| Conversazione di Cesare De Bartolomei
02/03/2001
Castiglione del Lago (PG)
Due maestri da occidente a oriente
Schweitzer nacque il 14 gennaio 1875 nell'Alta Alsazia, il padre era un pastore protestante, a sua volta figlio di un pastore organista dell'Alsazia.
Schweitzer è un personaggio stranissimo e cominciando a leggerlo mi resi conto che ero di fronte ad un grande della storia, molto più grande di tanti uomini politici che conosciamo... la sua meditazione ed il suo silenzio erano gli strumenti per divenire grande e toccare il profondo dell'animo umano.
E' un personaggio che rimane anche attaccato ai luoghi... rimane sempre nella zona della Alsazia Lorena fino a ad arrivare a Parigi dove termina gli studi a 18 anni.
Lui ha tre grandi situazioni nella sua vita: l'organo e Bach, la vita di Gesù e la medicina.
Si laurea in teologia, ma rimane sempre attaccato ad una stanzetta dove studiava e non si sposta da questa stanza neanche quando diviene preside di un collegio a Parigi.
Già a nove anni suona l'organo in pubblico: musicista e i suoi studi su Bach diedero una svolta a tutto il mondo musicale...
Riguardo agli organi, Schweitzer combatteva contro tutto quello che era l'industria degli organi stessi, in quanto secondo lui, l'organo doveva essere costruito attraverso un'attività artigianale ed artistica secondo il luogo e secondo l'altezza e l'ampiezza del luogo stesso... lui fornisce addirittura delle misure precise...
Schweitzer suona a 18 anni alla Saint Sulpice di Parigi dove con il maestro organista Widor, arriva all'intuizione che gli alti e bassi presenti nelle composizioni per coro di Bach, sono tali nella misura in cui Bach non fa altro che seguire gli alti e bassi del testo stesso, e non viceversa... intuizione che arrivò nei conservatori... a diciotto anni lui intuì cose che studiosi di musica per 200 anni non avevano capito...
Lui diceva: "...tutto ciò che è semplice ed essenziale, all'uomo spesso sfugge..."
La caratteristica di Schweitzer è quella di vedere ciò che è essenziale, ciò che è semplice.
Nella stessa Vita di Gesù e nella Mistica di Paolo lui essendo logicamente protestante (logicamente nella misura in cui rifiutava il dogma) affermò che tutto quello che era stato scritto su Gesù non era vero, e che la Chiesa stessa ha voluto negare la storicità di Gesù.
Gesù era il Messia ebraico e come tale si rifaceva alla venuta del Regno Divino poiché si era arrivati alla fine dei tempi, in Gesù c'era un atto di disperazione e di speranza classica del giudeo: i tempi sono finiti e ciò che arriverà sulla terra è il Regno di Dio in maniera sovrannaturale...
Era un classico messaggio ebraico riportato in maniera completamente distorta: si è voluto staccare il Gesù storico dal Gesù divino. Il Gesù storico secondo Schweitzer era il figlio di un re, un unto del Signore...
Tutto quello abbiamo ripetuto in questi anni, Schweitzer in qualche modo ci ha preceduto...
E per una Chiesa dove Gesù era il figlio di Dio e la madre era vergine, il suo pensiero rimase sicuramente molto contrastato.
Lui sosteneva che per il Gesù storico la cosa importante era l'atto d'amore verso il Dio
ciò che lui rivaluta era l'idea che stava per finire il mondo
verrà il regno di Dio e chi non si salva dovrà necessariamente percorrere certe strade per salvarsi
In un libro sull'ultima cena, afferma che la cosa importante non era la comunione in quanto mito antico che risale a Melchisedek, ma era al contrario il ringraziamento degli apostoli che si univano materialmente al corpo di Gesù
ovvero il corpo mistico è un corpo reale di sangue e di carne secondo un rito strettamente ebraico.
L'importanza del Gesù era relativa all'amore che si estendeva da lui, ed ecco la novità rispetto a Mosè
questo amore universale nel quale chi si univa a lui, in maniera non simbolica ma mistica in senso carnale, pur non essendo ebreo poteva incontrare Dio.
I padri della Chiesa Cattolica obiettavano a Schweitzer il fatto che in questa maniera Gesù diventava un uomo fallibile...
Al che lui rispose dicendo che lo stesso Gesù nel Vangelo affermava: Io non sono un buon Rabbi... buono è Dio
è come se avesse detto io non sono infallibile... infallibile è solo Dio non io
C'è come una presa di distanza tra Gesù e Dio... ossia tra il Messia e Dio... attraverso Gesù si arriverà a Dio nella misura in cui ci si unirà in un corpo carnale, l'abbandono del concetto di carnalità da parte della Chiesa renderà questo Gesù quasi non concreto, quasi non reale...
Quando al contrario, Gesù è estremamente reale, essenziale e preciso.
Paolo riprende il percorso e affermerà che chi è cristiano è diverso dagli altri poiché crede nella resurrezione...
In questo modo afferma Schweitzer, Paolo riprende essenzialmente dei miti antichi come Osiride e Adone che sono dei morti e risorti. C'è tutta un influenza di carattere ellenistico che allontana Paolo da un discorso giudaico in senso stretto.
La Chiesa cattolica infatti è una chiesa essenzialmente giudiaca... provinciale e molto ristretta.
Schweitzer si laureò in teologia e successivamente decise di iscriversi all'università per fare il medico.
Tale spinta era una spinta particolare, era una spinta di carattere molto umano, non voleva fare il medico dei ricchi. Tutti i malati del modo, secondo lui, dovrebbero unirsi per arrivare alla guarigione ed alla salute.. un messaggio social-cristiano...
La difficoltà che trovò fu quella di andare nel Gabon, in Africa, per dirigere una missione di carattere cattolico.
La chiesa protestante infatti non poteva avere delle missioni per cui avevano la necessità di appoggiarsi a missioni cattoliche.
Quando Schweitzer dovette confrontarsi con la commissione che presiedeva l'operazione in Gabon, lui chiese di poter conferire singolarmente, con ogni singolo membro, questa richiesta fu accettata.
Per sovvenzionare tale missione lui cominciò a fare concerti e chiese aiuti economico anche agli amici, formò così settanta grandi casse tra medicinali e strumenti e nel 1911 arrivò in Africa.
Nel 1914 lo raggiunse la moglie Hélène e in guerra fu isolato dai tedeschi che lo costrinsero a tornare in Europa.
Secondo alcuni storici l'evoluzione terminò nel 1931 con il suo grande libro intitolato Il rispetto della vita.
La vita secondo Schweitzer va vista in maniera spirituale, attraverso degli ideali che si formano durante la vita, e va rispettata la guarigione, la sopravvivenza e l'autonomia delle razze, va rispettata avendo un credo nella propria spiritualità ed idealità... una mente amplissima e nuovissima la sua...
Si dedicò poi durante la seconda guerra mondiale al lavoro in Africa, continuò a tenere conferenze sempre in questa grossa struttura per lebbrosi, continuò a suonare
Rimase famosa la sua locuzione radiofonica nella quale, meritatamente alla bomba atomica, affermava l'esistenza di un fatto di guerra, e pur predicando la non violenza, affermava che c'era la necessità della difesa... rifacendosi a Gesù che era il Gesù della spada...
Ricevette inoltre un premio Nobel che devolse sempre per questo ospedale africano..
Morì il 5 Settembre del 1965.
Su questo personaggio non esistono eventi eclatanti come nella vita del Che o di Sartre... questi sono personaggi che vivono la loro vita nella più profonda intimità, rimanendo dei grandi esempi di pensiero...
Ricordiamoci di quando Schweitzer suonava l'organo in questa foresta di fronte a centinaia di lebbrosi su questo fiume pieno di zanzare ed insetti
un uomo che tornò in Europa accolto da tutti i governi...
A proposito della verità, lui si chiese cosa sarebbe accaduto di certe verità sul Gesù storico: cosa accadrà alla religione cristiana? cosa accadrà a questo messaggio dato insieme ad una grossa scorta di bugie?
Lui ebbe un'intuizione: la verità va detta
è come la frase di Paolo che dice che la verità va detta perché è la verità contro la menzogna... non è importante se la comprendono oppure no, l'importante è che la verità vinca in ogni caso...
E tutta la sua vita è basata su questa situazione di verità detta ad ogni livello
Pensate alla dedizione di quest'uomo che dal 1918 si dedica alla cura dei malati in Africa...
I pensieri di Schweitzer dovreste averli dentro di voi, quando vi recate in una situazione di lavoro personale, in situazioni di profonda sofferenza e confronto, i suoi pensieri sono così intimi che in definitiva possono essere soli sperimentati e vissuti, non raccontati
Tre anni prima della nascita di Schweitzer nasceva in India Aurobindo... altro grande personaggio.
Non è un caso per me che questi due personaggi così intimisti abbiano vissuto in questo periodo e tutti e due hanno lottato contro la morte in un modo diverso, ambedue così profondi ed ambedue alla fine si isolano...
Aurobindo si isolò in quella stanza mentre Schweitzer si è isolato nelle sue stanze, amava le sue piccole stanze, amava la sua stanza iniziale ed amava la stanza nel lebbrosario, dove si ritirava per suonare il suo organo e dove meditava...
Aurobindo nacque da un medico e la madre viveva una malattia psicotica, famiglia povera... il padre volle comunque dargli una educazione inglese... fu inviato infatti in Inghilterra presso il famoso parroco...
Auro era molto bravo negli studi, si recò a Cambridge dove fu bocciato nella materia di equitazione, perdendo così la possibilità di diventare funzionario dell'impero inglese. Il preside disse: abbiamo perso un ottimo elemento perché non sapeva andare a cavallo
Fu la salvezza per Aurobindo e forse fu la salvezza per l'Inghilterra poiché un funzionario del genere avrebbe creato un bel trambusto.
Lui amava molto l'India sentendo la terra dell'India, il popolo indiano era oppresso dall'imperialismo inglese, sbarcato dalla nave disse questa è la mia patria e si gettò nella lotta politica.
Fu un buon politico... rileggendo Aurobindo ho notato che era avversario di Ghandi... lui disse ce lo dice Khrisna, ognuno segua il proprio dharma, se sei un monaco non violento fai il non violento... se sei un guerriero fai questo...
Chiaramente Aurobindo ed il suo seguito non volevano fare i monaci impassibili... êN+ êN+˜ .. êN+ êN+f åUROBI~1HTM êN+ êN+™ åHIARA~1HTM ìN+ ìN+â åRISTO~1HTM ìN+ ìN+ åINSTEINHTM îN+ îN+u åUEVAR~1HTM ïN+ ïN+² åURDJI~1HTM ñN+ ñN+ åCON_ " ñN+ ñN+æ åUNG~1 HTM òN+ òN+N åLATON~1HTM óN+ óN+” åARTRE~1HTM ôN+ ôN+Ö em disk or disk error
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IO SY MSDOS SYS Uªeva essere pericoloso per l'Inghilterra.. ci furono sparatorie ed un funzionario di polizia, una spia, fu ucciso e di questa morte fu incolpato il gruppo di Aurobindo.
Lui era già conosciuto in campo politico... ricordiamo la conferenza nazionale dove sotto l'influenza della Shakti, infiammò l'assemblea intera contro l'Inghilterra.
Fu condannato a morte e poi la condanna fu rettificata e fu condannato all'ergastolo e trovandosi a regime di carcere duro, lui sentì la sua voce interiore dirgli Auro ti abbiamo fermato... tu sei prigioniero perché noi l'abbiamo voluto... in quanto la tua strada è una battaglia di carattere spirituale...
Perché io insisto nel dire la sua voce interiore?
Perché se noi parliamo di voci esterne è come se ammettessimo l'arrivo di un angelo o di un santo che ci dice delle cose... e non comprendiamo che invece l'uomo così come è ed il mondo così come è fanno parte di una unica verità..
Schweitzer apprezzava molto lo stoicismo, lo stoicismo romano affermava che l'uomo di fronte agli dei è partecipe dell'universo e del creato, ma la sua verità non è mai una verità assoluta, per lo stoico la verità è relativa...
Aurobindo sente la sua voce, che gli si rivela come in contatto con tutto il mondo in cui crede, è la sua verità, importante come direbbe Jung quando senti questa voce e credi in questo devi seguire questa strada ed Auro la seguì...
Con alcuni compagni si recò a Pondichery nell'India francese, inseguito dagli inglesi, i quali erano impossibilitati ad entrare in quei territori
Aurobindo cominciò insieme ad un gruppo di venti persone...
le grandi masse non fanno parte della ricerca interiore lui dice, e si pose l'interrogativo sull'uomo: il grande nemico dell'uomo era la morte in senso biologico, l'uomo è destinato a morire, questa situazione che viviamo e che ci alimenta, che valore ha se al termine c'è la morte?
Eravamo tra i due conflitti mondiali, lo stesso Freud fu preso dall'angoscia della morte in questo periodo...
Aurobindo arrivò alla conclusione che la morte era una situazione di carattere accidentale, non era necessaria, si può sconfiggerla e tutto il suo lavoro dal 23/11/1926 alla morte nel 1950, fu dedicato al lavoro sulle sue cellule, a comprendere il movimento, la memoria e l'intelligenza delle cellule.
In questo ritirarsi non c'è il distacco dall'esterno, poiché Aurobindo continuò a scrivere libri riviste e lettere,sempre maggiormente distaccato.
Ciò che ho notato è che nel distacco di personaggi come questi, avvengono due cose... il silenzio ed il mutamento della pelle, c'è un fatto corporeo preciso, lo stesso Tagor, poeta indiano, vedendo Aurobindo disse la sua pelle emana una luce diversa
Lo stesso Schweitzer, racconta la moglie Hélène, fu visto come se sprigionasse una luce, come se certe verità muovendosi internamente all'uomo stesso, andassero a rimuovere ciò che è tossico.
Il vero mutamento avviene tramite il pensiero, un pensiero che tocca certe altezze e riesce a muovere nel corpo certe situazioni di carattere biologico e non solo mentale.
Auro sposò Nolini ed incontrò successivamente Mirra, la giornalista parigina, la quale a Pondicherry riconobbe in Aurobindo il suo maestro, c'è tutta una storia tra loro due, detta e non detta, una storia di grossa crescita spirituale...
Noi dobbiamo comprendere cosa ci viene trasmesso oltre le parole da questi personaggi.... ci viene trasmessa una esperienza di vita che noi viviamo in maniera diversa da come dovrebbe essere vissuta normalmente.
Quando Aurobindo morì nel 1950 ci fu il famoso ultimo sguardo tra loro due...
Cosa significa Aurobindo nella storia spirituale?
Aurobindo è un grande uomo di cultura, è una delle poche volte dove un mistico non è il solito ignorante, ne l'asceta, ne l'uomo della rinuncia come Bhudda... è al contrario un uomo d'azione e di cultura che combatte al fianco di un popolo contro la morte, vivendo la propria interiorità alla scoperta di se stesso, la verità è dentro di noi.
Uno Schweitzer a nove anni suona l'organo... da certe risposte al suo maestro di organo... affronta i padri della chiesa cattolica... affronta malattia morte e lebbra...
Sono personaggi che da un punto di vista della logica sociale attuale appaiono assurdi, ma c'è un mondo interiore enorme in loro, un mondo che va rivalutato in tutti noi...
I nostri momenti di meditazione solitudine ed isolamento, che spesso atterriscono le persone, sono i veri incontri con il Dio interiore.
Non vi aspettate un incontro comune con Dio... Dio non è un portiere!
Se uno riesce a prendere contatto con questo mondo, può arrivare alla grande beatitudine affermerebbero entrambi.
Esiste la mente personale ma esiste l'overmind, ovvero la mente che tocca la grande mente dell'universo
la verità...
Ecco la verità di Schweitzer
ecco la verità di Aurobindo... ecco la verità di Paolo, Cristo, El Che e Sartre...
Tutti questi personaggi toccano la verità... ci dicono la loro verità senza troppi grandi problemi.
C'è un momento in cui la storia diventa globale e collettiva, quando essi toccano il loro Sé come direbbe Jung oppure il loro Atma in senso induista.
Essi crescono, cercano e vivono in grande beatitudine, il distacco di Schweitzer è immenso di fronte alla morte.
Era fondamentalmente distaccato dal vortice delle passioni e delle emozioni.
Auro diceva che solo quando c'è il distacco in voi scende la grazia che non è la grazia in senso cattolico ma illuminazione e la verità...
Questa connessione tra dentro e fuori è antica... non a caso cito gli stoici.
La filosofia romana ed ellenistica conoscevano bene queste verità lasciate cadere dall'oscurantismo cattolico, un oscurantismo che va eliminato.
Indubbiamente toccare il proprio Sé è toccare la verità e la beatitudine, è un discorso tantrico.
Il tantra come riscoperta gioiosa della propria vita, fa parte di questi personaggi.
Se pensate a Dioniso, il Dio greco, capirete che non siamo molto distanti dal concetto di vivere la propria gioia come degli dei.
Tutto ciò spaventa gli uomini vestiti di nero (la chiesa)!
I grandi personaggi come questi ci propongono di rivedere, illuminare e comprendere la nostra vita anche sul piano scientifico.
La scienza va in questo momento di pari passo con la spiritualità.
Stolto è lo scienziato che non comprende l'allargamento della visione e la ricerca interiore.
Stolto anche lo spiritualista che non comprende come le scoperte scientifiche vanno viste anche in senso spirituale.
Per lo scienziato la scoperta è segno di una evoluzione, per lo spiritualista la scoperta deve avere un significato ancora più profondo.
Ecco perché abbiamo voluto rendere onore a Schweitzer che ho conosciuto in maniera molto particolare come Aurobindo
Un giorno apriremo un discorso sui sogni, per comprendere come il sogno sia veramente la realtà, e capiremo così che ciò che adesso è il sogno, in realtà è soltanto impressione di quella realtà.
Questi due personaggi hanno una grossa spinta interiore, una spinta a realizzare se stessi senza compromessi.
Il grande problema di Schweitzer era come mantenere la verità del mondo, la verità personale e la verità dell'universo.
La risposta fu che la verità del mondo e quella personale potevano essere riunite all'universo attraverso una verità di carattere culturale ed ideale.
Schweitzer ha vissuto il proprio ideale, il proprio dharma, è un discorso indù quasi.
La sintesi è nell'ideale che viene vissuto.
Schweitzer vive il personale e la verità del mondo, ossia la verità reale e quella personale.
Una volta una persona mi disse che non esiste differenza tra misticismo, musica e matematica, poiché tutte mirano all'infinito.
Schweitzer vive per l'infinito e vivendo la propria vita ha la consapevolezza di vivere giorno per giorno per l'eternità e l'infinito.
Non è nemmeno importante che ideali si abbiano, l'importante è che vengano vissuti, non in maniera astratta e mentale ma nella vita di tutti i giorni.
Se sei musicista devi suonare e per suonare devi scegliere.
Nella scelta che farai di quel pezzo è un tuo momento.
Però poi se obbligato a vivere quel momento perché hai scelto quel momento... non è una cosa staccata...
E' tutta una situazione globale di grande unità e comunione.
Schweitzer ed Aurobindo sono personaggi di sintesi più che di analisi, vivono infatti la loro vita in maniera sintetica.
Tutto viene fatto in quel preciso momento.
Nel momento in cui tu sei, tu devi essere il tutto di te stesso e l'ideale che tu vivi, dovrebbe essere l'ideale che ti anima fino in fondo.
C'è in tutti questi personaggi un lato artistico.
E' come se l'arte interiore facesse parte della vita del guerriero, del monaco e dello psichiatra... ognuno a modo proprio.
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