Questo spazio è dedicato alla sintesi degli argomenti
che vengono di volta in volta approfonditi durante gli incontri
che si tengono al Centro Età dell'Acquario.
I "Messaggi al Tempio" consistono in spunti di riflessione
personali, o su pensieri di Sathya Sai Baba, espressi da Cesare
De Bartolomei durante l'incontro al Tempio della domenica.
Messaggio
al Tempio del 2 marzo 2003
Om
è lorigine del Creato, ne è il sostegno
e la forza, è il soffio vitale di ogni essere.
Baba
Ieri
abbiamo accennato ad un discorso di scuola di pensiero, ritornando
allantica tradizione.
Scuola di pensiero significa qualcosa di estremamente concreto,
nel senso che i simboli, i segni e le cose che andremo a vedere
nei mesi che verranno, hanno una loro forza proprio in quanto
essi significano riunione della vita, messaggio che ci viene
dato dalle grandi entità.
Le entità sono forze di pensiero, non forme di pensiero,
che hanno dato origine alla creazione del Sé. Il Sé
è eterno in quanto la materia, i materiali, le situazioni,
le sostanze che lo animano sono eterne. Successivamente è
stata data al Sé una situazione di unione, di mescolanza,
di forze come un grande crogiuolo, un grande vaso nel quale
tutto si mescolava e tutto, poi, diventava liquido,eterno.
La
vita è uneternità liquida, e questo dobbiamo
comprenderlo profondamente. Sulla terra ha una forma liquida,
e in quanto entità liquida, proviene da una situazione
in cui è necessario che, prima di essa, ci sia un fatto
di fuoco. Per questo noi troviamo Shiva, con il suo movimento
nella sua danza cosmica di fuoco, e per questo notiamo in Kali
una situazione che si rifa al colore rosso. Di
conseguenza, quando noi parliamo di Kali e di Shiva, parliamo
di entità estremamente reali. Non esiste una realtà
oltre, dopo o prima.
La realtà ha diverse dimensioni, nella misura in cui
luomo cresce e la coscienza comprende questo, l'uomo riesce
a vedere esattamente le diverse dimensioni che già esistono
e che preesistono alluomo stesso. Di conseguenza, il contatto
principale per il mutamento biologico è
il momento in cui la coscienza delluomo, o meglio prima
il soffio vitale e poi la coscienza delluomo, si mettono
in contatto con queste forze che sono prima della terra stessa.
Inizialmente i Maestri diedero alla forza vitale il suono "Om",
che aveva il significato di contattare laria, lossigeno,
ossia di trasformarlo in una situazione di vita. Di conseguenza,
il respiro fu il primo insegnamento che venne dato dai Maestri
per una trasformazione biologica di tutto ciò che è
inorganico ed organico.
Spesso si dice che linorganico non respira, ma ciò
non è assolutamente vero. Anche le sostanze inorganiche
hanno una loro situazione di respiro, perché lossigeno
è dappertutto, in tutto ciò che circonda il sistema
solare.
Al di là del sistema solare vigono le grandi leggi che
ci vengono tramandate dalle grandi intelligenze, dalle grandi
entità, leggi in cui il respiro si attenua, non è
più un discorso vitale di importanza necessaria, ma diventa
una situazione di onda, e di conseguenza non è più
un discorso di respirazione, ma un discorso di onde cerebrali
ossia di onde che vengono già recepite sulla terra, ma
che al di là di questo sistema planetario vivono come
sostanza vivente di tutto ciò che vive in quella dimensione.
Londa non può non trasmettersi in un sistema che
è assolutamente di buio, perché ogni situazione
di colore, ogni situazione di luce e di suono porta a deviare
londa. Di conseguenza, non ci permette di raggiungere
"lemittente", ossia colui o colei o la forza
che emette londa e che è al centro della galassia.
In altri termini, entrare nel discorso delleternità,
vuol dire entrare nel discorso del cuore, soffio vitale, e nel
discorso del cervello. La congiunzione di questi due organi
sulla terra potrebbe portare, come porta e come ha portato,
alla immediata situazione della mutazione biologica dellindividuo
che raggiunge questo. Questa è la vita eterna.
Quando si parla di vaso e si parla di contenitore, si dimentica
che vaso e contenitore simbolicamente significano il cuore.
Nel cuore vengono immesse tutte le situazioni liquide e gassose
che riguardano lindividuo. Il pensiero per diventare solido
ha bisogno di un passaggio preciso: da una situazione di fuoco
ad una situazione liquida, dove liquida vuol dire una situazione
di sangue; di conseguenza, se il pensare non diviene non porta
a una situazione di mutazione del sangue. Per questo esistevano
e devono poter esistere le scuole di pensiero.
Scuola di pensiero significa trasformazione di messaggi gassosi
in liquidi attraverso sacerdote, il medium, e le persone che
vivono nel gruppo stesso. Tutto ciò che viene dopo, suono,
poesia, movimento, azione, sentimenti, sensazioni sono situazioni
che sono emanate da questa possibilità.
È chiaro che di fronte a questa situazione, gli eventi
che chiamiamo dolorosi, felici, di odio o di amore hanno soltanto
limportanza della intensità. Di conseguenza, se
situazioni di odio portano allintensità, ad un
contatto col più profondo del sole galattico, esse hanno
un risultato stranamente benevolo, perché sono alimentate
e alimentano una situazione, sembra assurdo, di espansione.
È chiaro, gli antichi ce lo insegnano, che il tempo è
nel passato, il tempo è nel futuro. Ci hanno insegnato
a vedere la doppia faccia della situazione di amore e di odio,
che sono in realtà lo stesso dio e la stessa situazione.
Sta a noi proiettare queste forze verso il futuro.
Lintensità di amare o lintensità di
essere o di volere sono importanti nella misura in cui contattano
questo sole interno alluomo che è il cuore.
Quando il cuore si alimenta, prende vita, noi abbiamo stranamente
una situazione che è detta simbolicamente, mitologicamente,
discesa. La discesa della Grazia di Aurobindo, la discesa della
Colomba, la discesa dellAvatar è semplicemente
il pensiero vivente che entra nel cuore, e la mescolanza di
varie situazioni di carattere chimico porta quella situazione
imprevista che è al tempo stesso continua: è londa
che si trasmette e muta ciò che prima era in un certo
modo e viene profondamente mutato diventando una situazione
di mutazione biologica.
Le scuole di pensiero erano queste: i riti di sangue che si
trasmettevano nelle scuole di pensiero arcaiche, degli antichi
indiani pellerossa o degli antichi indiani dellIndia o
dei popoli occidentali o semiti e via di seguito, riguardavano
una situazione di un sangue alimentata dal contatto preciso
con quello che era il Maestro, ossia il pensiero, e che veniva
trasmesso agli allievi che in questo modo, attraverso questo
rito di sangue, trasformavano se stessi da un punto di vista
biologico.
Kali e Shiva sono intelligenze intergalattiche, intelligenze
che hanno questa forza e sono preposte proprio a questo e, di
conseguenza, il contatto profondo con loro, da un punto di vista
e devozionale, di fiducia e di abbandono ad esse, significa
possibilità.
La possibilità diviene realtà quando lindividuo
annulla completamente se stesso in questa situazione. Al di
là delle leggi che esistono in questo sistema planetario,
esiste una situazione difficile da comprendere: la coscienza
che si espande e che non è più individuale o individualizzata
ma è una forza in sé, un contatto profondo con
lIo.
Se riusciamo ad entrare in questa catena, che esiste da quando
esiste lo stesso pensiero perché fa parte del pensiero,
noi abbiamo la possibilità di mutare le nostre piccole
cose, anche la nostra piccola vita, le nostre malattie, la nostra
piccola morte, i nostri piccoli amori, i nostri piccoli odi,
piccoli in quanto riflesso di ciò che è grande.
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Messaggio al Tempio del 9 marzo 2003
BabaTutti
hanno diritto alla Grazia, ma quelli come Ramakrishna, che hanno
fiducia in se stessi, la guadagnano presto e in modo completo.
Dio ama coloro che hanno fiducia in se stessi, che hanno il
coraggio delle proprie convinzioni, che afferrano ogni opportunità
per migliorare il loro
stato spirituale. Il vostro Sé è Dio. Voi avete
fiducia nel vostro giudizio e nelle vostre capacità perché
Dio, dallinterno di voi stessi, vi dice di non vacillare
e di non avere paura. Questa assicurazione proviene dalla vostra
interiorità, dalla vostra verità fondamentale
che viene altrimenti chiamata Dio. Non importa se voi non la
chiamate Dio. È sufficiente che voi
crediate in voi stessi. Questo è il vero esame del Teismo.
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Lo
spazio o etere è attivato da ciò che viene chiamato
movimento ad alta velocità o vibrazione . Questa vibrazione,
tramite il movimento daria causato, dà origine
al fuoco o calore. È un fatto scientificamente provato
che la frizione generi calore, come nel caso in cui si strofinano
tra di
loro i palmi delle mani. Lo sfregamento è necessario
per la produzione di calore. Quando il calore si estingue, viene
prodotta acqua ; il punto di partenza dei cinque elementi è
quindi lo spazio. Questi elementi sono venuti allesistenza
allo scopo di sostenere lUniverso e di dimostrare
lonnipresenza ed onniscienza del Divino.
Baba
Come
avete ascoltato dai messaggi vi sono due situazioni che sono
ambedue dentro luomo: la costruzione del cosmo e la fede
che ognuno deve avere in se stesso in questo tipo di costruzione,
in questa situazone. Qualche
volta vi sono delle frasi, delle parole, delle azioni che non
vengono comprese o che non si comprendono. Noi stessi facciamo
delle cose di cui non sappiamo la motivazione logica. Esiste
una logica dellUniverso che va al di là delle logica
dellindividuo, di conseguenza occorre dire delle cose,
fare delle cose che sembrano staccate da quello che è
un quotidiano della vita umana, ma rientrano nella necessità
di dire, di fare e di esprimere che è necessario per
la costruzione di una coscienza universale. Per questo qualche
volta non riusciamo a comprendere degli atti di noi stessi o
dellAvatar o di alcuni Maestri e rimaniamo attoniti e
stupiti che non ci vengono date delle risposte logiche. Il nostro
stesso quotidiano è molto più ampio di un
quotidiano del nostro io e, di conseguenza, vi sono delle cose
non dette in tanti anni passati o delle cose che si devono dire
perché avvengano in anni futuri. Se entriamo nella logica
del tempo e dello spazio universale forse comprendiamo anche
atti, azioni o situazioni apparentemente incomprensibilli. Se
usiamo la logica mentale, per così dire, della formica,
che porta il pezzo di paglia nella propria casa, non andiamo
oltre, e non comprendiamo che il pezzo di paglia deriva da una
seminazione, dalla concimazione, dallacqua... Cerchiamo
dunque di allargare la logica umana alla logica più universale
nel momento in cui vi sono degli atti che non comprendiamo di
noi stessi o degli atti o delle situazioni che non comprendiamo
degli altri. Qualche volta anche situazioni di estrema ottusità
hanno un duplice scopo: per gli altri quello di comprendere
nel tempo la situazione che loro stessi portano avanti, mentre
per noi lo scopo è di comprendere questa situazione che
ci darà lopportunità di allargare i confini
del tempo e dello spazio e della logica umana.
Entrare in una situazione di questo tipo in certi momenti della
vita può accadere in certi luoghi, può accadere
in certe situazioni. Dio fa nascere un uomo povero oppure re,
ma profondamente nel sonno e nella morte sono identici. Nessuno,
dice Swami, lascia il recapito dellal di là. Questo
vuol dire che esiste una situazione di grande uguaglianza che
solo apparentemente e karmicamente comporta delle disuguaglianze.
Quando noi riusciremo a portare la logica di quella uguaglianza
nella vita di tutti i giorni forse noi avremo fatto coincidere
il perché di questo Universo, dando una risposta logica
e soprattutto dando una soluzione che non può essere
altro che una soluzione equanime per tutti.
Cesare de Bartolomei
Messaggio al Tempio del 17
novembre 2002
"La vostra intelligenza non può sondare il mistero
di Dio. La sagacità che costituisce la parte più
importante di essa non può riuscire vittoriosa in questa
ricerca. Potete trarne profitto, ma non potete spiegarvelo.
Così come potete trarre beneficio dalla corrente elettrica,
ma non potete spiegarvela né scoprire tutti i suoi segreti.
Le vostre sono solo supposizioni ammantate di frasi pompose
per mascherarel'ignoranza. Commettere l'errore di credere che
il Principio supremo sia alla portata della vostra intelligenza
a cui date l'importanza che non ha e non potete sollevare un
masso restandoci seduti sopra. Non potete, quindi, sbarazzarvi
dell'ignoranza e dell'illusione
quando siete ancora immersi in esse".
BABA
Sai Baba, in altre parole, non nega la possibilità di
raggiungere il mistero di Dio, ossia il mistero della Creazione,
della manifestazione. Egli giudica, però, che noi possiamo
arrivare al mistero entrando nel mistero, non cercando di interpretarlo.
Perché interpretare con varie supposizioni mentali, anche
se profondamente scientifiche, vuol dire semplicemente sfiorare
appena l'essenza della manifestazione.
Infatti, Egli dice: "Non potete sbarazzarvi dell'ignoranza
e dell'illusione, quando siete ancora immersi in essa, quando
siete ancora immersi nella non-verità". E' un fatto
ben preciso.
"Il Signore ama la condotta morale ed è per salvaguardarla,
per ridarle la purezza, lo splendore originario che Egli assume
una forma umana. Se volete ricevere la Sua Grazia, dovete ispirare
le parole, i pensieri e le azioni al Dharma (condotta morale).
Dovete prendere coscienza che Dio dimora in tutti gli esseri
e ciò farà nascere in voi l'amore, la tolleranza,
la simpatia ed il rispetto. Il lavoro ispirato dal Dharma vi
farà progredire, senza che voi ve ne accorgiate, suscitando
in voi un atteggiamento di devozione che vi farà raggiungere
la
saggezza. Potrete gustare allora la dolcezza del Divino di cui
essa è tutta pervasa. Il lavoro, la devozione e la saggezza
corrispondono agli stadi di formazione del frutto, della sua
crescita e della sua maturità finale. Ecco le tappe che
indicano il progresso spirituale. Quando il frutto sarà
saturo di succo zuccherino cadrà dall'albero, perché
avrà raggiunto la sua piena maturazione e così
entrerà nel divino".
BABA
Che cosa vuol dire lavoro? Lavoro significa che l'Universo è
tutta un'attività, tutto si muove e tutto è attivo.
Cosa significa Devozione? Dedicarci a questo, non tanto a noi
stessi quanto ad un processo e ad un progresso spirituale che
dentro di noi sentiamo e intendiamo.
Che cosa vuol dire saggezza? Saggezza è un misto tra
sapienza e misticismo. La sapienza è il sapere della
scienza, è il sapere della cultura,il sapere dell'uomo,
della ricerca, ed è necessaria. Misticismo significa,
in un certo senso, che questa sapienza deve essere illuminata
e deve essere portata avanti attraverso un processo individuale
che presuppone necessariamente dedizione e lavoro su se stessi.
Quando saremo arrivati a questo, noi saremo sulla strada per
entrare nel mistero. E' inutile, dice Swami, cercare di comprendere
la natura del mistero fino a quando non si entra nel mistero.
Non c'è niente da comprendere, semplicemente bisogna
entrare per quella porta.
Cesare de Bartolomei
"Il corpo è una casa che ti è stata data
in affitto dal padrone di casa, ci vivrai finché Egli
vorrà, ringraziandolo e pagando l'affitto in moneta di
devozione. Il miglior tonico è la forza di volontà.
Diverrà grande questa forza di volontà, solo quando
saprai di essere figlio dellimmortalità o una
persona che ha ottenuto, nel frattempo, la Grazia di Dio.
Dio è il residente interiore e perciò stesso,
non può essere in alcun modo appreso nel mondo esterno.
Amalo senza altro pensiero, renditi conto che senza di Lui nulla
ha valore ed Egli è tutto. Solo allora diverrai suo ed
Egli diverrà tuo: l'unione tra il Sé e l'Io".
BABA
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Messaggio
al Tempio del 20 ottobre 2002
Ci
sono cose che bisogna profondamente capire.
Perché il cuore è sede dell'atma? Perchè,
attraverso il cuore, lo Spirito agisce sul cervello e su tutto
il corpo. Una persona del Centro ci ha riportato delle situazioni
che sono state provate scientificamente. Ne siamo grati a Swami,
che ha illuminato la strada di questa persona!
Cuore
e cervello hanno lo stesso ritmo, la stessa onda, ma anche quando
il cervello cessa di pensare, il cuore continua a vivere. Non
è più una situazione di pensiero legata all'IO,
non è più una situazione una situazione di ossigeno
legata ai sensi, è una situazione legata alla spirito
più profondo che vive nel cuore.
Siamo grati di questa scoperta che gli antichi Rishi già
insegnavano: che il ritmo musicale del cuore e del cervello
hanno la stessa identica simmetria, le stessa identica ortografia;
e c'è di più: hanno la stessa identica situazione
molecolare atomica dell'oro. Attraverso la coppa del cuore tutto
il fisico e il pensiero dell'uomo viene irrorato dallo spirito.
Da tempi lontani, grandi Incarnazioni, fuori dalla terra stessa,
hanno illuminato il cammino dei Maestri : Osiride, Elìa,
Geova, Krishna, attualmente Swami. Essi danno, alla mente e
al cuore dei Maestri, l'iniziazione a diventare Avatar: Aurobindo,
Buddha, Maometto, Gesù. Hanno in loro già il seme
di questa idealità cosmica nella carne e nel fisico della
Terra. Questa non è semplicemente una situazione mistica,
è una situazione prettamente fisica, è una situazione
biologica, è quello che permette la strada verso la conoscenza
e l'immortalità.
Perché oggi? Perché oggi queste cose, anche se,
a livelli di sintesi, sono state espresse, la scienza sta cercando
la Verità dell'Universo nell'uomo, come l'antica mistica.
E perché oggi, qui, a Monteluce? Perché, oggi,
nessuno di voi può negare che, attraverso situazioni
apparentemente disarmoniche, di squilibrio, di violenza o di
rabbia, attraverso situazioni apparentemente depressive e passive,
si sta creando una nuova armonia che riguarda individualmente
tutti, e in tutti riguarda l'UNO.
La grande orchestra sta per iniziare e, di conseguenza, ognuno
prenda lo strumento adatto a lui ed entri in questa musica.
Da antichi tempi e da lontani Templi queste cose venivano insegnate
e dette. Guru era detto il Maestro che insegnava attraverso
le Upanishad, attraverso l'insegnamento, attraverso l'esempio.
Abbiamo una grande fortuna, la fortuna di una di queste Reincarnazioni
su questa terra che, attraverso le mille Reincarnazioni di questa
situazione cosmica che si incarna sulla Terra, permette in questo
momento a tanti individui di diventare iniziati, ma non nel
senso orgoglioso o sofferente della parola quanto della gioia
e della beatitudine di questa iniziazione.
Non è di tutti l'iniziazione, ma coloro i quali sentono
il Maestro sulla Terra che li chiama e li conduce devono ubbidire,
e devono ubbidire solamente a ciò che loro sentono, nell'armonia
che loro stessi creano intorno a loro.
Ci sono mille e mille ostacoli che vanno superati. Ostacoli
dovuti al nostro carattere, al nostro temperamento, alla nostra
sfiducia profonda. Ostacoli che sono anche all'esterno, dovuti
ad affetti che devono essere superati, dovuti anche a contatti
di sangue che vanno illuminati dalla Verità e che vanno
preservati nella ricerca della Verità di noi stessi.
È un grande evento, come diceva Swami: voi parlate di
eventi storici, di eventi umani, ma chi di voi può dire
perché attraverso secoli e secoli si trova qui, in quell'ammirabile
terra di Puttapharti o in questo piccolo Tempio? Forse qualche
volta siete venuti trascinandovi nella noia, nell'indifferenza,
nella gioia o forse perché è vicino o forse perché
è tanto lontano...
In ogni caso questa esperienza tocca e, scusate se devo dirlo,
se non tocca vuol dire che siete ancora sul cammino e non siete
già iniziati a questa situazione che Swami vuole: dare
la vita, dare noi stessi per l'ideale perché è
così che si è formato il cosmo, il mondo, si è
formato il corpo.
È questo si deve capire; se lo si capisce significa
che siamo 'dolci' e facciamo entrare in noi questa dolcezza
del sussurro di Dio nel nostro orecchio. Se invece si deve
capire, allora, forse, Egli dovrà usare con noi una maniera
più schietta, più pratica, più dura. Accettiamola
comunque, fino in fondo, sia il sussurro dolce sia la spinta
ruvida del Maestro, il famoso bastone Zen.
D'altro canto nel mondo ci sono situazioni che devono essere
preservate come la vita, situazioni che vanno continuate come
la ricerca, situazioni che vanno trasformate come la mistica.
Ma non si tratta più di una mistica legata a un Credo
religioso, è una mistica legata all'Universo.
Spesso formuliamo, e ci sentiamo dire, troppe scuse per impedire
a noi stessi di eveolverci. Bene, queste scuse ormai hanno il
tempo del passato perché quando si è chiamati,
e quando ciascuno, in questa situazione di questo Tempio, trova
una strada che si apre improvvisamente, rimane stupito e non
si rende conto che il terreno è già stato arato
e concimato, e che il seme, che siamo noi, deve germogliare.
Non siamo noi che abbiamo fatto questa terra, non siamo noi
che abbiamo arato, ma siamo noi che dobbiamo germogliare.
E siccome il germoglio di una pianta serve alla natura, o si
capisce o si deve capire! Non abbiamo la facoltà
di scegliere, una volta iniziato questo cammino, di tirarci
indietro. E comunque anche coloro che hanno questa forza di
tirarsi indietro, poiché in loro è stato seminato,
col tempo, con gli anni, in altre vite il seme gettato germoglierà.
E'
splendido il cammino verso la conoscenza, verso l'amore, verso
la comprensione, verso questi grandi Maestri e più che
Maestri, verso le grandi Entità, dette Avatar. Abbiamo
una grande ed enorme fortuna in questo secolo: abbiamo avuto
dei Maestri d'Occidente ed un grande Maestro d'Oriente, e abbiamo
sulla Terra l'Avatar! Non dobbiamo dimenticare mai che questa
storia è la vera storia, come dice Swami, non è
l'evento degli uomini, non è la storia degli uomini:
è la vera storia di questa grande creazione! Se
noi entriamo in questa situazione, apporteremo la possibilità
che un germoglio di un fiore dia polline alla creazione di altri
fiori, perché questo mondo che adesso è tetro,
soprattutto ottuso, ha in sé una grande debolezza: è
un mondo non intelligente. E nella sua ottusità è
scritta la sua morte e la morte di questi tempi stessi. Essi
devono finire: non è più il loro tempo, ma possono
ancora protrarsi.
Cesare
de Bartolomei
"Dio
ti fa piangere solo per riservarti una gioia più grande.
Si può mangiare di più, solo quando si ha fame
ed una buone digestione. Come fai a mangiare di più,
se non hai digerito bene. Così Dio ti sottopone a difficoltà,
pene, tristezze. Quando le avrai digerite, ti darà gioia
e beatitudine, devi, a questo proposito, che non ti sarà
facile comprendere il perché delle azioni del Signore.
Le può capire solo chi ne ha esperienza diretta, gli
altri mai.
Per alcune sofferenze superficiali, a volte, si pensa che Dio
sia crudele,ma non è così : Egli vi sta, invece,
preparando ad una gioia intramontabile".
Sai
Baba
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Messaggio
al Tempio del 15 settembre 2002
Che
cosa vogliamo fare della nostra vita? Spesso ci chiediamo qual
è il luogo dove vivere, qual è il luogo dove abitare,
qual è il luogo dove morire. Spesso ci chiediamo: chi
sono io? Perché? E non abbiamo risposta...
E allora significa che non è giusta la domanda. La domanda
è: che cosa vuole Swami da noi? Dove vuole che io viva?
Cosa vuole che io faccia? Come vuole che io agisca? Allora,
se poniamo in questo modo le domande, le risposte sono più
semplici. Certo, con questo non andiamo alla domanda ultima
del perché della nostra esistenza, ma ci avviciniamo
piano piano a una soluzione di questa vita del perché
si è voluta questa vita per noi.
Non
essendo noi in grado di condurre esattamente il nostro destino
e di conoscerlo pienamente, sappiamo soltanto che dobbiamo volerlo
intensamente e nel quotidiano.
La domanda che ci dovremmo porre è: questo è voluto
da Dio? E se la risposta è sì, dobbiamo modificare
il nostro atteggiamento mentale, il nostro atteggiamento di
cuore, il nostro atteggiamento verso la vita.
Spesso siamo attaccati, anzi quasi sempre, ai nostri modi di
essere, ai nostri modi di vivere, a un carattere che deve essere
necessariamente cambiato. Si dice che il carattere non può
essere cambiato, si nasce così. Ebbene dovremmo chiederci:
ma è questo che Swami vuole? E vuole che abbia questo
carattere? Se questo è il carattere che ci dà
il karma, qual è l'indicazione e la
modificazione del signore del Dharma?
Dobbiamo
cercare questa risposta camminando verso il futuro, e non rimanere
nel passato, non
rimanere alla nostra nascita né pensare che la morte
sia la fine, ma credere che essa sia un continuo divenire. E
allora, cosa vuole da noi il Signore del Dharma? Perché
non modifico il mio carattere? Perché, con presunzione,
credo di capire, di intendere, di volere... quando, poi, il
giorno dopo, ho compreso soltanto il mio errore e solo qualche
volta ho compreso che ho fatto la
cosa giusta, per rendermi conto in seguito che anche ciò
è temporaneo, labile e passa? Perché non seguiamo
invece l'Eterno, l'Eterno che è in noi, il Divino che
è in noi?
E allora, quando non abbiamo una indicazione chiara, chiediamo
a Swami: "Dove vuoi che io viva?
Che cosa vuoi che io faccia? Oppure, se non crediamo in Swami,
spero che crediamo nel Dio dentro di noi, nel profondo di noi
stessi. La missione è proprio far sì che l'uomo
creda, veda e
lavori per questa eternità che è dentro di lui.
Le nostre azioni ed il nostro modo di pensare e di essere devono
essere finalizzati a questo, soltanto a questo, altrimenti,
se siamo legati ai nostri ricordi, se siamo legati al passato,
se siamo legati alle nostre abitudini, allora vuol dire che
la nostra vita è legata ad un karma e, di conseguenza,
finché non si libererà da questo karma, in un
modo o in un altro, essa rimarrà sempre legata al passato.
Ma c'è una verità fondamentale e molto importante
da sapere: il passato non esiste, e
di conseguenza se siamo legati al passato noi, profondamente,
non esistiamo.
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Messaggio
al Tempio del 28 luglio 2002
Godete
pure del mondo, ma non senza considerare tutto come un dono
di Dio. Vivete la vostra vita pervasi dal sentimento che ogni
cosa è destinata alla soddisfazione del Signore e alla
Sua Gloria. Non offrite ad altro la vita, se non al Signore.
È Lui che vi ha dato tutto, a Lui solo va offerto.
La
gente fa diversi tipi di carità. In India viveva una
signora molto pia che era solita fare molte opere di carità,
a seconda delle sua possibilità. Poiché andava
sempre in giro con la testa china, alcuni le chiesero perché
tenesse quell'atteggiamento così umile, mentre per tutti
i doni elargiti avrebbe potuto camminare a testa alta. Ma ella
rispose umilmente: "Il Signore mi porge tutti questi doni
con mille mani, mentre tutto quello che so fare io è
di regalarli con una sola. Come potrei sentirmi orgogliosa per
ciò che faccio?" In realtà ci si dovrebbe
vergognare di offrire con una sola mano ciò che Dio ci
ha elargito con mille. Il messaggio di quella donna è
un monito per l'attuale società: abbiate in voi quello
spirito di sacrificio, secondo gli insegnamenti dei Veda, usate
il corpo per servire gli altri, dedicate la mente a pensieri
e a sentimenti nobili; dovete usare la vostra ricchezza per
sostenere le istituzioni educative, per soccorrere i poveri
e per dar da mangiare agli affamati. Questo è il modo
per condurre una vita sublime, ricca di significato. La vita
non vi è stata data per riempirvi di beni: a che vi serve
il denaro, se poi diventate egoisti ed aggressivi? Non siete
nati per questo scopo. Il corpo vi è stato dato per compiere
delle rette azioni, agite rettamente e con spirito di sacrificio.
Baba
C'è un dovere, quando nasciamo, che è una semplice
constatazione. Viviamo in mezzo al mondo, viviamo tra gli uomini,
viviamo in una comunità: il dovere è di saper
vivere per noi stessi in questa situazione di interazione con
altre persone. Detto in parole semplici: ama gli altri come
ami te stesso. Ecco che in queste semplici parole di Swami e
di Gesù coincidono due situazioni ben precise: dovere
verso gli altri e piacere per noi stessi per questo
dovere. È come se tutto nella nostra vita fosse un discorso
di piacere e dovere e di dovere con piacere. Finché noi
non abbiamo questo piacere nello stare in questo mondo, noi
in fondo andiamo contro il dovere iniziale: quello di stare
in questo mondo. Sia Swami sia Gesù dicono: siate in
questo mondo con il piacere del dovere; anzi, il piacere è
un dovere. Se qualcosa non ci piace vuol dire che non stiamo
adempiendo il primo insegnamento: segui il dharma, segui ciò
che è dovere. Prima della nascita e dopo la nascita c'è
un periodo di tempo in cui dobbiamo arricchirci di questa esperienza.
Possiamo fare mille cose, ma se non le facciamo con il piacere
di farle e con il piacere di farle anche per gli altri, è
inutile che le facciamo. La differenza profonda tra un fare
ed
un agire è questa: si fa per dovere, si fa perché
ce l'hanno comandato, si fa perché si deve fare. Agire,
invece, vuol dire agire dentro di noi con una spinta iniziale
di fare qualcosa con il piacere di farlo. E con il piacere di
farlo per gli altri.
Quando Gesù muore sulla croce, e quando Swami cammina
tra la gente, essi hanno il piacere di questa azione. Apparentemente
può sembrare un sacrificio, apparentemente è una
situazione di dolore, ma essi sono nati per dare agli altri
questo piacere, perché è l'unico modo per cui
gli altri intendono. Nessuna pianta cresce se non viene annaffiata
e se non c'è il sole, nessun corpo vive se non ci sono
il sole e l'aria e il cibo. Di conseguenza il mondo intero e
l'Universo hanno il piacere di donare questa vita, hanno il
piacere in quanto non possono fare altro. Ecco che il dovere,
l'essere diventa un piacere, ossia un modo per essere, per esistere.
Di conseguenza quando si fa un'azione non ci si aspetta nulla
in cambio. Quando la si fa per dovere è un qualcosa di
profondamente non proprio, ma quando si agisce per se stessi
e per gli altri, e così facendo si sente il piacere di
questa vita, siamo sulla giusta strada: quella è un'azione
giusta. Ananda, gioia, dice Swami, deve inondare la vita.
Ananda, felicità, deve essere per tutti. Nessun Dio potrà
mai dire all'uomo: "Sacrificati contro te stesso!",
perché Dio e l'uomo sono nati per comunicare tra di loro
attraverso il piacere e la gioia. Ananda, dicono gli Indù.
Felicità e compassione, dicono i Cristiani, non c'è
alcuna differenza. Se non hai piacere nell'azione che compi,
tu stai facendo una non-azione, ossia un'azione contraria e
questo genera dolore e sofferenza. Se non comprendiamo esattamente
tutto questo, se non comprendiamo che il piacere è un'azione
e che se non è verso gli altri non può essere
neanche per noi stessi, siamo ancora ai piedi dell'animalità
più atroce. Il cane mangia
il cibo solo per se stesso, ma Swami un giorno raccontò
che i corvi dividono il pasto tra di loro perché solo
in questo modo essi godono del piacere di mangiare, solo quando
anche l'altro simile mangia di quel piacere.
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Messaggio
al Tempio del 21 luglio 2002
La
mancanza di energia è morte, la forza è salvezza.
Al miliardario piange il cuore quando deve pagare le tasse;
invece il preside cede tranquillamente la scuola, i mobili e
i laboratori, quando è trasferito ad un altro istituto.
Perché? Perché il preside sa di essere solo il
custode e non il proprietario e non è attaccato a quegli
oggetti, in quanto sa che appartengono allo Stato. Anche tu
convinciti che famiglia, casa, terreni, macchine, ecc. sono
tutti
proprietà del Signore; tu sei solo il depositario e devi
essere pronto a restituire tutto senza fiatare e su due piedi.
Baba
In questo messaggio Baba ci rivolge un monito preciso: distacco
da qualunque situazione terrena. Il distacco dagli affetti,
il distacco dalle ingiurie che spesso sovrastano il nostro modo
di agire, perché si deve costruire
un Tempio. Il nostro Tempio, noi stessi. In tanti anni di vita
devo constatare che poche persone, compreso il
sottoscritto, hanno cuore.
Ho conosciuto migliaia di persone, ma forse una o due avevano
cuore. Eppure c'è una presunzione ed una arroganza inutile
nel pretendere di sapere ciò che è giusto e ciò
che non è giusto. Poi subentra il grande interrogativo:
il perché della vita, il perché della morte. E
di fronte a questo Swami sorride e dice: "Ed ora, dammi
una risposta!" Ma la risposta può essere data solo
da coloro che agiscono con il cuore. Cuore non vuol dire il
falso voler bene, o le false parole d'amore, o i falsi atteggiamenti.
Cuore è un modo di vivere, è un modo di esistere,
è un modo di essere. Colui che ha cuore trasmette immediatamente
intorno a sé la capacità della Verità,
la capacità della serenità, la capacità
dell'amare. Viviamo tempi difficili, dice Swami, tempi di profondo
Kali-Yuga. Solo alcune persone, alcuni maestri d'oriente e d'occidente
(e dico alcuni, e che io sappia non sono più di tre),
ci indicano al strada. Dobbiamo seguire questi Maestri fino
in fondo. C'è un discorso di Swami sul quale i nostri
amici della musica hanno composto una canzone. L'uomo una volta
era un'ameba che lottava contro tutte le forze dell'Universo:
cataclismi, alluvioni, distruzioni. Ma questa ameba cosciente
ha vinto tutte le forze della natura ed è emersa la coscienza
dell'uomo, simile alla coscienza di Dio.
Quando facciamo delle osservazioni, quando chiediamo qualcosa,
pensiamo un istante a quello che eravamo e a quello che siamo
diventati. Mettiamoci di fronte ad uno specchio e chiediamoci
se abbiamo seguito il giusto percorso e se quello che abbiamo
richiesto è giusto. Non mentiamo a noi stessi e soprattutto
siamo consapevoli che la via del cuore è una via piena
di gioia, ma che inizialmente ha dei grossi ostacoli. Anzi ha
un ostacolo enorme: l'ego. In ciascuno di noi l'ego è
qualcosa di altamente risonante. È così risonante
che non si odono più le parole del Signore o le parole
dell'amico. Non c'è nessuno che non creda di sapere o
di essere qualche cosa, e sono davvero molto rare le persone
che sono in grado di dire veramente "io sono così
umile che non so ancora che cosa fare". Tutti dicono di
sapere perché Dio ha detto, perché Dio ha fatto;
si parla di angeli, si parla con facilità di amore, ma
intorno c'è molta morte e questo vuol dire che l'amore
non è stato seminato bene neanche da noi. Swami dice,
come disse Gesù: "Seguimi!". E come tutti gli
uomini dubbiosi, incerti, rispondiamo: "Dove? Perché?
Chi sei?" Ma i maestri non danno assolutamente risposta,
perché è una questione di fede. È ciò
di cui Swami dice: "Questa è la forza, questa è
la salute. Se tu vuoi sapere l'obiettivo, non hai assolutamente
compreso il perché del mondo".
Giobbe chiese a Dio il perché di tutte le disgrazie che
gli capitavano e Dio rispose: "Uomo, dove eri tu, quando
Io concepii il mondo? Dove eri tu, quando Io ho creato la terra,
le stelle? Dove eri tu, quando la mia forza divina si è
espansa in tutto l'Universo? Come puoi dunque pretendere di
sapere il perché delle cose?"
E Swami dice: "Che vuoi sapere della vita? Io vedo in te
le vite passate, vedo in te le vite future, vedo l'azione che
farai anche tra mille anni. Abbi fede, dunque". Questo
è importante, questa è la forza, questo è
Dio.
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Messaggio al Tempio del 30 giugno 2002
Sei
stato salvato, sappilo! Va? a dire al mondo che sei stato a
Puttaparthi e che lì hai trovato il segreto della Liberazione.
Baba
Il
messaggio del 30 giugno di Swami giunge nel cuore delle persone
in questo momento di grande follia.
Puttaparthi è il cuore del mondo, ed illumina anche alcune
realtà, forse piccole, che si ispirano al luogo dove
vive il Baghavan. Quanti ricordi affollano la mente nel momento
che pronunciamo le due parole magiche: Baghavan
e Puttaparthi, dove la realtà divina si è incarnata
e dove attraverso i tempi, il passato ed il futuro, essa fa
di tutto per dirigere questa umanità verso il profondo
Sé, verso il Dio profondo che vive nel cuore di ciascuno:
l'Atma.
Qualche volta dobbiamo pensare a quante persone nei secoli passati
hanno cercato di far vivere e rivivere, di tramandare questo
messaggio: il messaggio del Dio che è nel cuore di ciascuno.
Questo è un messaggio dai tanti fili e dalle tante possibilità;
noi, qui a Monteluce, abbiamo raccolto un filo, un messaggio,
noi come tanti altri
in altri luoghi. Ma spesso il sentimento umano, la nostalgia,
i ricordi si accavallano nella nostra mente e spesso il futuro
sembra annebbiato, lontano... e poi arriva, come è successo
oggi, questo messaggio: sappilo che sei salvo e va' nel mondo
a dire che sei stato a Puttaparthi, dove hai conosciuto il segreto
della liberazione. Messaggio antico che l'antico Maestro duemila
anni fa disse ai suoi: Voi che mi avete conosciuto, andate in
giro e ditelo che mi avete conosciuto e trasmettete quello che
io sono, la presenza del Dio sulla terra, la presenza del Dio
che è in voi. E si dice che quei bravi rabbini, impauriti
dal potere, uscirono fuori e trovarono in se stessi la grande
forza delle grandi legioni degli angeli e cominciarono a parlare,
a salvare, a profetizzare: abbiamo conosciuto il Cristo! Noi,
dopo duemila anni, possiamo dire: abbiamo conosciuto Sathya
Sai Baba, il Cristo, nella sua reincarnazione attuale. Cerchiamo
di ricordarlo sempre questo, perché qualche volta i sentimenti
dell'uomo oscurano i ricordi più sacri!
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Messaggio
al Tempio del 05 maggio 2002
"Abbiamo
sentito che gli albori della saggezza si intonano alla visione
non dualistica. Chiunque, per quanto saggio sia, riceve influssi
differenti, quando viene sottoposto ai contrasti del dolore
o del piacere, della perdita o del guadagno. Gandhi insegnò
in molti modi alla gente gli aspetti della non violenza. Il
significato di non violenza è che non si dovrebbe provocare
a nessuno dei danni né coi pensieri né con le
parole né con le azioni. Gandhi fece voto di attenersi
a questo proposito per tutta la vita, ma ci fu unoccasione
in cui vedendo una mucca soffrire di dolore, non riuscendo a
sopportare quella scena, consigliò ad un medico di praticare
uniniezione che ponesse fine alla vita dellanimale.
Perciò, per alleviare la sofferenza di un individuo,
a volte, possiamo fargli del male.
Lunico modo in cui si può prendere il sentiero
della non violenza, è di riconoscere lunità
dellatma, che è presente in tutti gli esseri viventi,
e nel considerarli uguali."
(Da:
Mother Sai n.6 /14 nov. Dic. 1990, pag.30)
Il
messaggio di oggi di Swami dovrebbe far riflettere molte persone
e noi stessi: la necessità karmica di eliminare un male
provocando un male minore. Swami afferma che lo stesso Gandhi,
di fronte alla sofferenza di un animale, decise leliminazione
della vita. Gli obiettivi, le grandi aspirazioni sono come un
grande magnete verso il quale noi andiamo, ma esiste una gradualità
di esperienze tra il punto dove siamo e l'obiettivo stesso.
In altre parole, la forza vitale ha delle leggi precise che
sono listinto di sopravvivenza, di conservazione e del
desiderio della vita a tutti i costi. La coscienza umana deve
trasformare questa forza vitale in una forza che permetta alla
stessa coscienza di intervenire nelle cose del mondo. È
un percorso lungo, variegato secondo le nazioni, i popoli e
gli individui. Spesso, accecati da un obiettivo, diamo dei giudizi
su coloro che ancora percorrono una certa strada, e, di conseguenza,
pecchiamo di orgoglio. Swami richiama ciascuno di noi, con questo
messaggio personale, ad una Verità: è facile parlare
di non violenza, è facile parlare di vita di fronte a
dei corpi straziati dalle guerre, dalle bombe, dalle malattie,
ma quando la forza vitale è accecata dal dolore, la coscienza
si ritira in un angolo e non può più sprigionare
la sua luce. In quel momento, per non ritornare allo stato brutale
ed animale, Swami dice che è possibile togliere la vita.
Non pensate che si tratti solo di un animale, il termine è
grande. Ciò che si può fare al piccolo, è
giusto che avvenga anche al grande. In questi giorni, abbiamo
visto una situazione molto delicata di una donna arrivata allo
spasimo, alla sofferenza più acuta del proprio corpo.
Tra qualche mese quel corpo sarà completamente ottenebrato
dal dolore, dalla non coscienza, dalla brutalità della
sofferenza. Di fronte a questo, è giusto o non è
giusto che la coscienza, finché domina quel corpo, decida?
O è giusto o non è giusto che sia la sofferenza,
nella sua più acerba e cruda
brutalità, a decidere dopo?
È un grande quesito al quale non si può non rispondere
se non in questo modo, a mio parere: ciascuno segua il comando
della sua coscienza: egli solo, in fondo, è partecipe
del grande evento della sua vita e del grande evento della sua
morte, tutto ciò che è estraneo, tutto ciò
che sono gli altri, tutte le grandi regole del mondo, nel momento
della morte sono completamente estranee alla decisione individuale
della coscienza di un individuo.
Credo che sia questo il giusto passaggio, il giusto cammino,
la giusta responsabilità karmica che luomo di fronte
e se stesso deve decidere fino in fondo.
Cesare
de Bartolomei
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Messaggio
al Tempio del 7 ottobre 2001
La
fede in Dio e nella Sua Onnipresenza deve essere incrollabile
perché l?uomo possa vincere.
BABA
Oggi
voglio invitarvi a riflettere su un interrogativo che vi esporrò
sotto forma di immagine.
C'è
un bambino ebreo che viene ucciso da un terrorista palestinese;
c'è un bambino palestinese che viene uccciso da un soldato
ebraico. Tutti e due e tutti e quattro i personaggi e tutt'e
due gli episodi sono Dio.
C'è
una galassia che si scontra con un'altra galassia e crea delle
distruzioni immani: tutto questo è Dio.
Ma
nell'uomo prorompe un grido: "No! Questo non deve più
continuare e non deve più essere!": anche questo
è Dio.
E
allora ci poniamo di fronte ad una scelta da uomini, e anche
questo è Dio: se voler continuare a vedere eccidi, misfatti,
universi che si scontrano oppure dire no nel segno della continuità:
anche questo è Dio!
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Messaggio
al Tempio del 23 settembre 2001
In questa Era dell'Ignoranza, o Kali-Yuga, non è evidente
il principio dell'Amore perché viene soffocato dall'invidia,
dalla superbia, dall'odio, dalla paura, dalla menzogna e dall'empietà.
Ecco perché sarebbe meglio chiamarlo Kala-Yuga, l'epoca
della fazioni, segnato dai litigi tra madre e figlio, tra padre
e figlio, tra maestro e alunno, tra guru e guru, tra fratello
e fratello, tra popolo e popolo. Il miglior modo di pulire la
mente da tutti questi
impulsi malvagi è la ripetizione del nome di Krishna.
Mi potreste domandare: "Ma se ci mettiamo a fare questo,
che tempo ci resta, poi, per guadagnarci da vivere"? Lasciate
che ve lo dica: se avete una fede pura e costante nel Signore,
Egli non solo vi provvederà il necessario per vivere,
ma anche il nettare dell'immortalità. Voi avete questa
enorme potenzialità: quella di scoprire il Signore dentro
di voi e di spingervi a concedervi quel nettare.
Per
arrivare alle fonti della Beatitudine e dell'Immortalità
ed all'unione con tutti gli esseri ,basta riconoscere la propria
ignoranza. C'è una parola sanscrita,vyakti, che significa
individuo, persona, perché egli deve rendere
vyakta, ossia esplicita, la propria divinità. È
la tua realtà: scoprila, dimora in essa e desidera di
divulgarla a tutti. Respingi tutti i desideri: vivi per qualche
ettaro di terra, per un pingue conto in banca, per una bella
casa, un'auto o delle radio TV. Desidera, invece, quella gioia
che non appassisce mai, che non dà mai sazietà,
che è profonda continua e rinforzante: la gioia della
realizzazione divina. Scopri la tua sacralità, la tua
divinità, la tua verità. Ammetto che possiate
avere dei dubbi su cosa consista il proprio dovere, la verità,
l'amore, ma non potete avere dubbi su voi stessi, no? E allora,
cercate di scoprire chi siete e siate fissi nella verità.
I dolori e i disastri sono nubi che passano nel cielo e non
possono ferire le profondità dello spazio. Il tuo dovere
è di andare avanti senza esitare né posporre.
Chissà in quale momento verrà la morte? Forse
stanotte, forse adesso, quindi, non tardare.Forse che rimandi
a domani la cena di oggi? Nutri lo spirito con lo stesso scrupolo
col quale nutri il corpo.
BABA
Individuo
e Spirito sono la stessa cosa. Swami dice che conoscendo se
stessi e rafforzando la propria individualità, noi nutriamo
lo Spirito e conosciamo l'Universo. Le cose che stanno accadendo
in questi giorni nel mondo hanno una risonanza in noi stessi
spesso duale. Essi risuonano in noi, nel senso che sentiamo
il dolore o la gioia di una situazione, ma non agiamo mai secondo
questa gioia e questa situazione. Perché?
Perché, secondo Swami, noi non scopriamo chi siamo. Sì,
d'accordo, dice, lavorate per avere una buona casa, un pezzo
di terra, la TV e ciò fa parte non dell'Io profondo ma
delle cose, di ciò che è esterno. In questo modo
noi non scopriamo noi stessi. In questo momento, ciò
che sta accadendo gira intorno a queste cose, non gira profondamente
nell'interno dell'individuo, nel proprio io. Ci si muove per
paura, ci si muove, in fondo, per paura di perdere ciò
che abbiamo. Profonamente, ciò che sta accadendo non
è lontano dal discorso di prendere, afferrare le cose,
l'arroganza, l'odio, la superbia. Ma la Verità è
lontana da questo. Due campi si sono creati ma si trovano, in
fondo, sulla stessa sponda, mentre la sponda dell'Universo,
dello Spirito, dell'Immortalità, della Conoscenza di
ciò che è profondamente continuo, è lontana.
Questa Terra è destinata come tutte le cose a perire,
ma come
tutte le cose che esistono è destinata ad essere eterna.
Dovete comprendere esattamente cosa si vuol dire con questo.
Essa perirà nelle cose, essa perirà nei fatti,
essa perirà negli eventi, ma essa continuerà in
quel sentimento di Immortalità e di Universaliltà
che deve, necessariamente, animare tutte le nostre azioni. Questo
ci dice Swami: non dovete seguire quello che è un dovere
astratto, un'azione astratta. Conoscete voi stessi, come disse
anche il grande Maestro duemila anni or sono, e conoscendo voi
stessi portate avanti voi stessi. Questo non è ego, questo
non è arroganza, questo non è presunzione: è
la via della verità, perché conoscere noi stessi
non significa né arroganza né presunzione né
superbia. Significa, inanzitutto, sofferenza. Con questo non
si vuole 'inneggiare' alla sofferenza; è semplicemente
una constatazione. È come quando uno vuole liberarsi
di un tumore: va dal chirurgo che lo opera. Certo, l'operazione
gli provoca sofferenza, ma lo libera dal tumore. E i tumori
che ci assillano sono esattamente questo istinto di conservazione
e di possesso che necessariamente porta ad un fatto tumorale,
e per questo l'Io è appesantito. La profonda ricerca
del Sé viene, in un certo senso, affondata dal grave
peso delle nostre azioni. Non c'è una sola azione che
non facciamo per mostrare noi stessi, per conservare presunti
affetti o presunte situazioni di ricchezza destinate necessariamente
a non essere. Essi, in fondo, non sono che forme completamente
prive di sostanza. Poche persone al mondo seguono l'istinto
e l'idea dell'Universo. Quando giungono a quei livelli, queste
persone si distaccano da ciò che è comune e da
ciò che è mortale. Ma state attenti anche in questo:
non create arroganza né superbia in questo tragitto perché
si è deboli quando si applica il distacco dalle persone
e dagli affetti; sarete logicamente appesantiti dalle comuni
parole, dalle comuni idee, dalle comuni conversazioni e allora
vi sentirete superiori. Ma sappiate che non siete superiori
fino a quando queste comuni parole, queste comuni idee vi appesantiscono.
Sarete superiori quando esse non saranno più in grado
di toccarvi, perché allora diventerete un fatto trainante,
una personalità carismatica. Non seguite mai quelli che
sono i piccoli desideri di possesso, di privilegio, della conservazione.
State attenti! Anche dietro al sorriso di un bimbo si può
celare un grosso pericolo: l'appagamento, la soddisfazione,
"adesso ho raggiunto tutto!" Ma non avete raggiunto
niente, perché quel sorriso di un bimbo è destinato
a crescere, quel sorriso è destinato a diventare una
smorfia di dolore nel tempo. La Verità non si trova in
questo. Il distacco mentale non è un vero distacco. Molti
operano il distacco mentale che viene insegnato nelle scuole
di yoga, dove si leggono i testi sacri, e io vi dico che finché
frequentiamo quelle scuole e finchè leggiamo soltanto
i testi sacri non abbiamo ancora conosciuto il distacco. Il
distacco è qualcosa che non si può assolutamente
insegnare. Il distacco è un modo di esistere. Il distacco
è un modo di essere, il distacco è un modo di
morire e di non morire. Finchè si chiede che cos'è
il distacco, vuol dire che non conosciamo che cos'è il
distacco. In un certo senso, le cose che stanno avvenendo vanno
viste dall'interno e contemporaneamente sotto la bandiera dell'Immortalità,
dell'Infinito. Non mettetevi dalla parte di una o dell'altra
fazione, perché sono cose misere da ambedue le parti;
lottate per ciò che è Infinito e lottate perché
ciò che è Infinito diventi Immortale. Anche i
nostri cari moriranno, anche le nostre case saranno distrutte
dal tempo. Allora meditate su questo profondamente, cercate,
come dice Swami, di sapere chi siete, ma al di là di
queste cose, cercate di non perdere troppo tempo intirno a questo
tavolo fatto di forme; cercate dentro di voi di insegnare e
di insegnarvi che cos'è veramente la ricerca dell'Eterno
e dell'Infinito che passa necessariamente attraverso la fase
del distacco.
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12
agosto 01 - Messaggio del Tempio.
"Davanti alla morte tutto svanisce: posizione, orgoglio,
potere. Se l'hai capito, combatti giorno e notte con purezza
di corpo, di mente e di spirito per prendere coscienza del sommo
Sé per mezzo del servizio reso a tutti gli esseri viventi.
Al corpo si deve prestare una manutenzione come ad uno strumento
adatto a tale servizio, ma ricorda che tu non sei questo corpo,
questo corpo non può essere te".
"Una
società che dica di essere divina deve servire ad eliminare
l'invidia , la vanagloria, l'egoismo, l'avidità, ma le
società attuali incoraggiano e tendono a fare crescere
quelle tendenze malvagie. Il vero devoto non ambirà mai
a posizioni sociali così corrotte, ma le schiverà
come trappole che lo trascinerebbero in basso. Io vengo solo
se si dà valore alla sincerità, alla fede e all'abbandono
a Dio.Quindi passa le ore nel silenzio della meditazione e nella
ripetizione del Nome, in casa, e approfondisci la tua fede".
(Baba)
Oggi,
12 agosto 2001, ci eravamo prefissi di portare a compimento
il documento che riguarda la società e i valori umani
[v. 'GATA']. Nelle parole di Swami che abbiamo appena ascoltato
viene ribadito che "una società che dica di essere
divina deve servire ad eliminare l'invidia, la vanagloria, l'egoismo,
l'avidità, ma le società attuali incoraggiano
a fare crescere quelle tendenze malvagie". Baba ci dà
in questo modo un'indicazione: non c'è compromesso con
queste società, e non ci può essere compromesso,
perché le società attuali tendono a far crescere
tendenze malvagie e tali tendenze portano, di conseguenza, a
gravi discrepanze sociali come la fame, le malattie e così
via.
Qual è la nostra posizione? Il vero devoto, dice Swami,
non ambirà mai a posizioni sociali così corrotte,
ma le schiverà come trappole perché potrebbero
trascinarlo in basso. Occorre sincerità, fede e abbandono
a quella che è l'Idea. È un'indicazione precisa:
non tendere mai a situazioni di potere, quando esse portano
o agevolano o accrescono queste discrepanze sociali, queste
tendenze malvagie.
Nel Mandir, spesso Swami guarda a noi con sguardo severo. Con
la stessa severità dobbiamo guardare a questa società,
e con la stesa severità dobbiamo guardare a coloro che
agevolano le tendenze malvagie e creano le discrepanze. Il cammino
del divino non è un cammino facile. Swami dice: mille
trappole tendo a voi devoti: trappole del personale, trappole
che riguardano il nostro quotidiano. Ma questa via si intraprende
attraverso i lunghi deserti del tempo, come una grande carovana
che cammina nel deserto e cerca di raggiungere l'orizzonte e
il sole che sta all'orizzonte, e cammina e cammina in silenzio,
ben conscia che l'orizzonte non sarà mai raggiunto e
che il sole non sarà mai, in un certo senso, conquistato.
Le donne sono a fianco agli uomini e guardano lontano. Bisogna
amare le donne e gli uomini che hanno lo sguardo lontano, perché
essi guardano il sole. E improvvisamente, ciò che sembra
irraggiungibile, avviene, come fu scritto nelle sacre scritture
della Bibbia: il sole si avvicinò e si fermò.
Non è importante il fatto astronomico di per sé,
è importante ciò che avvenne; e fu così
che il popolo eletto, i devoti, quelli cioè che hanno
fede e che vogliono prendere coscienza e conoscenza, fermarono
gli astri e vinsero la battaglia.
E così la tribù, gli uomini del deserto, entra
nel sole e diventa sole. Non è un miracolo, è
un fatto naturale, è una storia precisa, è una
legge astronomica, è una legge fisica. Tutto ciò
che gravita intorno ad una massa più grande, prima o
poi viene inglobato. Se noi giriamo vicino a Dio, noi diventiamo
Dio, ma la strada è lunga, difficile, e bisogna guardare
lontano, non fermarsi ai piccoli ciottoli del nostro quotidiano.
Varie vite sono necessarie, occorre essere severi e gioiosi
nello stesso tempo, ma mai scendere a quel compromesso sulle
tendenze malvagie e sulle discrepanze sociali, mai e poi mai!
Per questo, nel portare avanti questo documento che intendiamo
proporre sul piano sociale, ci gettiamo nel buco nero della
lotta, ma con fede e guardando lontano, sicuri del sole che
ci aspetta.
Così è bello parlare e così è bello
sentire il compagno o la compagna vicini, gli amici, il gruppo;
guardare lontano e non fermarsi mai ai nostri intricati intrecci
del quotidiano che sono come una corona di spine posta sulla
testa del Maestro antico.
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23
agosto 1998
LA
GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI
"Aumenta
la tua forza fisica, l'acume mentale e la tua abilità
di scoprire la via, la felicità duratura. Ti verrà,
allora, l'attaccamento, il quale, se rivolto verso il Signore,
diventa devozione, la quale, a sua volta, si trasforma e si
stacca da tutto ciò che distoglie la mente da Dio, e
conduce alla liberazione finale."
(Sathya Sai Baba)
Ecco
un messaggio di Swami che coincide esattamente con i tempi.
"Rafforza il tuo fisico, rafforza la mente, rafforza l'anima
perché tutto diventi, poi, devozione"
Come abbiamo accennato ieri e l'altro giorno, è iniziata
quella che Steiner aveva già profetizzato: la guerra
di tutti contro tutti, in un certo senso, il terzo conflitto
mondiale.
Solo i ciechi non riescono a vedere, solo i sordi non riescono
a sentire. Il problema è che noi dobbiamo indirizzare
le nostre forze perché vincano le forze della luce e
dell'evoluzione.
Quando si crea una trincea si sta da una parte o si sta dall'altra.
Questo deve essere un punto fermo, deve essere un punto chiaro.
Prima, però, bisogna eliminare tutti quei dubbi interiori,
quelle situazioni di ostacolo a questa devozione e a questa
dedizione alla causa. Mère, come spesso abbiamo detto
e come spesso ripetiamo, afferma che tutto parte da un rafforzamento
interiore e individuale. Senza questo rafforzamento interiore
e individuale non si crea nessuna comunità, non si crea
nessuna possibilità di sviluppo dell'Io. In un certo
senso, la strada più difficile, ma è l'unica strada
che ci può portare a una vittoria nei confronti di questo
momento cruciale già profetizzato seimila anni or sono,
e che Swami, in una situazione particolare, definì come
tempo di Kali.
Quando accettammo questa indicazione, se volete, questa profezia,
che è giunto il tempo di Kali, sapevamo che, sposando
questa situazione, avremmo trovato molti ostacoli nelle abitudini,
nella mente e nei cuori delle persone. Ma forse questo non può
più essere il momento dell'attesa. Si è atteso
molto, ma l'evento è arrivato. È un evento che,
forse, l'umanità avrebbe potuto evitare, è un
evento che, forse, avremmo potuto addolcire, ma è un
evento di enorme tragedia ed è una tragedia che investirà
molti paesi e molte situazioni.
Notizie che giungono dall'India, ci dicono di Swami molto severo,
che dà addirittura previsioni terribili che non riguarderebbero
soltanto questioni catastrofiche di carattere terrestre come
sommovimenti tellurici, ma anche situazioni dell'animo dell'uomo.
Noi, a suo tempo, chiedemmo a Swami il consenso per poter agire,
in un certo senso, nell'animo di coloro che conducono le Sue
organizzazioni. È chiaro, come già ho accennato
a qualcuno recentemente, che l'opera di questo Centro sarà
la divulgazione di idee e dell'opera e della Parola di Swami
e che porterà alla luce, se possibile, quello che di
profondamente grande e misterioso è nel cuore del presente
Avatar e dell'antico Avatar, e più ancora dell'Avatar
di seimila anni or sono.
Siamo chiamati, proprio come Centro, ad una situazione difficile,
perché operare per indirizzare, se possibile, verso un
obbiettivo difficile come il raggiungimento delle interiorizzazioni
personali per poi indirizzare queste forze verso lo divulgazione,
la forza della luce
è un'opera, se volete, di scure
e di spada.
D'altro canto, quando Swami mi chiese con estrema chiarezza
se volevo essere anch'io partecipe di questo credo nella Dea
Kali, che significa 'distruzione e nuova creazione', senza esitazione
la mia risposta fu SI'.
Di conseguenza, nella mia vita e nella vita delle persone che
aderiscono a questo Centro non ci possono non essere sommovimenti
tellurici, movimenti molto difficili ma gioiosi al tempo stesso,
perché credere in certi valori o nei valori dell'amore
(ma del vero amore, non quello fatto di parole, che sono soltanto
fandonie, ma fatto di fatti, azioni precise, scelte che si conducono)
significa anche vivere e forse morire per questi valori.
C'è un gruppo di giovani che partirà lunedì
per Puttaparthi. Essi sono riusciti a far coincidere nei loro
cuori figure di eroi moderni e umani, come la figura del grande
combattente per la libertà e per i poveri che fu il Che
Ecco allora lo spirito e la materia si uniscono quando nel cuore
di ciascuno c'è una sola parola: 'amore-libertà'
e il vero rispetto verso gli altri. Non è soltanto una
questione di essere cortesi con gli altri, di formalità,
di formalismo; non è il perbenismo, ma è qualcosa
di profondo, è credere.
Gli indiani usano la parola NAMASKHAR che significa: saluto
il Dio che è un te. Non abbiate mai atti di presunzione
o di orgaoglio quando questa parola viene rivolta a voi, perché
voi sapete e dovete sapere che dietro questa parola 'Dio' c'è
anche l'ombra, c'è la nostra ombra che oscura questa
luce. Il vero nemico è in noi. L'anticristo è
in noi e se queste cose che stanno avvenendo nel mondo ed hanno
un'eco tragico ed iniziano a colpire ogni paese, queste cose
avvengono perché in noi non c'è la certezza, la
bontà, la profonda dedizione affinchè queste cose
non avvengano.
È tempo di Kali, disse Swami, 'Sono l'Avatar di questo
tempo'. È sceso proprio perchè questo sarà
un tempo difficile, un tempo di profonde scelte, un tempo di
profonde contraddizioni. È il tempo preconizzato dagli
antichi bramini, è il tempo che alcuni veggenti dell'Occidente
hanno previsto alla fine di questo secolo. È il tempo
della guerra di tutti contro tutti, è il tempo in cui
l'amico diventa nemico, è il tempo in cui l'amante diventa
avversario, è il tempo in cui il figlio ti guarda con
sospetto, è il tempo in cui il padre guarda con diffidenza
il figlio , perché questa è la realtà in
cui viviamo. Dobbiamo trasformare questa realtà in una
situazione diversa, ma per fare questo occorre che ciascuno
trovi in se stesso quella forza e quel contatto interiore.
Noi crediamo che Swami prosegua la linea degli Avatar Krishna
e Gesù. Crediamo che Swami
e voglia portare avanti
anche l'insegnamento più umano di Aurobindo e, forse,
di altri Maestri di Occidente. Crediamo che il suo assenso affinchè
si operi nelle menti, soprattutto della sua organizzazione,
quell'assenso non sia stato dato con superficialità,
ma con profonda coscienza, perché profonda coscienza
è stata trasmessa.
Parte questo gruppo, è un gruppo giovane, è un
gruppo nuovo, è un gruppo entusiasta alla ricerca di
qualcosa, è un gruppo che porterà un messaggio,
è un gruppo che porterà una nuova linfa , che
porterà l'indicazione.
Come disse Gesù:- Che i morti sotterrino i propri morti
e i vivi stiano con i vivi!
Parole ermetiche, ma vuol dire che il Dio che è in noi
è il Vivente. É il Dio, che è in noi, è
il Vivente.
I morti sono il passato.
Il nostro scopo è che ciascuno raggiunga per se stesso
la propria indicazione di vita , lasciate le cose vecchie e
stantìe, lasciate i vecchi detti, le vecchie storie.
Come disse Swami, il passato è passato, occorre agire
nel presente, nel momento attuale, adesso. Forse questo messaggio
probabilmente sarà recepito in una forma diversa da quello
che ha voluto dire, è un canto di giubilo:
Finalmente
l'attesa è finita,
finalmente si va!
Noi crediamo profondamente
nel sorriso dei bimbi,
nel canto delle donne,
nella dolcezza e nella tenerezza dell'uomo:
queste sono le nostre forze,
queste le nostre armi!
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15.01.95
SULLA RICERCA
(Commento a "Atti degli Apostoli", cap. 16 vv.16-24)
Spesso
le capacità dell'uomo non sono in sintonia coi livelli
spirituali. Nel brano appena letto, c'é la figura di
una donna che ha grosse capacità di visione e di veggenza,
ma il demonio è in lei. Da ciò si deduce che le
capacità non sempre coincidono con la profonda ricerca
spirituale che porta alla conoscenza dell'Assoluto.
Spesso la moltitudine delle persone è contraria a coloro
che cercano la Verità. Le persone vengono trascinate
in tribunale, come Paolo, e la gente non comprende.
La strada spirituale non è una strada in cui si possono
far partecipi molte persone delle esperienze che si vivono.
Spesso l'uomo in questa ricerca è preso dai dubbi e dal
vento della follia, perché la gente, coloro che ignorano,
non possono sopportare colui che ricerca.
Questo brano giunge a proposito perché il cercatore spirituale
spesso è confuso con il ciarlatano, l'esibizionista,
e anche colui che ha delle capacità, colui che cerca
nella strada spirituale, può essere raffigurato come
Gesù nel Getsemani quando, di fronte all'Angelo che porgeva
la coppa, cercò di rifiutare quella strada, la strada
della realizzazione di sé stesso e in quel rifiuto compì
il grande evento, perché è nella totale successiva
accettazione che si ebbe la grande realizzazione del Cristo.
Noi che ci troviamo riuniti in un piccolo gruppo, spesso ci
sentiamo assaliti dai dubbi di una ricerca, dagli esiti di questa
ricerca. Spesso nasce forse anche nei nostri cuori una certa
invidia per coloro che si allontanano e tornano a un quotidiano
molto diverso da questo luogo, ma così è. Anzi,
come direbbe il grande maestro Paracelso: "Tanto è
così"!
Quando si è su una strada in cui si cerca l'Ignoto e
si cerca il contatto con il Divino, è chiaro che non
si può vivere un quotidiano comune, ed è chiaro
che i nostri aspetti, anche i più comuni, i più
congeniti al nostro karma, devono cadere.
Il grande lavoro su noi stessi è detto in alcune parole
dell'apostolo Paolo, quando si rivolge ai Cristiani: "In
voi dovrebbe esservi sempre la gioia ed il sorriso, perché
voi siete figli e fratelli del Cristo, appartenete a Dio, e
dunque non potete non essere gioiosi". In questo modo si
cerca di bandire dai nostri volti l'oscurità del quotidiano
che spesso porta dissapori, turbamenti.
L'uomo che cerca Dio, è sempre un uomo che ha sul suo
volto una grande serenità perché Dio è
il compagno del suo viaggio. La ricerca è lo strumento
per contattarLo.
Swami dice: "Quando venite qui, voi non avete compreso
che sono Io che vi chiamo". Questa frase è detta
da molti Maestri, ma l'uomo nella sua completa ignoranza crede
di essere lui a prendere la decisione di andare da Lui.
I fili del destino e i fili della Sostanza Divina sono invisibili
alle nostre potenzialità e alle nostre capacità.
Sono ancora invisibili.
Bisogna comprendere perché si va da Swami. Egli chiama
e noi andiamo. Le motivazioni del quotidiano sono veramente
insufficienti a realizzare l'evento che poi si verifica quando
c'é questo incontro: pensiamo di andare per motivi personali
o per motivi occasionali sperando di raggiungere noi stessi
un livello più alto. Ma quando ci troviamo di fronte
a Lui, dobbiamo intendere esattamente il perché, la motivazione
profonda attraverso la quale Egli ci ha chiamato.
E' una strada molto pericolosa che spesso mette in subbuglio
i nostri sentimenti, le nostre emozioni perché in definitiva
in quel momento così drammatico - perché non esiste
un pensiero, un ideale, un'idea - l'unica possibilità
che ha colui che cerca è quella di cercare.
Attraverso gli anni si comprendono molte cose degli anni passati.
Le realtà e i significati degli anni precedenti sono
visti in modo così totalmente diverso che le motivazioni
precedenti non appaiono più vere. Più il tempo
passa e più quella saggezza, che noi invochiamo che scenda
su di noi, fa di noi stessi la sua presa.
Non dobbiamo mai credere di aver compreso il messaggio del giorno
che passa. Dobbiamo essere forti nel credere che abbiamo vissuto
il giorno che passa, ma che non abbiamo compreso fino in fondo
il suo significato.
Vi sono dei tempi così lunghi che spesso il significato
di un giorno si comprende veramente attraverso anni. La stessa
Terra non ha ancora compreso fino in fondo il perché
è stata creata. Essa vive le leggi del Cosmo, leggi che
ha trovato più antiche di lei e così l'uomo deve
vivere le leggi del Signore, le leggi della ricerca, leggi che
ha trovato prima di lui.
In questa misteriosa ricerca, in questa volontà assidua,
in questi istanti di riflessione e di espressione devono essere
costanti la serenità e la gioia. Coloro che cercano non
devono avere alcun timore che gli atti compiuti possano portare
dolore o sacrificio. Soltanto coloro che cercano veramente nel
proprio intimo, sanno che i loro atti non possono provocare
altro che una situazione in avanti, in espansione. Se degli
attriti tra loro, delle situazioni non comprese, possono aver
portato momenti di sofferenza altrui, la loro partecipazione
al dolore del giorno trasforma questa sofferenza in una situazione
di gioiosa ricerca solo se entrambe le parti - colui che ha
provocato sofferenza e coloro che l'hanno ricevuta - sono veramente
nella strada della ricerca.
Questo millennio che si chiude, è il millennio che apre
la profonda ricerca di ciò che è Ignoto. Grandi
scoperte scientifiche stanno avvenendo, scoperte ancora più
grandi avverranno; l'uomo spirituale che è alla ricerca
del perché delle cose, troverà la risposta sia
nelle esperienze personali sia attraverso le esperienze dei
grandi cercatori.
E' un momento storico appassionante, misterioso anche se drammatico,
ma le scelte devono essere fatte al di sopra e al di fuori dei
nostri interessi personali, più vicini.
"Se Io vi chiamo", dice Swami, "Voi non potete
non venire. Non crediate assolutamente di poter disubbidire
al Mio invito". La forza del Signore, la forza cosmica,
la forza del mistero è così grande che noi non
possiamo conoscere le grandi leggi karmiche che a lei ci legano.
Forse nessuno di noi si è mai domandato: "Quante
volte ho incontrato un Avatar nelle reincarnazioni precedenti?"
Nelle sedute personali molti chiedono di sé stessi e
per sé stessi; ciò è giusto fino a quando
alla base c'è una motivazione di ricerca per comprendere
se stiamo seguendo le leggi e i "comandamenti". Queste
leggi hanno portato qui molte persone, hanno incatenato a questi
luoghi molti ancora. Sono leggi misteriose che noi abbiamo trovato
nascendo.
Il karma di un luogo, il destino di un gruppo, di una persona
del gruppo, è profondamente avviluppato al destino della
ricerca.
Quando noi usciamo di qui, sembra che ci dimentichiamo di ciò
che è stato detto, degli attimi meravigliosi di questi
canti, dei momenti di gioia, delle musiche e dei momenti profondi
originali, dei contatti che abbiamo con noi stessi in questa
ricerca. Cadiamo in un quotidiano spesso troppo normale. E'
un momento così breve, anche se qualche volta è
davvero intenso, che noi pensiamo che sia soltanto passato.
E' un rito, e invece non comprendiamo che stiamo seguendo la
legge della ricerca, la legge che ci fa sentire quando siamo
chiamati al di là dei nostri bisogni personali; una legge
misteriosa che tuttora sta creando, si sta espandendo, una legge
che può trasformare veramente la realtà quotidiana
velocemente, se noi la chiamiamo.
Spesso ci inchiodiamo e ci curviamo su noi stessi per paura
della trasformazione, del richiamo, per paura di perdere ciò
che in fondo non è stato mai nostro, per paura di non
prendere quello che in fondo non prenderemo mai. Sathya Sai
Baba è lì, Sathya Sai Baba è presente e
questa presenza non è soltanto un'incarnazione umana,
un'Incarnazione Divina dotata del vestito di Maya: è
un'Incarnazione che ha una legge precisa. Quando si verifica
sul pianeta una presenza così costante, un'Incarnazione
specifica di un'Intelligenza cosmica di quel pianeta, vuol dire
che nelle viscere di quel pianeta sta avvenendo una trasformazione
come avviene nelle viscere di ciascuno di noi.
Il nostro karma è bruciato rapidamente: ciò che
noi pensavamo in anni, avviene oggi in giorni, perché
questa Presenza ha una legge della velocità così
forte, così costante che ci pervade e ci penetra.
Noi dobbiamo comprendere di essere legati a Lui non tanto come
individuo, come persona, ma a Lui come profonda emanazione di
una saggezza veramente cosmica. Il Mistero dei Misteri si è
incarnato come si è incarnato tanti anni fa, tanti e
tanti millenni fa. Di nuovo è presente questo Mistero.
Se noi ci doniamo a Lui. se Lo comprendiamo, se ci uniamo a
Lui, questo Mistero non solo pervade il nostro quotidiano, ma
lo trasforma, lo distrugge e lo crea, perché Egli è
venuto per distruggere e per creare. Se noi seguiamo questa
legge della distruzione per la creazione, noi siamo sulla Sua
strada.
Partirà per l'India, tra giorni, una nostra amica; la
motivazione iniziale era personale, è ancora personale
- fortificazione di sé stessa, non è importante.
Ma lì ci sarà la realtà, la comprensione
del perché di un incontro e di un contatto.
"Voi venite a chiedere quello che voi volete, dovete imparare
a prendere quello che Io voglio dare".
Non c'è più il discorso duale tra noi e Lui, ma
esiste soltanto Lui con la Sua presenza, la Sua Onnipotenza
e Onniscienza.
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