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Questo spazio è dedicato alla sintesi degli argomenti che vengono di volta in volta approfonditi durante gli incontri che si tengono al Centro Età dell'Acquario.
I "Messaggi al Tempio" consistono in spunti di riflessione personali, o su pensieri di Sathya Sai Baba, espressi da Cesare De Bartolomei durante l'incontro al Tempio della domenica.


Messaggio al Tempio del 2 marzo 2003

Om è l’origine del Creato, ne è il sostegno e la forza, è il soffio vitale di ogni essere.
Baba

 

Ieri abbiamo accennato ad un discorso di scuola di pensiero, ritornando all’antica tradizione.
Scuola di pensiero significa qualcosa di estremamente concreto, nel senso che i simboli, i segni e le cose che andremo a vedere nei mesi che verranno, hanno una loro forza proprio in quanto essi significano riunione della vita, messaggio che ci viene dato dalle grandi entità.
Le entità sono forze di pensiero, non forme di pensiero, che hanno dato origine alla creazione del Sé. Il Sé è eterno in quanto la materia, i materiali, le situazioni, le sostanze che lo animano sono eterne. Successivamente è stata data al Sé una situazione di unione, di mescolanza, di forze come un grande crogiuolo, un grande vaso nel quale tutto si mescolava e tutto, poi, diventava liquido,eterno.

La vita è un’eternità liquida, e questo dobbiamo comprenderlo profondamente. Sulla terra ha una forma liquida, e in quanto entità liquida, proviene da una situazione in cui è necessario che, prima di essa, ci sia un fatto di fuoco. Per questo noi troviamo Shiva, con il suo movimento nella sua danza cosmica di fuoco, e per questo notiamo in Kali una situazione che si rifa al colore rosso. Di
conseguenza, quando noi parliamo di Kali e di Shiva, parliamo di entità estremamente reali. Non esiste una realtà oltre, dopo o prima.
La realtà ha diverse dimensioni, nella misura in cui l’uomo cresce e la coscienza comprende questo, l'uomo riesce a vedere esattamente le diverse dimensioni che già esistono e che preesistono all’uomo stesso. Di conseguenza, il contatto principale per il mutamento biologico è
il momento in cui la coscienza dell’uomo, o meglio prima il soffio vitale e poi la coscienza dell’uomo, si mettono in contatto con queste forze che sono prima della terra stessa.
Inizialmente i Maestri diedero alla forza vitale il suono "Om", che aveva il significato di contattare l’aria, l’ossigeno, ossia di trasformarlo in una situazione di vita. Di conseguenza, il respiro fu il primo insegnamento che venne dato dai Maestri per una trasformazione biologica di tutto ciò che è inorganico ed organico.
Spesso si dice che l’inorganico non respira, ma ciò non è assolutamente vero. Anche le sostanze inorganiche hanno una loro situazione di respiro, perché l’ossigeno è dappertutto, in tutto ciò che circonda il sistema solare.
Al di là del sistema solare vigono le grandi leggi che ci vengono tramandate dalle grandi intelligenze, dalle grandi entità, leggi in cui il respiro si attenua, non è più un discorso vitale di importanza necessaria, ma diventa una situazione di onda, e di conseguenza non è più un discorso di respirazione, ma un discorso di onde cerebrali ossia di onde che vengono già recepite sulla terra, ma che al di là di questo sistema planetario vivono come sostanza vivente di tutto ciò che vive in quella dimensione.
L’onda non può non trasmettersi in un sistema che è assolutamente di buio, perché ogni situazione di colore, ogni situazione di luce e di suono porta a deviare l’onda. Di conseguenza, non ci permette di raggiungere "l’emittente", ossia colui o colei o la forza che emette l’onda e che è al centro della galassia.
In altri termini, entrare nel discorso dell’eternità, vuol dire entrare nel discorso del cuore, soffio vitale, e nel discorso del cervello. La congiunzione di questi due organi sulla terra potrebbe portare, come porta e come ha portato, alla immediata situazione della mutazione biologica dell’individuo che raggiunge questo. Questa è la vita eterna.
Quando si parla di vaso e si parla di contenitore, si dimentica che vaso e contenitore simbolicamente significano il cuore. Nel cuore vengono immesse tutte le situazioni liquide e gassose che riguardano l’individuo. Il pensiero per diventare solido ha bisogno di un passaggio preciso: da una situazione di fuoco ad una situazione liquida, dove liquida vuol dire una situazione di sangue; di conseguenza, se il pensare non diviene non porta a una situazione di mutazione del sangue. Per questo esistevano e devono poter esistere le scuole di pensiero.
Scuola di pensiero significa trasformazione di messaggi gassosi in liquidi attraverso sacerdote, il medium, e le persone che vivono nel gruppo stesso. Tutto ciò che viene dopo, suono, poesia, movimento, azione, sentimenti, sensazioni sono situazioni che sono emanate da questa possibilità.
È chiaro che di fronte a questa situazione, gli eventi che chiamiamo dolorosi, felici, di odio o di amore hanno soltanto l’importanza della intensità. Di conseguenza, se situazioni di odio portano all’intensità, ad un contatto col più profondo del sole galattico, esse hanno un risultato stranamente benevolo, perché sono alimentate e alimentano una situazione, sembra assurdo, di espansione. È chiaro, gli antichi ce lo insegnano, che il tempo è nel passato, il tempo è nel futuro. Ci hanno insegnato a vedere la doppia faccia della situazione di amore e di odio, che sono in realtà lo stesso dio e la stessa situazione. Sta a noi proiettare queste forze verso il futuro.
L’intensità di amare o l’intensità di essere o di volere sono importanti nella misura in cui contattano questo sole interno all’uomo che è il cuore.
Quando il cuore si alimenta, prende vita, noi abbiamo stranamente una situazione che è detta simbolicamente, mitologicamente, discesa. La discesa della Grazia di Aurobindo, la discesa della Colomba, la discesa dell’Avatar è semplicemente il pensiero vivente che entra nel cuore, e la mescolanza di varie situazioni di carattere chimico porta quella situazione imprevista che è al tempo stesso continua: è l’onda che si trasmette e muta ciò che prima era in un certo modo e viene profondamente mutato diventando una situazione di mutazione biologica.
Le scuole di pensiero erano queste: i riti di sangue che si trasmettevano nelle scuole di pensiero arcaiche, degli antichi indiani pellerossa o degli antichi indiani dell’India o dei popoli occidentali o semiti e via di seguito, riguardavano una situazione di un sangue alimentata dal contatto preciso con quello che era il Maestro, ossia il pensiero, e che veniva trasmesso agli allievi che in questo modo, attraverso questo rito di sangue, trasformavano se stessi da un punto di vista biologico.
Kali e Shiva sono intelligenze intergalattiche, intelligenze che hanno questa forza e sono preposte proprio a questo e, di conseguenza, il contatto profondo con loro, da un punto di vista e devozionale, di fiducia e di abbandono ad esse, significa possibilità.
La possibilità diviene realtà quando l’individuo annulla completamente se stesso in questa situazione. Al di là delle leggi che esistono in questo sistema planetario, esiste una situazione difficile da comprendere: la coscienza che si espande e che non è più individuale o individualizzata ma è una forza in sé, un contatto profondo con l’Io.
Se riusciamo ad entrare in questa catena, che esiste da quando esiste lo stesso pensiero perché fa parte del pensiero, noi abbiamo la possibilità di mutare le nostre piccole cose, anche la nostra piccola vita, le nostre malattie, la nostra piccola morte, i nostri piccoli amori, i nostri piccoli odi, piccoli in quanto riflesso di ciò che è grande.


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Messaggio al Tempio del 9 marzo 2003

BabaTutti hanno diritto alla Grazia, ma quelli come Ramakrishna, che hanno fiducia in se stessi, la guadagnano presto e in modo completo. Dio ama coloro che hanno fiducia in se stessi, che hanno il coraggio delle proprie convinzioni, che afferrano ogni opportunità per migliorare il loro
stato spirituale. Il vostro Sé è Dio. Voi avete fiducia nel vostro giudizio e nelle vostre capacità perché Dio, dall’interno di voi stessi, vi dice di non vacillare e di non avere paura. Questa assicurazione proviene dalla vostra interiorità, dalla vostra verità fondamentale che viene altrimenti chiamata Dio. Non importa se voi non la chiamate Dio. È sufficiente che voi
crediate in voi stessi. Questo è il vero esame del Teismo.
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Lo spazio o etere è attivato da ciò che viene chiamato movimento ad alta velocità o vibrazione . Questa vibrazione, tramite il movimento d’aria causato, dà origine al fuoco o calore. È un fatto scientificamente provato che la frizione generi calore, come nel caso in cui si strofinano tra di
loro i palmi delle mani. Lo sfregamento è necessario per la produzione di calore. Quando il calore si estingue, viene prodotta acqua ; il punto di partenza dei cinque elementi è quindi lo spazio. Questi elementi sono venuti all’esistenza allo scopo di sostenere l’Universo e di dimostrare
l’onnipresenza ed onniscienza del Divino.

Baba

Come avete ascoltato dai messaggi vi sono due situazioni che sono ambedue dentro l’uomo: la costruzione del cosmo e la fede che ognuno deve avere in se stesso in questo tipo di costruzione, in questa situazone. Qualche volta vi sono delle frasi, delle parole, delle azioni che non vengono comprese o che non si comprendono. Noi stessi facciamo delle cose di cui non sappiamo la motivazione logica. Esiste una logica dell’Universo che va al di là delle logica dell’individuo, di conseguenza occorre dire delle cose, fare delle cose che sembrano staccate da quello che è un quotidiano della vita umana, ma rientrano nella necessità di dire, di fare e di esprimere che è necessario per la costruzione di una coscienza universale. Per questo qualche volta non riusciamo a comprendere degli atti di noi stessi o dell’Avatar o di alcuni Maestri e rimaniamo attoniti e stupiti che non ci vengono date delle risposte logiche. Il nostro stesso quotidiano è molto più ampio di un
quotidiano del nostro io e, di conseguenza, vi sono delle cose non dette in tanti anni passati o delle cose che si devono dire perché avvengano in anni futuri. Se entriamo nella logica del tempo e dello spazio universale forse comprendiamo anche atti, azioni o situazioni apparentemente incomprensibilli. Se usiamo la logica mentale, per così dire, della formica, che porta il pezzo di paglia nella propria casa, non andiamo oltre, e non comprendiamo che il pezzo di paglia deriva da una seminazione, dalla concimazione, dall’acqua... Cerchiamo dunque di allargare la logica umana alla logica più universale nel momento in cui vi sono degli atti che non comprendiamo di noi stessi o degli atti o delle situazioni che non comprendiamo degli altri. Qualche volta anche situazioni di estrema ottusità hanno un duplice scopo: per gli altri quello di comprendere nel tempo la situazione che loro stessi portano avanti, mentre per noi lo scopo è di comprendere questa situazione che ci darà l’opportunità di allargare i confini del tempo e dello spazio e della logica umana.
Entrare in una situazione di questo tipo in certi momenti della vita può accadere in certi luoghi, può accadere in certe situazioni. Dio fa nascere un uomo povero oppure re, ma profondamente nel sonno e nella morte sono identici. Nessuno, dice Swami, lascia il recapito dell’al di là. Questo vuol dire che esiste una situazione di grande uguaglianza che solo apparentemente e karmicamente comporta delle disuguaglianze. Quando noi riusciremo a portare la logica di quella uguaglianza nella vita di tutti i giorni forse noi avremo fatto coincidere il perché di questo Universo, dando una risposta logica e soprattutto dando una soluzione che non può essere altro che una soluzione equanime per tutti.


Cesare de Bartolomei

 

 

 

Messaggio al Tempio del 17 novembre 2002


"La vostra intelligenza non può sondare il mistero di Dio. La sagacità che costituisce la parte più importante di essa non può riuscire vittoriosa in questa ricerca. Potete trarne profitto, ma non potete spiegarvelo. Così come potete trarre beneficio dalla corrente elettrica, ma non potete spiegarvela né scoprire tutti i suoi segreti.
Le vostre sono solo supposizioni ammantate di frasi pompose per mascherarel'ignoranza. Commettere l'errore di credere che il Principio supremo sia alla portata della vostra intelligenza a cui date l'importanza che non ha e non potete sollevare un masso restandoci seduti sopra. Non potete, quindi, sbarazzarvi dell'ignoranza e dell
'illusione quando siete ancora immersi in esse".
BABA


Sai Baba, in altre parole, non nega la possibilità di raggiungere il mistero di Dio, ossia il mistero della Creazione, della manifestazione. Egli giudica, però, che noi possiamo arrivare al mistero entrando nel mistero, non cercando di interpretarlo. Perché interpretare con varie supposizioni mentali, anche se profondamente scientifiche, vuol dire semplicemente sfiorare appena l'essenza della manifestazione.
Infatti, Egli dice: "Non potete sbarazzarvi dell'ignoranza e dell'illusione, quando siete ancora immersi in essa, quando siete ancora immersi nella non-verità". E' un fatto ben preciso.


"Il Signore ama la condotta morale ed è per salvaguardarla, per ridarle la purezza, lo splendore originario che Egli assume una forma umana. Se volete ricevere la Sua Grazia, dovete ispirare le parole, i pensieri e le azioni al Dharma (condotta morale).
Dovete prendere coscienza che Dio dimora in tutti gli esseri e ciò farà nascere in voi l'amore, la tolleranza, la simpatia ed il rispetto. Il lavoro ispirato dal Dharma vi farà progredire, senza che voi ve ne accorgiate, suscitando in voi un atteggiamento di devozione che vi farà raggiungere la
saggezza. Potrete gustare allora la dolcezza del Divino di cui essa è tutta pervasa. Il lavoro, la devozione e la saggezza corrispondono agli stadi di formazione del frutto, della sua crescita e della sua maturità finale. Ecco le tappe che indicano il progresso spirituale. Quando il frutto sarà saturo di succo zuccherino cadrà dall'albero, perché avrà raggiunto la sua piena maturazione e così entrerà nel divino".

BABA


Che cosa vuol dire lavoro? Lavoro significa che l'Universo è tutta un'attività, tutto si muove e tutto è attivo. Cosa significa Devozione? Dedicarci a questo, non tanto a noi stessi quanto ad un processo e ad un progresso spirituale che dentro di noi sentiamo e intendiamo.
Che cosa vuol dire saggezza? Saggezza è un misto tra sapienza e misticismo. La sapienza è il sapere della scienza, è il sapere della cultura,il sapere dell'uomo, della ricerca, ed è necessaria. Misticismo significa, in un certo senso, che questa sapienza deve essere illuminata e deve essere portata avanti attraverso un processo individuale che presuppone necessariamente dedizione e lavoro su se stessi. Quando saremo arrivati a questo, noi saremo sulla strada per entrare nel mistero. E' inutile, dice Swami, cercare di comprendere la natura del mistero fino a quando non si entra nel mistero. Non c'è niente da comprendere, semplicemente bisogna entrare per quella porta.


Cesare de Bartolomei


"Il corpo è una casa che ti è stata data in affitto dal padrone di casa, ci vivrai finché Egli vorrà, ringraziandolo e pagando l'affitto in moneta di devozione. Il miglior tonico è la forza di volontà. Diverrà grande questa forza di volontà, solo quando saprai di essere figlio dellimmortalità o una
persona che ha ottenuto, nel frattempo, la Grazia di Dio.
Dio è il residente interiore e perciò stesso, non può essere in alcun modo appreso nel mondo esterno. Amalo senza altro pensiero, renditi conto che senza di Lui nulla ha valore ed Egli è tutto. Solo allora diverrai suo ed Egli diverrà tuo: l'unione tra il Sé e l'Io". BABA

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Messaggio al Tempio del 20 ottobre 2002


Ci sono cose che bisogna profondamente capire.
Perché il cuore è sede dell'atma? Perchè, attraverso il cuore, lo Spirito agisce sul cervello e su tutto il corpo. Una persona del Centro ci ha riportato delle situazioni che sono state provate scientificamente. Ne siamo grati a Swami, che ha illuminato la strada di questa persona!

Cuore e cervello hanno lo stesso ritmo, la stessa onda, ma anche quando il cervello cessa di pensare, il cuore continua a vivere. Non è più una situazione di pensiero legata all'IO, non è più una situazione una situazione di ossigeno legata ai sensi, è una situazione legata alla spirito più profondo che vive nel cuore.
Siamo grati di questa scoperta che gli antichi Rishi già insegnavano: che il ritmo musicale del cuore e del cervello hanno la stessa identica simmetria, le stessa identica ortografia; e c'è di più: hanno la stessa identica situazione molecolare atomica dell'oro. Attraverso la coppa del cuore tutto il fisico e il pensiero dell'uomo viene irrorato dallo spirito. Da tempi lontani, grandi Incarnazioni, fuori dalla terra stessa, hanno illuminato il cammino dei Maestri : Osiride, Elìa, Geova, Krishna, attualmente Swami. Essi danno, alla mente e al cuore dei Maestri, l'iniziazione a diventare Avatar: Aurobindo, Buddha, Maometto, Gesù. Hanno in loro già il seme di questa idealità cosmica nella carne e nel fisico della Terra. Questa non è semplicemente una situazione mistica, è una situazione prettamente fisica, è una situazione biologica, è quello che permette la strada verso la conoscenza e l'immortalità.
Perché oggi? Perché oggi queste cose, anche se, a livelli di sintesi, sono state espresse, la scienza sta cercando la Verità dell'Universo nell'uomo, come l'antica mistica.
E perché oggi, qui, a Monteluce? Perché, oggi, nessuno di voi può negare che, attraverso situazioni apparentemente disarmoniche, di squilibrio, di violenza o di rabbia, attraverso situazioni apparentemente depressive e passive, si sta creando una nuova armonia che riguarda individualmente tutti, e in tutti riguarda l'UNO.
La grande orchestra sta per iniziare e, di conseguenza, ognuno prenda lo strumento adatto a lui ed entri in questa musica.

Da antichi tempi e da lontani Templi queste cose venivano insegnate e dette. Guru era detto il Maestro che insegnava attraverso le Upanishad, attraverso l'insegnamento, attraverso l'esempio.
Abbiamo una grande fortuna, la fortuna di una di queste Reincarnazioni su questa terra che, attraverso le mille Reincarnazioni di questa situazione cosmica che si incarna sulla Terra, permette in questo momento a tanti individui di diventare iniziati, ma non nel senso orgoglioso o sofferente della parola quanto della gioia e della beatitudine di questa iniziazione.

Non è di tutti l'iniziazione, ma coloro i quali sentono il Maestro sulla Terra che li chiama e li conduce devono ubbidire, e devono ubbidire solamente a ciò che loro sentono, nell'armonia che loro stessi creano intorno a loro.

Ci sono mille e mille ostacoli che vanno superati. Ostacoli dovuti al nostro carattere, al nostro temperamento, alla nostra sfiducia profonda. Ostacoli che sono anche all'esterno, dovuti ad affetti che devono essere superati, dovuti anche a contatti di sangue che vanno illuminati dalla Verità e che vanno preservati nella ricerca della Verità di noi stessi.
È un grande evento, come diceva Swami: voi parlate di eventi storici, di eventi umani, ma chi di voi può dire perché attraverso secoli e secoli si trova qui, in quell'ammirabile terra di Puttapharti o in questo piccolo Tempio? Forse qualche volta siete venuti trascinandovi nella noia, nell'indifferenza, nella gioia o forse perché è vicino o forse perché è tanto lontano...
In ogni caso questa esperienza tocca e, scusate se devo dirlo, se non tocca vuol dire che siete ancora sul cammino e non siete già iniziati a questa situazione che Swami vuole: dare la vita, dare noi stessi per l'ideale perché è così che si è formato il cosmo, il mondo, si è formato il corpo.
È questo si deve capire; se lo si capisce significa che siamo 'dolci' e facciamo entrare in noi questa dolcezza del sussurro di Dio nel nostro orecchio. Se invece si deve capire, allora, forse, Egli dovrà usare con noi una maniera più schietta, più pratica, più dura. Accettiamola comunque, fino in fondo, sia il sussurro dolce sia la spinta ruvida del Maestro, il famoso bastone Zen.
D'altro canto nel mondo ci sono situazioni che devono essere preservate come la vita, situazioni che vanno continuate come la ricerca, situazioni che vanno trasformate come la mistica. Ma non si tratta più di una mistica legata a un Credo religioso, è una mistica legata all'Universo.

Spesso formuliamo, e ci sentiamo dire, troppe scuse per impedire a noi stessi di eveolverci. Bene, queste scuse ormai hanno il tempo del passato perché quando si è chiamati, e quando ciascuno, in questa situazione di questo Tempio, trova una strada che si apre improvvisamente, rimane stupito e non si rende conto che il terreno è già stato arato e concimato, e che il seme, che siamo noi, deve germogliare. Non siamo noi che abbiamo fatto questa terra, non siamo noi che abbiamo arato, ma siamo noi che dobbiamo germogliare.
E siccome il germoglio di una pianta serve alla natura, o si capisce o si deve capire! Non abbiamo la facoltà di scegliere, una volta iniziato questo cammino, di tirarci indietro. E comunque anche coloro che hanno questa forza di tirarsi indietro, poiché in loro è stato seminato, col tempo, con gli anni, in altre vite il seme gettato germoglierà.

E' splendido il cammino verso la conoscenza, verso l'amore, verso la comprensione, verso questi grandi Maestri e più che Maestri, verso le grandi Entità, dette Avatar. Abbiamo una grande ed enorme fortuna in questo secolo: abbiamo avuto dei Maestri d'Occidente ed un grande Maestro d'Oriente, e abbiamo sulla Terra l'Avatar! Non dobbiamo dimenticare mai che questa storia è la vera storia, come dice Swami, non è l'evento degli uomini, non è la storia degli uomini: è la vera storia di questa grande creazione! Se noi entriamo in questa situazione, apporteremo la possibilità che un germoglio di un fiore dia polline alla creazione di altri fiori, perché questo mondo che adesso è tetro, soprattutto ottuso, ha in sé una grande debolezza: è un mondo non intelligente. E nella sua ottusità è scritta la sua morte e la morte di questi tempi stessi. Essi devono finire: non è più il loro tempo, ma possono ancora protrarsi.

Cesare de Bartolomei

"Dio ti fa piangere solo per riservarti una gioia più grande. Si può mangiare di più, solo quando si ha fame ed una buone digestione. Come fai a mangiare di più, se non hai digerito bene. Così Dio ti sottopone a difficoltà, pene, tristezze. Quando le avrai digerite, ti darà gioia e beatitudine, devi, a questo proposito, che non ti sarà facile comprendere il perché delle azioni del Signore. Le può capire solo chi ne ha esperienza diretta, gli altri mai.
Per alcune sofferenze superficiali, a volte, si pensa che Dio sia crudele,ma non è così : Egli vi sta, invece, preparando ad una gioia intramontabile".

Sai Baba

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Messaggio al Tempio del 15 settembre 2002

Che cosa vogliamo fare della nostra vita? Spesso ci chiediamo qual è il luogo dove vivere, qual è il luogo dove abitare, qual è il luogo dove morire. Spesso ci chiediamo: chi sono io? Perché? E non abbiamo risposta...
E allora significa che non è giusta la domanda. La domanda è: che cosa vuole Swami da noi? Dove vuole che io viva? Cosa vuole che io faccia? Come vuole che io agisca? Allora, se poniamo in questo modo le domande, le risposte sono più semplici. Certo, con questo non andiamo alla domanda ultima del perché della nostra esistenza, ma ci avviciniamo piano piano a una soluzione di questa vita del perché si è voluta questa vita per noi.

Non essendo noi in grado di condurre esattamente il nostro destino e di conoscerlo pienamente, sappiamo soltanto che dobbiamo volerlo intensamente e nel quotidiano.
La domanda che ci dovremmo porre è: questo è voluto da Dio? E se la risposta è sì, dobbiamo modificare il nostro atteggiamento mentale, il nostro atteggiamento di cuore, il nostro atteggiamento verso la vita.
Spesso siamo attaccati, anzi quasi sempre, ai nostri modi di essere, ai nostri modi di vivere, a un carattere che deve essere necessariamente cambiato. Si dice che il carattere non può essere cambiato, si nasce così. Ebbene dovremmo chiederci: ma è questo che Swami vuole? E vuole che abbia questo carattere? Se questo è il carattere che ci dà il karma, qual è l'indicazione e la
modificazione del signore del Dharma?

Dobbiamo cercare questa risposta camminando verso il futuro, e non rimanere nel passato, non
rimanere alla nostra nascita né pensare che la morte sia la fine, ma credere che essa sia un continuo divenire. E allora, cosa vuole da noi il Signore del Dharma? Perché non modifico il mio carattere? Perché, con presunzione, credo di capire, di intendere, di volere... quando, poi, il giorno dopo, ho compreso soltanto il mio errore e solo qualche volta ho compreso che ho fatto la
cosa giusta, per rendermi conto in seguito che anche ciò è temporaneo, labile e passa? Perché non seguiamo invece l'Eterno, l'Eterno che è in noi, il Divino che è in noi?
E allora, quando non abbiamo una indicazione chiara, chiediamo a Swami: "Dove vuoi che io viva?
Che cosa vuoi che io faccia? Oppure, se non crediamo in Swami, spero che crediamo nel Dio dentro di noi, nel profondo di noi stessi. La missione è proprio far sì che l'uomo creda, veda e
lavori per questa eternità che è dentro di lui.
Le nostre azioni ed il nostro modo di pensare e di essere devono essere finalizzati a questo, soltanto a questo, altrimenti, se siamo legati ai nostri ricordi, se siamo legati al passato, se siamo legati alle nostre abitudini, allora vuol dire che la nostra vita è legata ad un karma e, di conseguenza, finché non si libererà da questo karma, in un modo o in un altro, essa rimarrà sempre legata al passato.
Ma c'è una verità fondamentale e molto importante da sapere: il passato non esiste, e
di conseguenza se siamo legati al passato noi, profondamente, non esistiamo.

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Messaggio al Tempio del 28 luglio 2002

Godete pure del mondo, ma non senza considerare tutto come un dono di Dio. Vivete la vostra vita pervasi dal sentimento che ogni cosa è destinata alla soddisfazione del Signore e alla Sua Gloria. Non offrite ad altro la vita, se non al Signore. È Lui che vi ha dato tutto, a Lui solo va offerto.

La gente fa diversi tipi di carità. In India viveva una signora molto pia che era solita fare molte opere di carità, a seconda delle sua possibilità. Poiché andava sempre in giro con la testa china, alcuni le chiesero perché tenesse quell'atteggiamento così umile, mentre per tutti i doni elargiti avrebbe potuto camminare a testa alta. Ma ella rispose umilmente: "Il Signore mi porge tutti questi doni con mille mani, mentre tutto quello che so fare io è di regalarli con una sola. Come potrei sentirmi orgogliosa per ciò che faccio?" In realtà ci si dovrebbe vergognare di offrire con una sola mano ciò che Dio ci ha elargito con mille. Il messaggio di quella donna è un monito per l'attuale società: abbiate in voi quello spirito di sacrificio, secondo gli insegnamenti dei Veda, usate il corpo per servire gli altri, dedicate la mente a pensieri e a sentimenti nobili; dovete usare la vostra ricchezza per sostenere le istituzioni educative, per soccorrere i poveri e per dar da mangiare agli affamati. Questo è il modo per condurre una vita sublime, ricca di significato. La vita non vi è stata data per riempirvi di beni: a che vi serve il denaro, se poi diventate egoisti ed aggressivi? Non siete nati per questo scopo. Il corpo vi è stato dato per compiere delle rette azioni, agite rettamente e con spirito di sacrificio.

Baba


C'è un dovere, quando nasciamo, che è una semplice constatazione. Viviamo in mezzo al mondo, viviamo tra gli uomini, viviamo in una comunità: il dovere è di saper vivere per noi stessi in questa situazione di interazione con
altre persone. Detto in parole semplici: ama gli altri come ami te stesso. Ecco che in queste semplici parole di Swami e di Gesù coincidono due situazioni ben precise: dovere verso gli altri e piacere per noi stessi per questo
dovere. È come se tutto nella nostra vita fosse un discorso di piacere e dovere e di dovere con piacere. Finché noi non abbiamo questo piacere nello stare in questo mondo, noi in fondo andiamo contro il dovere iniziale: quello di stare in questo mondo. Sia Swami sia Gesù dicono: siate in questo mondo con il piacere del dovere; anzi, il piacere è un dovere. Se qualcosa non ci piace vuol dire che non stiamo adempiendo il primo insegnamento: segui il dharma, segui ciò che è dovere. Prima della nascita e dopo la nascita c'è un periodo di tempo in cui dobbiamo arricchirci di questa esperienza. Possiamo fare mille cose, ma se non le facciamo con il piacere di farle e con il piacere di farle anche per gli altri, è inutile che le facciamo. La differenza profonda tra un fare ed
un agire è questa: si fa per dovere, si fa perché ce l'hanno comandato, si fa perché si deve fare. Agire, invece, vuol dire agire dentro di noi con una spinta iniziale di fare qualcosa con il piacere di farlo. E con il piacere di farlo per gli altri.
Quando Gesù muore sulla croce, e quando Swami cammina tra la gente, essi hanno il piacere di questa azione. Apparentemente può sembrare un sacrificio, apparentemente è una situazione di dolore, ma essi sono nati per dare agli altri questo piacere, perché è l'unico modo per cui gli altri intendono. Nessuna pianta cresce se non viene annaffiata e se non c'è il sole, nessun corpo vive se non ci sono il sole e l'aria e il cibo. Di conseguenza il mondo intero e l'Universo hanno il piacere di donare questa vita, hanno il piacere in quanto non possono fare altro. Ecco che il dovere, l'essere diventa un piacere, ossia un modo per essere, per esistere. Di conseguenza quando si fa un'azione non ci si aspetta nulla in cambio. Quando la si fa per dovere è un qualcosa di profondamente non proprio, ma quando si agisce per se stessi e per gli altri, e così facendo si sente il piacere di questa vita, siamo sulla giusta strada: quella è un'azione giusta. Ananda, gioia, dice Swami, deve inondare la vita. Ananda, felicità, deve essere per tutti. Nessun Dio potrà mai dire all'uomo: "Sacrificati contro te stesso!", perché Dio e l'uomo sono nati per comunicare tra di loro attraverso il piacere e la gioia. Ananda, dicono gli Indù. Felicità e compassione, dicono i Cristiani, non c'è alcuna differenza. Se non hai piacere nell'azione che compi, tu stai facendo una non-azione, ossia un'azione contraria e questo genera dolore e sofferenza. Se non comprendiamo esattamente tutto questo, se non comprendiamo che il piacere è un'azione e che se non è verso gli altri non può essere neanche per noi stessi, siamo ancora ai piedi dell'animalità più atroce. Il cane mangia
il cibo solo per se stesso, ma Swami un giorno raccontò che i corvi dividono il pasto tra di loro perché solo in questo modo essi godono del piacere di mangiare, solo quando anche l'altro simile mangia di quel piacere.

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Messaggio al Tempio del 21 luglio 2002

La mancanza di energia è morte, la forza è salvezza. Al miliardario piange il cuore quando deve pagare le tasse; invece il preside cede tranquillamente la scuola, i mobili e i laboratori, quando è trasferito ad un altro istituto.
Perché? Perché il preside sa di essere solo il custode e non il proprietario e non è attaccato a quegli oggetti, in quanto sa che appartengono allo Stato. Anche tu convinciti che famiglia, casa, terreni, macchine, ecc. sono tutti
proprietà del Signore; tu sei solo il depositario e devi essere pronto a restituire tutto senza fiatare e su due piedi.

Baba


In questo messaggio Baba ci rivolge un monito preciso: distacco da qualunque situazione terrena. Il distacco dagli affetti, il distacco dalle ingiurie che spesso sovrastano il nostro modo di agire, perché si deve costruire
un Tempio. Il nostro Tempio, noi stessi. In tanti anni di vita devo constatare che poche persone, compreso il
sottoscritto, hanno cuore.
Ho conosciuto migliaia di persone, ma forse una o due avevano cuore. Eppure c'è una presunzione ed una arroganza inutile nel pretendere di sapere ciò che è giusto e ciò che non è giusto. Poi subentra il grande interrogativo: il perché della vita, il perché della morte. E di fronte a questo Swami sorride e dice: "Ed ora, dammi una risposta!" Ma la risposta può essere data solo da coloro che agiscono con il cuore. Cuore non vuol dire il falso voler bene, o le false parole d'amore, o i falsi atteggiamenti. Cuore è un modo di vivere, è un modo di esistere, è un modo di essere. Colui che ha cuore trasmette immediatamente intorno a sé la capacità della Verità, la capacità della serenità, la capacità dell'amare. Viviamo tempi difficili, dice Swami, tempi di profondo Kali-Yuga. Solo alcune persone, alcuni maestri d'oriente e d'occidente (e dico alcuni, e che io sappia non sono più di tre), ci indicano al strada. Dobbiamo seguire questi Maestri fino in fondo. C'è un discorso di Swami sul quale i nostri amici della musica hanno composto una canzone. L'uomo una volta era un'ameba che lottava contro tutte le forze dell'Universo: cataclismi, alluvioni, distruzioni. Ma questa ameba cosciente ha vinto tutte le forze della natura ed è emersa la coscienza dell'uomo, simile alla coscienza di Dio.
Quando facciamo delle osservazioni, quando chiediamo qualcosa, pensiamo un istante a quello che eravamo e a quello che siamo diventati. Mettiamoci di fronte ad uno specchio e chiediamoci se abbiamo seguito il giusto percorso e se quello che abbiamo richiesto è giusto. Non mentiamo a noi stessi e soprattutto siamo consapevoli che la via del cuore è una via piena di gioia, ma che inizialmente ha dei grossi ostacoli. Anzi ha un ostacolo enorme: l'ego. In ciascuno di noi l'ego è qualcosa di altamente risonante. È così risonante che non si odono più le parole del Signore o le parole dell'amico. Non c'è nessuno che non creda di sapere o di essere qualche cosa, e sono davvero molto rare le persone che sono in grado di dire veramente "io sono così umile che non so ancora che cosa fare". Tutti dicono di sapere perché Dio ha detto, perché Dio ha fatto; si parla di angeli, si parla con facilità di amore, ma intorno c'è molta morte e questo vuol dire che l'amore non è stato seminato bene neanche da noi. Swami dice, come disse Gesù: "Seguimi!". E come tutti gli uomini dubbiosi, incerti, rispondiamo: "Dove? Perché? Chi sei?" Ma i maestri non danno assolutamente risposta, perché è una questione di fede. È ciò di cui Swami dice: "Questa è la forza, questa è la salute. Se tu vuoi sapere l'obiettivo, non hai assolutamente compreso il perché del mondo".
Giobbe chiese a Dio il perché di tutte le disgrazie che gli capitavano e Dio rispose: "Uomo, dove eri tu, quando Io concepii il mondo? Dove eri tu, quando Io ho creato la terra, le stelle? Dove eri tu, quando la mia forza divina si è espansa in tutto l'Universo? Come puoi dunque pretendere di sapere il perché delle cose?"
E Swami dice: "Che vuoi sapere della vita? Io vedo in te le vite passate, vedo in te le vite future, vedo l'azione che farai anche tra mille anni. Abbi fede, dunque". Questo è importante, questa è la forza, questo è Dio.

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Messaggio al Tempio del 30 giugno 2002

Sei stato salvato, sappilo! Va? a dire al mondo che sei stato a Puttaparthi e che lì hai trovato il segreto della Liberazione.


Baba

Il messaggio del 30 giugno di Swami giunge nel cuore delle persone in questo momento di grande follia.
Puttaparthi è il cuore del mondo, ed illumina anche alcune realtà, forse piccole, che si ispirano al luogo dove vive il Baghavan. Quanti ricordi affollano la mente nel momento che pronunciamo le due parole magiche: Baghavan
e Puttaparthi, dove la realtà divina si è incarnata e dove attraverso i tempi, il passato ed il futuro, essa fa di tutto per dirigere questa umanità verso il profondo Sé, verso il Dio profondo che vive nel cuore di ciascuno: l'Atma.
Qualche volta dobbiamo pensare a quante persone nei secoli passati hanno cercato di far vivere e rivivere, di tramandare questo messaggio: il messaggio del Dio che è nel cuore di ciascuno. Questo è un messaggio dai tanti fili e dalle tante possibilità; noi, qui a Monteluce, abbiamo raccolto un filo, un messaggio, noi come tanti altri
in altri luoghi. Ma spesso il sentimento umano, la nostalgia, i ricordi si accavallano nella nostra mente e spesso il futuro sembra annebbiato, lontano... e poi arriva, come è successo oggi, questo messaggio: sappilo che sei salvo e va' nel mondo a dire che sei stato a Puttaparthi, dove hai conosciuto il segreto della liberazione. Messaggio antico che l'antico Maestro duemila anni fa disse ai suoi: Voi che mi avete conosciuto, andate in giro e ditelo che mi avete conosciuto e trasmettete quello che io sono, la presenza del Dio sulla terra, la presenza del Dio che è in voi. E si dice che quei bravi rabbini, impauriti dal potere, uscirono fuori e trovarono in se stessi la grande forza delle grandi legioni degli angeli e cominciarono a parlare, a salvare, a profetizzare: abbiamo conosciuto il Cristo! Noi, dopo duemila anni, possiamo dire: abbiamo conosciuto Sathya Sai Baba, il Cristo, nella sua reincarnazione attuale. Cerchiamo di ricordarlo sempre questo, perché qualche volta i sentimenti dell'uomo oscurano i ricordi più sacri!

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Messaggio al Tempio del 05 maggio 2002

"Abbiamo sentito che gli albori della saggezza si intonano alla visione non dualistica. Chiunque, per quanto saggio sia, riceve influssi differenti, quando viene sottoposto ai contrasti del dolore o del piacere, della perdita o del guadagno. Gandhi insegnò in molti modi alla gente gli aspetti della non violenza. Il significato di non violenza è che non si dovrebbe provocare a nessuno dei danni né coi pensieri né con le parole né con le azioni. Gandhi fece voto di attenersi a questo proposito per tutta la vita, ma ci fu un’occasione in cui vedendo una mucca soffrire di dolore, non riuscendo a
sopportare quella scena, consigliò ad un medico di praticare un’iniezione che ponesse fine alla vita dell’animale. Perciò, per alleviare la sofferenza di un individuo, a volte, possiamo fargli del male.
L’unico modo in cui si può prendere il sentiero della non violenza, è di riconoscere l’unità dell’atma, che è presente in tutti gli esseri viventi, e nel considerarli uguali."

(Da: Mother Sai n.6 /14 nov. Dic. 1990, pag.30)

Il messaggio di oggi di Swami dovrebbe far riflettere molte persone e noi stessi: la necessità karmica di eliminare un male provocando un male minore. Swami afferma che lo stesso Gandhi, di fronte alla sofferenza di un animale, decise l’eliminazione della vita. Gli obiettivi, le grandi aspirazioni sono come un grande magnete verso il quale noi andiamo, ma esiste una gradualità di esperienze tra il punto dove siamo e l'obiettivo stesso. In altre parole, la forza vitale ha delle leggi precise che sono l’istinto di sopravvivenza, di conservazione e del desiderio della vita a tutti i costi. La coscienza umana deve trasformare questa forza vitale in una forza che permetta alla stessa coscienza di intervenire nelle cose del mondo. È un percorso lungo, variegato secondo le nazioni, i popoli e gli individui. Spesso, accecati da un obiettivo, diamo dei giudizi su coloro che ancora percorrono una certa strada, e, di conseguenza, pecchiamo di orgoglio. Swami richiama ciascuno di noi, con questo messaggio personale, ad una Verità: è facile parlare di non violenza, è facile parlare di vita di fronte a dei corpi straziati dalle guerre, dalle bombe, dalle malattie, ma quando la forza vitale è accecata dal dolore, la coscienza si ritira in un angolo e non può più sprigionare la sua luce. In quel momento, per non ritornare allo stato brutale ed animale, Swami dice che è possibile togliere la vita.
Non pensate che si tratti solo di un animale, il termine è grande. Ciò che si può fare al piccolo, è giusto che avvenga anche al grande. In questi giorni, abbiamo visto una situazione molto delicata di una donna arrivata allo spasimo, alla sofferenza più acuta del proprio corpo. Tra qualche mese quel corpo sarà completamente ottenebrato dal dolore, dalla non coscienza, dalla brutalità della sofferenza. Di fronte a questo, è giusto o non è giusto che la coscienza, finché domina quel corpo, decida? O è giusto o non è giusto che sia la sofferenza, nella sua più acerba e cruda
brutalità, a decidere dopo?
È un grande quesito al quale non si può non rispondere se non in questo modo, a mio parere: ciascuno segua il comando della sua coscienza: egli solo, in fondo, è partecipe del grande evento della sua vita e del grande evento della sua morte, tutto ciò che è estraneo, tutto ciò che sono gli altri, tutte le grandi regole del mondo, nel momento della morte sono completamente estranee alla decisione individuale della coscienza di un individuo.
Credo che sia questo il giusto passaggio, il giusto cammino, la giusta responsabilità karmica che l’uomo di fronte e se stesso deve decidere fino in fondo.

Cesare de Bartolomei

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Messaggio al Tempio del 7 ottobre 2001

La fede in Dio e nella Sua Onnipresenza deve essere incrollabile perché l?uomo possa vincere.

BABA

Oggi voglio invitarvi a riflettere su un interrogativo che vi esporrò sotto forma di immagine.

C'è un bambino ebreo che viene ucciso da un terrorista palestinese; c'è un bambino palestinese che viene uccciso da un soldato ebraico. Tutti e due e tutti e quattro i personaggi e tutt'e due gli episodi sono Dio.

C'è una galassia che si scontra con un'altra galassia e crea delle distruzioni immani: tutto questo è Dio.

Ma nell'uomo prorompe un grido: "No! Questo non deve più continuare e non deve più essere!": anche questo è Dio.

E allora ci poniamo di fronte ad una scelta da uomini, e anche questo è Dio: se voler continuare a vedere eccidi, misfatti, universi che si scontrano oppure dire no nel segno della continuità: anche questo è Dio!

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Messaggio al Tempio del 23 settembre 2001


In questa Era dell'Ignoranza, o Kali-Yuga, non è evidente il principio dell'Amore perché viene soffocato dall'invidia, dalla superbia, dall'odio, dalla paura, dalla menzogna e dall'empietà. Ecco perché sarebbe meglio chiamarlo Kala-Yuga, l'epoca della fazioni, segnato dai litigi tra madre e figlio, tra padre e figlio, tra maestro e alunno, tra guru e guru, tra fratello e fratello, tra popolo e popolo. Il miglior modo di pulire la mente da tutti questi
impulsi malvagi è la ripetizione del nome di Krishna. Mi potreste domandare: "Ma se ci mettiamo a fare questo, che tempo ci resta, poi, per guadagnarci da vivere"? Lasciate che ve lo dica: se avete una fede pura e costante nel Signore, Egli non solo vi provvederà il necessario per vivere, ma anche il nettare dell'immortalità. Voi avete questa enorme potenzialità: quella di scoprire il Signore dentro di voi e di spingervi a concedervi quel nettare.

Per arrivare alle fonti della Beatitudine e dell'Immortalità ed all'unione con tutti gli esseri ,basta riconoscere la propria ignoranza. C'è una parola sanscrita,vyakti, che significa individuo, persona, perché egli deve rendere
vyakta, ossia esplicita, la propria divinità. È la tua realtà: scoprila, dimora in essa e desidera di divulgarla a tutti. Respingi tutti i desideri: vivi per qualche ettaro di terra, per un pingue conto in banca, per una bella casa, un'auto o delle radio TV. Desidera, invece, quella gioia che non appassisce mai, che non dà mai sazietà, che è profonda continua e rinforzante: la gioia della realizzazione divina. Scopri la tua sacralità, la tua divinità, la tua verità. Ammetto che possiate avere dei dubbi su cosa consista il proprio dovere, la verità, l'amore, ma non potete avere dubbi su voi stessi, no? E allora, cercate di scoprire chi siete e siate fissi nella verità. I dolori e i disastri sono nubi che passano nel cielo e non possono ferire le profondità dello spazio. Il tuo dovere è di andare avanti senza esitare né posporre. Chissà in quale momento verrà la morte? Forse stanotte, forse adesso, quindi, non tardare.Forse che rimandi a domani la cena di oggi? Nutri lo spirito con lo stesso scrupolo col quale nutri il corpo.

BABA

Individuo e Spirito sono la stessa cosa. Swami dice che conoscendo se stessi e rafforzando la propria individualità, noi nutriamo lo Spirito e conosciamo l'Universo. Le cose che stanno accadendo in questi giorni nel mondo hanno una risonanza in noi stessi spesso duale. Essi risuonano in noi, nel senso che sentiamo
il dolore o la gioia di una situazione, ma non agiamo mai secondo questa gioia e questa situazione. Perché?
Perché, secondo Swami, noi non scopriamo chi siamo. Sì, d'accordo, dice, lavorate per avere una buona casa, un pezzo di terra, la TV e ciò fa parte non dell'Io profondo ma delle cose, di ciò che è esterno. In questo modo
noi non scopriamo noi stessi. In questo momento, ciò che sta accadendo gira intorno a queste cose, non gira profondamente nell'interno dell'individuo, nel proprio io. Ci si muove per paura, ci si muove, in fondo, per paura di perdere ciò che abbiamo. Profonamente, ciò che sta accadendo non è lontano dal discorso di prendere, afferrare le cose, l'arroganza, l'odio, la superbia. Ma la Verità è lontana da questo. Due campi si sono creati ma si trovano, in fondo, sulla stessa sponda, mentre la sponda dell'Universo, dello Spirito, dell'Immortalità, della Conoscenza di ciò che è profondamente continuo, è lontana. Questa Terra è destinata come tutte le cose a perire, ma come
tutte le cose che esistono è destinata ad essere eterna. Dovete comprendere esattamente cosa si vuol dire con questo. Essa perirà nelle cose, essa perirà nei fatti, essa perirà negli eventi, ma essa continuerà in quel sentimento di Immortalità e di Universaliltà che deve, necessariamente, animare tutte le nostre azioni. Questo ci dice Swami: non dovete seguire quello che è un dovere astratto, un'azione astratta. Conoscete voi stessi, come disse anche il grande Maestro duemila anni or sono, e conoscendo voi stessi portate avanti voi stessi. Questo non è ego, questo non è arroganza, questo non è presunzione: è la via della verità, perché conoscere noi stessi non significa né arroganza né presunzione né superbia. Significa, inanzitutto, sofferenza. Con questo non si vuole 'inneggiare' alla sofferenza; è semplicemente una constatazione. È come quando uno vuole liberarsi di un tumore: va dal chirurgo che lo opera. Certo, l'operazione gli provoca sofferenza, ma lo libera dal tumore. E i tumori che ci assillano sono esattamente questo istinto di conservazione e di possesso che necessariamente porta ad un fatto tumorale, e per questo l'Io è appesantito. La profonda ricerca del Sé viene, in un certo senso, affondata dal grave peso delle nostre azioni. Non c'è una sola azione che non facciamo per mostrare noi stessi, per conservare presunti affetti o presunte situazioni di ricchezza destinate necessariamente a non essere. Essi, in fondo, non sono che forme completamente prive di sostanza. Poche persone al mondo seguono l'istinto e l'idea dell'Universo. Quando giungono a quei livelli, queste persone si distaccano da ciò che è comune e da ciò che è mortale. Ma state attenti anche in questo: non create arroganza né superbia in questo tragitto perché si è deboli quando si applica il distacco dalle persone e dagli affetti; sarete logicamente appesantiti dalle comuni parole, dalle comuni idee, dalle comuni conversazioni e allora vi sentirete superiori. Ma sappiate che non siete superiori fino a quando queste comuni parole, queste comuni idee vi appesantiscono. Sarete superiori quando esse non saranno più in grado di toccarvi, perché allora diventerete un fatto trainante, una personalità carismatica. Non seguite mai quelli che sono i piccoli desideri di possesso, di privilegio, della conservazione. State attenti! Anche dietro al sorriso di un bimbo si può celare un grosso pericolo: l'appagamento, la soddisfazione, "adesso ho raggiunto tutto!" Ma non avete raggiunto niente, perché quel sorriso di un bimbo è destinato a crescere, quel sorriso è destinato a diventare una smorfia di dolore nel tempo. La Verità non si trova in questo. Il distacco mentale non è un vero distacco. Molti operano il distacco mentale che viene insegnato nelle scuole di yoga, dove si leggono i testi sacri, e io vi dico che finché frequentiamo quelle scuole e finchè leggiamo soltanto i testi sacri non abbiamo ancora conosciuto il distacco. Il distacco è qualcosa che non si può assolutamente insegnare. Il distacco è un modo di esistere. Il distacco è un modo di essere, il distacco è un modo di morire e di non morire. Finchè si chiede che cos'è il distacco, vuol dire che non conosciamo che cos'è il distacco. In un certo senso, le cose che stanno avvenendo vanno viste dall'interno e contemporaneamente sotto la bandiera dell'Immortalità, dell'Infinito. Non mettetevi dalla parte di una o dell'altra fazione, perché sono cose misere da ambedue le parti; lottate per ciò che è Infinito e lottate perché ciò che è Infinito diventi Immortale. Anche i nostri cari moriranno, anche le nostre case saranno distrutte dal tempo. Allora meditate su questo profondamente, cercate, come dice Swami, di sapere chi siete, ma al di là di queste cose, cercate di non perdere troppo tempo intirno a questo tavolo fatto di forme; cercate dentro di voi di insegnare e di insegnarvi che cos'è veramente la ricerca dell'Eterno
e dell'Infinito che passa necessariamente attraverso la fase del distacco.

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12 agosto 01 - Messaggio del Tempio.


"Davanti alla morte tutto svanisce: posizione, orgoglio, potere. Se l'hai capito, combatti giorno e notte con purezza di corpo, di mente e di spirito per prendere coscienza del sommo Sé per mezzo del servizio reso a tutti gli esseri viventi. Al corpo si deve prestare una manutenzione come ad uno strumento adatto a tale servizio, ma ricorda che tu non sei questo corpo, questo corpo non può essere te".

"Una società che dica di essere divina deve servire ad eliminare l'invidia , la vanagloria, l'egoismo, l'avidità, ma le società attuali incoraggiano e tendono a fare crescere quelle tendenze malvagie. Il vero devoto non ambirà mai a posizioni sociali così corrotte, ma le schiverà come trappole che lo trascinerebbero in basso. Io vengo solo se si dà valore alla sincerità, alla fede e all'abbandono a Dio.Quindi passa le ore nel silenzio della meditazione e nella ripetizione del Nome, in casa, e approfondisci la tua fede".

(Baba)

Oggi, 12 agosto 2001, ci eravamo prefissi di portare a compimento il documento che riguarda la società e i valori umani [v. 'GATA']. Nelle parole di Swami che abbiamo appena ascoltato viene ribadito che "una società che dica di essere divina deve servire ad eliminare l'invidia, la vanagloria, l'egoismo, l'avidità, ma le società attuali incoraggiano a fare crescere quelle tendenze malvagie". Baba ci dà in questo modo un'indicazione: non c'è compromesso con queste società, e non ci può essere compromesso, perché le società attuali tendono a far crescere tendenze malvagie e tali tendenze portano, di conseguenza, a gravi discrepanze sociali come la fame, le malattie e così via.
Qual è la nostra posizione? Il vero devoto, dice Swami, non ambirà mai a posizioni sociali così corrotte, ma le schiverà come trappole perché potrebbero trascinarlo in basso. Occorre sincerità, fede e abbandono a quella che è l'Idea. È un'indicazione precisa: non tendere mai a situazioni di potere, quando esse portano o agevolano o accrescono queste discrepanze sociali, queste tendenze malvagie.
Nel Mandir, spesso Swami guarda a noi con sguardo severo. Con la stessa severità dobbiamo guardare a questa società, e con la stesa severità dobbiamo guardare a coloro che agevolano le tendenze malvagie e creano le discrepanze. Il cammino del divino non è un cammino facile. Swami dice: mille trappole tendo a voi devoti: trappole del personale, trappole che riguardano il nostro quotidiano. Ma questa via si intraprende attraverso i lunghi deserti del tempo, come una grande carovana che cammina nel deserto e cerca di raggiungere l'orizzonte e il sole che sta all'orizzonte, e cammina e cammina in silenzio, ben conscia che l'orizzonte non sarà mai raggiunto e che il sole non sarà mai, in un certo senso, conquistato. Le donne sono a fianco agli uomini e guardano lontano. Bisogna amare le donne e gli uomini che hanno lo sguardo lontano, perché essi guardano il sole. E improvvisamente, ciò che sembra irraggiungibile, avviene, come fu scritto nelle sacre scritture della Bibbia: il sole si avvicinò e si fermò. Non è importante il fatto astronomico di per sé, è importante ciò che avvenne; e fu così che il popolo eletto, i devoti, quelli cioè che hanno fede e che vogliono prendere coscienza e conoscenza, fermarono gli astri e vinsero la battaglia.
E così la tribù, gli uomini del deserto, entra nel sole e diventa sole. Non è un miracolo, è un fatto naturale, è una storia precisa, è una legge astronomica, è una legge fisica. Tutto ciò che gravita intorno ad una massa più grande, prima o poi viene inglobato. Se noi giriamo vicino a Dio, noi diventiamo Dio, ma la strada è lunga, difficile, e bisogna guardare lontano, non fermarsi ai piccoli ciottoli del nostro quotidiano. Varie vite sono necessarie, occorre essere severi e gioiosi nello stesso tempo, ma mai scendere a quel compromesso sulle tendenze malvagie e sulle discrepanze sociali, mai e poi mai!
Per questo, nel portare avanti questo documento che intendiamo proporre sul piano sociale, ci gettiamo nel buco nero della lotta, ma con fede e guardando lontano, sicuri del sole che ci aspetta.
Così è bello parlare e così è bello sentire il compagno o la compagna vicini, gli amici, il gruppo; guardare lontano e non fermarsi mai ai nostri intricati intrecci del quotidiano che sono come una corona di spine posta sulla testa del Maestro antico.

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23 agosto 1998

LA GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI

 

"Aumenta la tua forza fisica, l'acume mentale e la tua abilità di scoprire la via, la felicità duratura. Ti verrà, allora, l'attaccamento, il quale, se rivolto verso il Signore, diventa devozione, la quale, a sua volta, si trasforma e si stacca da tutto ciò che distoglie la mente da Dio, e conduce alla liberazione finale."
(Sathya Sai Baba)

Ecco un messaggio di Swami che coincide esattamente con i tempi. "Rafforza il tuo fisico, rafforza la mente, rafforza l'anima perché tutto diventi, poi, devozione"
Come abbiamo accennato ieri e l'altro giorno, è iniziata quella che Steiner aveva già profetizzato: la guerra di tutti contro tutti, in un certo senso, il terzo conflitto mondiale.
Solo i ciechi non riescono a vedere, solo i sordi non riescono a sentire. Il problema è che noi dobbiamo indirizzare le nostre forze perché vincano le forze della luce e dell'evoluzione.
Quando si crea una trincea si sta da una parte o si sta dall'altra. Questo deve essere un punto fermo, deve essere un punto chiaro.
Prima, però, bisogna eliminare tutti quei dubbi interiori, quelle situazioni di ostacolo a questa devozione e a questa dedizione alla causa. Mère, come spesso abbiamo detto e come spesso ripetiamo, afferma che tutto parte da un rafforzamento interiore e individuale. Senza questo rafforzamento interiore e individuale non si crea nessuna comunità, non si crea nessuna possibilità di sviluppo dell'Io. In un certo senso, la strada più difficile, ma è l'unica strada che ci può portare a una vittoria nei confronti di questo momento cruciale già profetizzato seimila anni or sono, e che Swami, in una situazione particolare, definì come tempo di Kali.
Quando accettammo questa indicazione, se volete, questa profezia, che è giunto il tempo di Kali, sapevamo che, sposando questa situazione, avremmo trovato molti ostacoli nelle abitudini, nella mente e nei cuori delle persone. Ma forse questo non può più essere il momento dell'attesa. Si è atteso molto, ma l'evento è arrivato. È un evento che, forse, l'umanità avrebbe potuto evitare, è un evento che, forse, avremmo potuto addolcire, ma è un evento di enorme tragedia ed è una tragedia che investirà molti paesi e molte situazioni.
Notizie che giungono dall'India, ci dicono di Swami molto severo, che dà addirittura previsioni terribili che non riguarderebbero soltanto questioni catastrofiche di carattere terrestre come sommovimenti tellurici, ma anche situazioni dell'animo dell'uomo.
Noi, a suo tempo, chiedemmo a Swami il consenso per poter agire, in un certo senso, nell'animo di coloro che conducono le Sue organizzazioni. È chiaro, come già ho accennato a qualcuno recentemente, che l'opera di questo Centro sarà la divulgazione di idee e dell'opera e della Parola di Swami e che porterà alla luce, se possibile, quello che di profondamente grande e misterioso è nel cuore del presente Avatar e dell'antico Avatar, e più ancora dell'Avatar di seimila anni or sono.
Siamo chiamati, proprio come Centro, ad una situazione difficile, perché operare per indirizzare, se possibile, verso un obbiettivo difficile come il raggiungimento delle interiorizzazioni personali per poi indirizzare queste forze verso lo divulgazione, la forza della luce… è un'opera, se volete, di scure e di spada.
D'altro canto, quando Swami mi chiese con estrema chiarezza se volevo essere anch'io partecipe di questo credo nella Dea Kali, che significa 'distruzione e nuova creazione', senza esitazione la mia risposta fu SI'.
Di conseguenza, nella mia vita e nella vita delle persone che aderiscono a questo Centro non ci possono non essere sommovimenti tellurici, movimenti molto difficili ma gioiosi al tempo stesso, perché credere in certi valori o nei valori dell'amore (ma del vero amore, non quello fatto di parole, che sono soltanto fandonie, ma fatto di fatti, azioni precise, scelte che si conducono) significa anche vivere e forse morire per questi valori.
C'è un gruppo di giovani che partirà lunedì per Puttaparthi. Essi sono riusciti a far coincidere nei loro cuori figure di eroi moderni e umani, come la figura del grande combattente per la libertà e per i poveri che fu il Che…
Ecco allora lo spirito e la materia si uniscono quando nel cuore di ciascuno c'è una sola parola: 'amore-libertà' e il vero rispetto verso gli altri. Non è soltanto una questione di essere cortesi con gli altri, di formalità, di formalismo; non è il perbenismo, ma è qualcosa di profondo, è credere.
Gli indiani usano la parola NAMASKHAR che significa: saluto il Dio che è un te. Non abbiate mai atti di presunzione o di orgaoglio quando questa parola viene rivolta a voi, perché voi sapete e dovete sapere che dietro questa parola 'Dio' c'è anche l'ombra, c'è la nostra ombra che oscura questa luce. Il vero nemico è in noi. L'anticristo è in noi e se queste cose che stanno avvenendo nel mondo ed hanno un'eco tragico ed iniziano a colpire ogni paese, queste cose avvengono perché in noi non c'è la certezza, la bontà, la profonda dedizione affinchè queste cose non avvengano.
È tempo di Kali, disse Swami, 'Sono l'Avatar di questo tempo'. È sceso proprio perchè questo sarà un tempo difficile, un tempo di profonde scelte, un tempo di profonde contraddizioni. È il tempo preconizzato dagli antichi bramini, è il tempo che alcuni veggenti dell'Occidente hanno previsto alla fine di questo secolo. È il tempo della guerra di tutti contro tutti, è il tempo in cui l'amico diventa nemico, è il tempo in cui l'amante diventa avversario, è il tempo in cui il figlio ti guarda con sospetto, è il tempo in cui il padre guarda con diffidenza il figlio , perché questa è la realtà in cui viviamo. Dobbiamo trasformare questa realtà in una situazione diversa, ma per fare questo occorre che ciascuno trovi in se stesso quella forza e quel contatto interiore.
Noi crediamo che Swami prosegua la linea degli Avatar Krishna e Gesù. Crediamo che Swami … e voglia portare avanti anche l'insegnamento più umano di Aurobindo e, forse, di altri Maestri di Occidente. Crediamo che il suo assenso affinchè si operi nelle menti, soprattutto della sua organizzazione, quell'assenso non sia stato dato con superficialità, ma con profonda coscienza, perché profonda coscienza è stata trasmessa.
Parte questo gruppo, è un gruppo giovane, è un gruppo nuovo, è un gruppo entusiasta alla ricerca di qualcosa, è un gruppo che porterà un messaggio, è un gruppo che porterà una nuova linfa , che porterà l'indicazione.
Come disse Gesù:- Che i morti sotterrino i propri morti e i vivi stiano con i vivi!
Parole ermetiche, ma vuol dire che il Dio che è in noi è il Vivente. É il Dio, che è in noi, è il Vivente.
I morti sono il passato.
Il nostro scopo è che ciascuno raggiunga per se stesso la propria indicazione di vita , lasciate le cose vecchie e stantìe, lasciate i vecchi detti, le vecchie storie. Come disse Swami, il passato è passato, occorre agire nel presente, nel momento attuale, adesso. Forse questo messaggio probabilmente sarà recepito in una forma diversa da quello che ha voluto dire, è un canto di giubilo:

Finalmente l'attesa è finita,
finalmente si va!
Noi crediamo profondamente
nel sorriso dei bimbi,
nel canto delle donne,
nella dolcezza e nella tenerezza dell'uomo:
queste sono le nostre forze,
queste le nostre armi!

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15.01.95
SULLA RICERCA

(Commento a "Atti degli Apostoli", cap. 16 vv.16-24)

Spesso le capacità dell'uomo non sono in sintonia coi livelli spirituali. Nel brano appena letto, c'é la figura di una donna che ha grosse capacità di visione e di veggenza, ma il demonio è in lei. Da ciò si deduce che le capacità non sempre coincidono con la profonda ricerca spirituale che porta alla conoscenza dell'Assoluto.
Spesso la moltitudine delle persone è contraria a coloro che cercano la Verità. Le persone vengono trascinate in tribunale, come Paolo, e la gente non comprende.
La strada spirituale non è una strada in cui si possono far partecipi molte persone delle esperienze che si vivono. Spesso l'uomo in questa ricerca è preso dai dubbi e dal vento della follia, perché la gente, coloro che ignorano, non possono sopportare colui che ricerca.
Questo brano giunge a proposito perché il cercatore spirituale spesso è confuso con il ciarlatano, l'esibizionista, e anche colui che ha delle capacità, colui che cerca nella strada spirituale, può essere raffigurato come Gesù nel Getsemani quando, di fronte all'Angelo che porgeva la coppa, cercò di rifiutare quella strada, la strada della realizzazione di sé stesso e in quel rifiuto compì il grande evento, perché è nella totale successiva accettazione che si ebbe la grande realizzazione del Cristo.
Noi che ci troviamo riuniti in un piccolo gruppo, spesso ci sentiamo assaliti dai dubbi di una ricerca, dagli esiti di questa ricerca. Spesso nasce forse anche nei nostri cuori una certa invidia per coloro che si allontanano e tornano a un quotidiano molto diverso da questo luogo, ma così è. Anzi, come direbbe il grande maestro Paracelso: "Tanto è così"!
Quando si è su una strada in cui si cerca l'Ignoto e si cerca il contatto con il Divino, è chiaro che non si può vivere un quotidiano comune, ed è chiaro che i nostri aspetti, anche i più comuni, i più congeniti al nostro karma, devono cadere.
Il grande lavoro su noi stessi è detto in alcune parole dell'apostolo Paolo, quando si rivolge ai Cristiani: "In voi dovrebbe esservi sempre la gioia ed il sorriso, perché voi siete figli e fratelli del Cristo, appartenete a Dio, e dunque non potete non essere gioiosi". In questo modo si cerca di bandire dai nostri volti l'oscurità del quotidiano che spesso porta dissapori, turbamenti.
L'uomo che cerca Dio, è sempre un uomo che ha sul suo volto una grande serenità perché Dio è il compagno del suo viaggio. La ricerca è lo strumento per contattarLo.
Swami dice: "Quando venite qui, voi non avete compreso che sono Io che vi chiamo". Questa frase è detta da molti Maestri, ma l'uomo nella sua completa ignoranza crede di essere lui a prendere la decisione di andare da Lui.
I fili del destino e i fili della Sostanza Divina sono invisibili alle nostre potenzialità e alle nostre capacità. Sono ancora invisibili.
Bisogna comprendere perché si va da Swami. Egli chiama e noi andiamo. Le motivazioni del quotidiano sono veramente insufficienti a realizzare l'evento che poi si verifica quando c'é questo incontro: pensiamo di andare per motivi personali o per motivi occasionali sperando di raggiungere noi stessi un livello più alto. Ma quando ci troviamo di fronte a Lui, dobbiamo intendere esattamente il perché, la motivazione profonda attraverso la quale Egli ci ha chiamato.
E' una strada molto pericolosa che spesso mette in subbuglio i nostri sentimenti, le nostre emozioni perché in definitiva in quel momento così drammatico - perché non esiste un pensiero, un ideale, un'idea - l'unica possibilità che ha colui che cerca è quella di cercare.
Attraverso gli anni si comprendono molte cose degli anni passati. Le realtà e i significati degli anni precedenti sono visti in modo così totalmente diverso che le motivazioni precedenti non appaiono più vere. Più il tempo passa e più quella saggezza, che noi invochiamo che scenda su di noi, fa di noi stessi la sua presa.
Non dobbiamo mai credere di aver compreso il messaggio del giorno che passa. Dobbiamo essere forti nel credere che abbiamo vissuto il giorno che passa, ma che non abbiamo compreso fino in fondo il suo significato.
Vi sono dei tempi così lunghi che spesso il significato di un giorno si comprende veramente attraverso anni. La stessa Terra non ha ancora compreso fino in fondo il perché è stata creata. Essa vive le leggi del Cosmo, leggi che ha trovato più antiche di lei e così l'uomo deve vivere le leggi del Signore, le leggi della ricerca, leggi che ha trovato prima di lui.
In questa misteriosa ricerca, in questa volontà assidua, in questi istanti di riflessione e di espressione devono essere costanti la serenità e la gioia. Coloro che cercano non devono avere alcun timore che gli atti compiuti possano portare dolore o sacrificio. Soltanto coloro che cercano veramente nel proprio intimo, sanno che i loro atti non possono provocare altro che una situazione in avanti, in espansione. Se degli attriti tra loro, delle situazioni non comprese, possono aver portato momenti di sofferenza altrui, la loro partecipazione al dolore del giorno trasforma questa sofferenza in una situazione di gioiosa ricerca solo se entrambe le parti - colui che ha provocato sofferenza e coloro che l'hanno ricevuta - sono veramente nella strada della ricerca.
Questo millennio che si chiude, è il millennio che apre la profonda ricerca di ciò che è Ignoto. Grandi scoperte scientifiche stanno avvenendo, scoperte ancora più grandi avverranno; l'uomo spirituale che è alla ricerca del perché delle cose, troverà la risposta sia nelle esperienze personali sia attraverso le esperienze dei grandi cercatori.
E' un momento storico appassionante, misterioso anche se drammatico, ma le scelte devono essere fatte al di sopra e al di fuori dei nostri interessi personali, più vicini.
"Se Io vi chiamo", dice Swami, "Voi non potete non venire. Non crediate assolutamente di poter disubbidire al Mio invito". La forza del Signore, la forza cosmica, la forza del mistero è così grande che noi non possiamo conoscere le grandi leggi karmiche che a lei ci legano.
Forse nessuno di noi si è mai domandato: "Quante volte ho incontrato un Avatar nelle reincarnazioni precedenti?" Nelle sedute personali molti chiedono di sé stessi e per sé stessi; ciò è giusto fino a quando alla base c'è una motivazione di ricerca per comprendere se stiamo seguendo le leggi e i "comandamenti". Queste leggi hanno portato qui molte persone, hanno incatenato a questi luoghi molti ancora. Sono leggi misteriose che noi abbiamo trovato nascendo.
Il karma di un luogo, il destino di un gruppo, di una persona del gruppo, è profondamente avviluppato al destino della ricerca.
Quando noi usciamo di qui, sembra che ci dimentichiamo di ciò che è stato detto, degli attimi meravigliosi di questi canti, dei momenti di gioia, delle musiche e dei momenti profondi originali, dei contatti che abbiamo con noi stessi in questa ricerca. Cadiamo in un quotidiano spesso troppo normale. E' un momento così breve, anche se qualche volta è davvero intenso, che noi pensiamo che sia soltanto passato.
E' un rito, e invece non comprendiamo che stiamo seguendo la legge della ricerca, la legge che ci fa sentire quando siamo chiamati al di là dei nostri bisogni personali; una legge misteriosa che tuttora sta creando, si sta espandendo, una legge che può trasformare veramente la realtà quotidiana velocemente, se noi la chiamiamo.
Spesso ci inchiodiamo e ci curviamo su noi stessi per paura della trasformazione, del richiamo, per paura di perdere ciò che in fondo non è stato mai nostro, per paura di non prendere quello che in fondo non prenderemo mai. Sathya Sai Baba è lì, Sathya Sai Baba è presente e questa presenza non è soltanto un'incarnazione umana, un'Incarnazione Divina dotata del vestito di Maya: è un'Incarnazione che ha una legge precisa. Quando si verifica sul pianeta una presenza così costante, un'Incarnazione specifica di un'Intelligenza cosmica di quel pianeta, vuol dire che nelle viscere di quel pianeta sta avvenendo una trasformazione come avviene nelle viscere di ciascuno di noi.
Il nostro karma è bruciato rapidamente: ciò che noi pensavamo in anni, avviene oggi in giorni, perché questa Presenza ha una legge della velocità così forte, così costante che ci pervade e ci penetra.
Noi dobbiamo comprendere di essere legati a Lui non tanto come individuo, come persona, ma a Lui come profonda emanazione di una saggezza veramente cosmica. Il Mistero dei Misteri si è incarnato come si è incarnato tanti anni fa, tanti e tanti millenni fa. Di nuovo è presente questo Mistero. Se noi ci doniamo a Lui. se Lo comprendiamo, se ci uniamo a Lui, questo Mistero non solo pervade il nostro quotidiano, ma lo trasforma, lo distrugge e lo crea, perché Egli è venuto per distruggere e per creare. Se noi seguiamo questa legge della distruzione per la creazione, noi siamo sulla Sua strada.
Partirà per l'India, tra giorni, una nostra amica; la motivazione iniziale era personale, è ancora personale - fortificazione di sé stessa, non è importante. Ma lì ci sarà la realtà, la comprensione del perché di un incontro e di un contatto.
"Voi venite a chiedere quello che voi volete, dovete imparare a prendere quello che Io voglio dare".
Non c'è più il discorso duale tra noi e Lui, ma esiste soltanto Lui con la Sua presenza, la Sua Onnipotenza e Onniscienza.

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