoluzionario...
...Dove sei cavaliere, il più puro cavaliere, il miglior cavaliere, sto accendendo il braciere della guerriglia per lignoto, signore, dellignoto...
da una canzone antica sul Che
...E bello insegnare talvolta ai felici di questo mondo, fosse anche per umiliare per un istante il loro orgoglio, che esiste una felicità superiore alla loro più profonda, più delicata...
Questo è un passo che viene spesso citato dal Che, di Baudelaire.
...La mia casa gira su ruote e si muoverà sempre, i miei sogni andranno verso la frontiera, finché le pallottole lo consentiranno... io ti aspetto amico zingaro, sedentario quando svanirà lodore degli spari...
questa è una lettera che scrisse allamico con il quale aveva cominciato il viaggio.
Il Che nacque nella città di Losario in Argentina il 14 Giugno del 1928, da una famiglia molto particolare. Il padre era un uomo liberale che amava spesso investire nel commercio, ma non aveva lintuito del commerciante, e spesso tutte le sue opere e le sue azioni andavano in quasi fallimento. Ma vicino aveva una donna, la madre del Che, Celia, la quale lo aiutava e lo spronava in continuazione, alla quale lui fu molto grato; questa donna, tra laltro, è la prima maestra del Che.
Il Che era, già dalla nascita, malato dasma; tanto che a volte, durante i combattimenti, questa malattia non gli permetteva di essere in testa. Si racconta che, durante lultimo periodo della sua vita, quando fece il suo ultimo viaggio, fosse solito aggrapparsi alla coda di un asino per camminare e si dice anche che avesse problemi a dirigersi verso la battaglia.
Perché certe persone si muovono, ad un certo punto, da una città e vanno in giro su di una motocicletta, con un amico, alla ricerca della propria identità, in un continente sconfinato come il Sud America?
Questa è la domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi per se stesso: quale sia la nostra spinta e la nostra curiosità ad agire per conoscere profondamente ciò che ci anima, e ciò per cui dobbiamo vivere.
E fu così che il Che, pur provenendo da una famiglia agiata, benestante, più o meno con delle possibilità, si recò con questo amico in un viaggio nel Sud America. E una storia strana con questi personaggi, (lo vedremo le prossime volte), tra loro cè come un filone...
Ad un certo punto, come il Buddha conobbe la povertà e la morte quando uscì dalla famosa città proibita, il Che conobbe la miseria. Fu sconvolto, lui, da studente, da medico, dal lebbrosario. Fu sconvolto da quello che vide in Cile, in Bolivia, dalla povertà. Non ritenne giusto, profondamente, tutto questo, e decise di dedicare la sua vita per sconfiggere la povertà, ed aiutare soprattutto coloro che erano vittime di questa povertà.
E chiaro che ebbe dalla famiglia degli insegnamenti; lo zio del Che partecipò alla guerra di Spagna dalla parte dei realisti, dalla parte della repubblica contro il fascismo, contro Franco, e lui da bambino, già da otto, dieci anni, beveva di queste storie, beveva di questi racconti, di questi episodi di vero e puro coraggio e specialmente di atrocità.
Anzi diciamo che fu proprio questo che lo portò ad iscriversi alla facoltà di medicina, come lui dice, per salvare la vita, le vite delle altre persone, e fu proprio con Alberto Granato che cominciò questo viaggio nel Sud dellArgentina, sul Rio delle Amazzoni, in un lebbrosario, per poi tornare con un serio intendimento: mi devo laureare in medicina per poi ripartire.
Questa laurea in medicina fu presa soprattutto per i genitori, per un qualcosa che era quasi un dovere. Ricordiamoci che il Che era un argentino e questo è molto importante; lArgentina ha molto il senso della famiglia. In questo strano popolo formato da diverse popolazioni, il concetto di famiglia è qualcosa che unisce, e di conseguenza permette la sopravvivenza in un territorio che inizialmente non si sente come proprio e sul quale nasce una storia di tutte le famiglie. Ad un certo punto il Che dice: io parto come soldato (laureatosi in medicina, saluta i genitori) perché ho fatto il mio dovere. Adesso è libero da questo dovere: era il 12 Luglio del 1953.
Nello stesso tempo Fidel Castro, avvocato, laureato in legge, combatteva per le idee liberali contro un dittatore voluto dagli Stati Uniti, Batista, che non permetteva assolutamente uno sviluppo dellisola, uno sviluppo culturale dellisola ma soprattutto non permetteva il formarsi di una certa intellighenzia. Attaccarono la guarnigione di Mukada, il tentativo fallì e Fidel Castro, (questo è molto importante), fu condannato ma riuscì con una arringa da avvocato ad esprimere le proprie idee su quello che succedeva, su quello che accadeva; tre o quattro mesi dopo, il Che arriva nel Guatemala. In Guatemala cera un movimento molto forte, guidato dal governo Arbenz che lottava per il riconoscimento in tutto il Sud America, cominciando dal Guatemala, dellindipendenza dagli Stati Uniti e dalla loro egemonia e controllo sulleconomia sudamericana.
Il Che conobbe lì la prima moglie, Ilda, dalla quale ebbe poi una bambina; Ilda era unesule peruviana che lo cominciò ad istruire su idee marxiste. Il Che, il quale già aveva una propria cultura di carattere rivoluzionario non ancora ben identificata, conobbe e sposò queste idee. Sposò queste idee perché viveva in Guatemala, e vedeva esattamente cosa stava accadendo lì, con il fatto che Jacobo Arbenz, non dando le armi al popolo, scese al compromesso e fu poi destituito. Il Che andò in Messico e conobbe Fidel Castro, sposò Ilda che fu la prima insegnante di marxismo, e come disse anche Fidel Castro: non abbiamo mai avuto un allievo così bravo e così presente nella storia e nella nostra storia di insegnanti. Nel frattempo Castro comincia ad organizzare la rivolta contro Batista, e qui cè una strana storia tra i due, tra Fidel e Che... chi è il maestro dei due? chi è lallievo?
Certamente tra loro nasce una amicizia fraterna, che successivamente verrà attaccata da certa stampa anche di sinistra, che vedrà, quando il Che si recherà in Algeria e nel Congo, una scissione tra i due, cosa che Fidel non aveva mai asserito, ma, anzi, sempre negato. Anche il Che, nel diario scoperto successivamente alla sua morte, afferma sempre la sua devozione a Fidel Castro. Nonostante questo fra i due cè una storia, una storia che ci riguarda, una storia che riguardava anche loccidente e che riguarda tutti i movimenti rivoluzionari.
Quando vince una rivoluzione, dice il Che, bisogna poi saper governare, e Fidel sceglie la strada dovuta e necessaria, (Cuba è unisola, ed essendo unisola il mare la circonda ed a pochi chilometri ci sono gli Stati Uniti, questo potente colosso economico e politico) bisogna rafforzare la rivoluzione.
Il Che non è molto convinto di questo, secondo il Che bisogna creare non una, ma due, tre Vietnam, quattro Vietnam.
Dove cè un popolo oppresso, là quel popolo si deve ribellare... è unutopia... è rimasta una utopia... ma proprio come utopia è rimasta a vivere nel cuori delle persone... Nessuna rivoluzione muore, solo momentaneamente può essere sconfitta.
Quando il Che morì con altri due compagni isolato in Bolivia, tutti hanno pensato che fosse finita la rivoluzione. Ma dopo anni, dopo decenni, ancora oggi la nuova generazione, vede nel Che un eroe, un personaggio duro che non scende a compromessi, neanche di fronte ad una pistola che lo uccide. La sua morte è qualcosa di altamente dignitoso, come le morti di tutti i grandi maestri che poi vedremo, di tutti i grandi uomini. Quando il giovane tenente entrò in quella scuola lontana, da solo di fronte al Che, questi, che era seduto, vide questa mano che tremava. Il Che ormai era molto magro, sui 55-58 chili, con lasma che lo aveva completamente distrutto, e disse: perché non spari? Così impari come muore un uomo...
Il tenente chiese: perché hai fatto questa vita? ed il Che rispose: per gli ideali... e morì con un colpo di rivoltella.
Perché è importante la dignità della sua morte? E importante perché al di fuori dei santi, degli eroi, dei guerrieri, anche degli uomini che vivono nel mondo della realtà, sanno che cè qualcosa oltre la vita, un qualcosa che da origine alla vita: gli ideali. Lideale che ha animato il Che era un ideale preciso: eliminare la sofferenza, dovunque un popolo soffre, noi dobbiamo amare quel popolo perché questo è lunico modo e lidea del vero rivoluzionario.
E così dopo la vittoria a Cuba egli diventò ministro. Era un giovane ministro dalla poca esperienza, soprattutto nel momento in cui, (e questo vedere il momento storico è molto importante), cera un grosso conflitto nel partito comunista tra la Cina e lURSS, tra lo statalismo sovietico e questo strano statalismo cinese, molto aperto ma che aveva allo stesso tempo delle tradizioni antiche come gli imperatori. La Cina come lUnione Sovietica hanno una tradizione imperiale e di conseguenza i loro capi, anche successivamente, sono visti in maniera totalmente imperiale. Ciò spiega il culto della personalità a mio parere di Stalin, ciò spiega anche il vedere il poeta eroe Mao Tze Tung.
Il Che come tutta Cuba, aveva bisogno di importare ed esportare tecnologia, Cuba poteva resistere solo se la tecnologia era avanzata e progredita. Si recò nellURSS perché così fu deciso dal consiglio rivoluzionario, perché fu visto lURSS come una situazione di possibilità di progredire. La delusione fu enorme. Fu enorme perché si rese conto che lURSS non aveva la possibilità tecnologica da esportare a Cuba per farla progredire verso una situazione di competizione con gli Stati Uniti, anzi!
Si rese conto di questo e cercò in Cina, in vari viaggi sia in Europa che in oriente, nonché in India, di avere i partners per lesportazione della canna da zucchero cubana e per la diversificazione della produzione economica a Cuba. Famosa fu la sua frase pronunciata ad un congresso: quando un popolo dipende da un solo compratore, quel popolo è uno schiavo.
I giovani, adesso, non si possono rendere di conto di cosa significassero certe frasi dette nel 1962/63, nel decennio dal 60 al 70; erano discorsi rivoluzionari al tempo, perché allepoca il modello unico, il modello al quale tutti si rifacevano, era quello sovietico. Un discorso di questo genere era un discorso estremamente rivoluzionario allinterno di una rivoluzione!
Ma il Che era molto drastico e molto duro; lui cercava dei partners, ma dei partner che fossero mossi da unidea rivoluzionaria che necessariamente doveva essere estesa ovunque ci fosse un popolo che soffriva. Per questo quando tornò in Russia e fu attaccato non da Krusciev ma da Briesnef, il discorso che fece fu questo: non sono gli ideali marxisti e leninisti che stanno cadendo, che stanno impedendo allURSS di andare avanti, ma è il tradimento di questi ideali da parte di una classe, i burocrati del partito comunista sovietico, che stanno mandando a fondo lURSS. Ossia lui era fedele fino in fondo ai principi marxisti e leninisti, che penso voi conosciate, e vedeva che tutto ciò non era attuato nel gigante, nel socialismo reale, come deve essere chiamato. A proposito di questo la madre, la vera madre, gli scrisse una lettera, una lettera bellissima, sembrava una madre dellantica Roma quando gli scrive: caro figlio - la riassumo a parole mie ñ vedo che sei rimasto solo, credo che il tuo destino sia quello di non avere un letto né un posto dove stare. Ricorda sempre che in Algeria cè un tuo amico, Bendellà, il (successivamente ucciso), che ti aspetta.
LAlgeria era laltro posto dove si poteva veramente dare vita una rivoluzione socialista.
Questa madre fu poi perseguitata e morì in un sanatorio dove era stata imprigionata. Il Che non la rivide più.
Faccio tutti questi salti con la storia della famiglia perché questa è la storia del Che. Il Che viveva la storia come la sua famiglia, viveva la sua famiglia come la sua storia, non riuscendo a distinguere esattamente quelli che erano i suoi fratelli dai suoi compagni di lotta. In una frase molto simile a quella che voi trovate detta da Gesù nel vangelo egli dice: i miei fratelli sono i fratelli che stanno combattendo con me, che dormono con me, che vivono e muoiono con me.
E una frase che Gesù dice nel Vangelo, e tutto questo ci fa vedere il Che in una chiave molto particolare: un personaggio che vive unidea! Quando unidea scende in un uomo, (ed in tutti noi cè questidea, basta risvegliarla!) questuomo necessariamente crea intorno a se un turbine di idee; non è solo carisma, crea storia, che non è cultura, non è erudizione; la storia è qualcosa di diverso, la storia è qualcosa che prosegue attraverso varie generazioni, attraverso vari popoli, la storia diventa genetica della razza umana. E chiaro che un uomo così da molto fastidio, da anche fastidio ai suoi amici ed ai suoi compagni, perché è un critico per eccellenza, è un perfezionista se volete: lui non si arrende. E fu così che nel 1965 scrisse una lettera a Fidel Castro, nella quale lui, che era stato riconosciuto unico straniero nel consiglio rivoluzionario cubano, unico partecipe di un qualcosa che non era suo, essendo lui argentino, dice: restituisco a Cuba la cittadinanza che mi è stata data, torno alle mie origini, non voglio assolutamente che la rivoluzione cubana venga vista di malocchio o tradita da ciò che sto per fare, dal luogo dove sto andando. Fidel Castro lesse questa lettera con grande emozione, ma sapeva che il giorno dopo il Che sarebbe partito per la Bolivia.
Che cosa accadde in Bolivia?... può un uomo così esperto nella guerriglia, può un uomo così esperto nelle azioni politiche e sociali, perdere in Bolivia? Ma qui cè una situazione di un certo tipo. La Bolivia era un paese completamente contadino, analfabeta, con delle casupole distaccate a molti chilometri luna dallaltra. Era difficile creare una situazione di collegamento, solo il partito comunista boliviano avrebbe potuto creare questo collegamento, e fu proprio il partito comunista boliviano che non diede alcun aiuto al Che, anzi, impedì larruolamento di uomini al gruppo del Che Guevara. Tutto il gruppo del Che arrivò a 20 persone massimo, perché il partito comunista boliviano non diede alcuno spazio ad una campagna di proselitismo, non credeva nella rivoluzione. Ossequioso agli ordini di Mosca, non voleva la rivoluzione in Bolivia, non voleva in un certo senso che la gente morisse in quella rivoluzione.
Ma il Che aveva dentro di se un fuoco, un fuoco da artista se volete, non poteva fermarsi. Conobbe una donna molto importante: Tania.
Tania era una tedesca della Germania dellEst, che lui aveva conosciuto nel gennaio del 1966/67 quando era a Berlino, e che si infiltrò nel partito comunista boliviano e che poi cominciò a lavorare lì per creare una partecipazione del Che alla storia boliviana. Tania è una donna molto forte e molto bella, così come dice un combattente del Che. Tra i due nacque probabilmente una storia damore, anche se questo nei libri non è scritto... il Che in definitiva era un uomo, aveva dei figli, amava i figli, amava le donne, era un buono argentino, amava anche il canto. Una volta scrisse alla madre una frase molto bella: oggi mi sento molto tango, perché mi sento molto melanconico, perché sono un uomo del tango.
Se noi non riusciamo a collegare la nascita del Che in Argentina, non comprendiamo la sua natura. Io direi che il Che non poteva non nascere in Argentina, e non poteva non essere un uomo argentino che combatteva per certe situazioni.
Certamente cose così si possono avere anche in altri paesi, in Europa, in Occidente, non è questi il problema. Ma lArgentina è intrisa di nostalgia, una strana nostalgia legata allironia. Il Che era un ironico, sapeva sorridere e sorrise di fronte alla morte, e come morto sorride di fronte al futuro e allaldilà.
Cè una certa ironia nello sguardo della sua morte, uno strano sorriso, un cercare una risposta ad un perché, o forse come dice Marcos aveva già la risposta al perché. Indubbiamente ci fu un tradimento preciso, perché due uomini (Ciro Bustos e Regin De Prè) furono presi dai soldati boliviani, e soprattutto Ciro B tradì i suoi amici disegnando per lesercito boliviano e per i 600 commandos statunitensi, contro 20 persone - pensate cosa vuol dire questo- Questo mi ricorda quando i centurioni presero Gesù, dieci centurie, perché quando un uomo diventa pericoloso, la società che vive in quel momento vuole distruggere il pericolo del nuovo, questo è il punto fondamentale.
Ad un certo punto in una imboscata muore Tania. Io credo personalmente, avendo visto i luoghi dove il Che è morto, luoghi di foresta, luoghi aridi, che il Che sapeva quando sarebbe dovuto morire, quando si deve uscire da questa vita. Gesù ce lo insegna, ce lo insegnano i grandi maestri dOriente, quando si trovano ad una festa e decidono di morire, e perché non gli eroi di occidente, perché non i filosofi ed i saggi di occidente?
Einstein muore leggendo Spinoza, con tranquillità... Il Che aveva compreso che la sua vita era terminata.
I suoi ideali continuano a vivere in lui nel disprezzo della morte, nella dignità di una morte sono anche i suoi ideali.
Perché lideale del Che è un ideale che va oltre lideale politico di una rivoluzione, oltre lideale politico di un partito, oltre lideale politico di uno stato. E un ideale che credo che ciascuno di noi abbia profondamente dentro.
Spesso quando noi vediamo in televisione delle situazioni terribili tipo il Kossovo, io credo che molti di noi piangano di fronte a queste cose, e diciamo dentro do noi: ma perché queste cose avvengono? E allora cosa farebbe il Che in quella situazione? Far sì che certe cose non avvengano... combattere contro certe cose...
Cè chi si sente di andare in motocicletta per girare il Sud America, cè chi si sente di andare a Cuba, cè chi si sente di combattere per le strade, cè chi suona musica contro questo tipo di società, cè chi combatte lotta ed insegna nelle scuole, per vivere una vita dignitosa... anche questa è rivoluzione.
Cè un ideale dentro di noi, cè unidea dentro di noi ed è questo che ci rappresenta.
Jung parla di inconscio collettivo e del mito delleroe delluomo... siamo convinti di questo, siamo convinti perché non è un caso che a distanza di quasi 33 anni, un uomo morto in una piccola scuola lontana, in unaula non da terzo mondo ma da sesto mondo -meta di pellegrinaggio per contadini, come se fosse un santo, questuomo al quale furono mozzate le mani, così le impronte digitali furono mandate perché si sapesse che il Che era morto, perché si era creato il mito delleterno, dellimmortale.
No!?! E' morto il Che... disse la reazione ...ecco le sue mani, ecco le sue impronte...
Un uomo terribile, un esempio, non era tanto lui ma era lesempio, era la fiamma che aveva in lui, che infiammò ed avrebbe infiammato successivamente anche il movimento argentino qualche anno dopo.
La cosa incredibile che a 33 anni di distanza il Che non viene letto, non viene studiato, il Che era anche un poeta, non sapeva tanto scrivere, la sua vita era la sua poesia. A distanza di 33 anni le nuove generazioni vedono il Che, anche sulle magliette non importa... tempo fa mi trovavo a Roma e cerano delle biciclette di fronte ad una scuola con delle calcomanie del Che, cammino verso unaltra scuola e cera di nuovo il Che, non del Padre Pio... ma del Che!
Di un uomo morto 33 anni fa, che lottò in una maniera incredibile per una idea che aveva vissuto con amore, con forza... lui... i suoi amici... la sua donna... sua madre... Perché ci sentiamo vicini al Che? Perché siamo stanchi delle cose comuni, dei compromessi, siamo stanchi del dire: si questa cosa sarebbe giusta però... non si può fare...
Perché non si può fare? Perché non crediamo nellimpossibile? Lui credendo è morto... ma tutti moriamo... tutti moriamo certo... Ma quale differenza tra un uomo che muore in quel modo ed un uomo che muore forse in una certa villa... chi mi conosce sa!!! Nel nord dellItalia! La differenza profonda tra un uomo che crede in un qualcosa, il suo cuore si unisce al cuore degli altri, il suo cuore si unisce alla donna che muore prima di lui... è una tristezza tremenda... Tania è morta, è terminato il percorso... Il Che muore... muore cadendo stranamente come un Gesù Cristo, con la faccia per terra, colpito da questa pallottola.
Oggi, in questa situazione, il perché siamo venuti a Castiglione per questa conferenza e per questo ciclo di conferenze di conversazioni. Forse alla fine dellultima conversazione vi dirò una cosa... Una cosa è certa, noi seguiamo esattamente un ideale preciso, lideale che è nelluomo, fino in fondo, attraverso la vita e la storia di molti personaggi, molto diversi da quelli del Che, diversi da Sartre, Jung avevano tutti un ideale preciso che porta,come diceva il Che, ad una cosa incredibile: per arrivare in cielo ci possono essere cento scale o una sola! Io scelgo quella che è una, quella più lunga, quella più difficile ma è una. Non cento piccole scale, cento piccoli compromessi, ma una scala unica fino alla fine.
E nel testamento per i figli, una frase dice ai genitori prima di partire, perché non li vede: cara madre e caro padre, ricordatevi di tanto in tanto di questo piccolo condottiero del XX secolo. Ed ai figli ripete quella frase che trovo veramente grande: siate sempre capaci di soffrire profondamente per qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo, questa è la più bella e la più importante verità e qualità rivoluzionaria.
La vita del Che la potete leggere sopra tanti libri, ma la cosa importante che egli viva in noi come mito di un eroe... ma nostro, il nostro mito, il nostro eroe, leroe che è dentro di noi, non leroe che è fuori. Nelle scuole, sopratutto nelle scuole, e questa non è una polemica con la scuola attuale, ne con gli insegnanti. Nelle scuole è ora che i Maestri vengano studiati profondamente nei loro ideali, non più nelle cose che hanno scritto o che hanno detto, ma la loro vita deve essere esattamente vista e rivista come se fosse un discorso di critica darte. Analizzate la vita di una persona che sia il Che, che sia Platone, perché nella loro vita è il loro insegnamento, in un certo senso ed in un certo modo, la storia aspetta da ciascuno di noi, presenti e non presenti, un evento. Lasciate una traccia, lasciate una traccia che sia la vostra vita su questa terra... questo è il Che.
|